Sono di quei dischi che non hanno forma o comunque che la forma la “sformano” da tutti i suoi cliché. E dunque resta che all’ascolto ordinario, riportarsi a casa un brano di questo nuovo lavoro di Libellule (al secolo Alexander Frizzera) dal titolo “Nuovo ordine” non è facile per quanto sono tanti gli incisi che restano, come “In America” o “Farewell – Affonda la nave”. E non è un caso che il senso di agio ed equilibrio passano per le soluzioni che mescolano assieme la canzone d’autore e sparute forme di pop.
“Nuovo ordine” è come un edificio di nuova generazione, tra metalli pregiati e soluzioni digitali di qualche strano futuro. Di lui si fanno chiare e abitudinarie le linee guida ma solo entrandoci nel profondo si rischia di perdere orientamento e di vivere esperienze non convenzionali. Un po’ come accade dentro lo splendido video della title track “Nuovo ordine”: il futuro, la fantapolitica, la critica sociale e tantissimi simboli per niente banali.
Colori di sentori esotici dentro “1279554 – Elefanti” o dentro “Orango blu” che quasi il rimando alle riviere italiane anni ’60 si fa immediato. Un elemento che torna e resta sempre percepibile dentro tutto il disco, come ad esempio nella morbidezza di “C’è sempre il mare”… e quel suo modo di dichiararsi “battistiano” sinceramente non riesco a percepirlo… forse dentro la dolcissima fotografia orchestrale di “Arriva a Milano”. Probabilmente gli sono più congeniali modi folk che potrebbero richiamare un certo Faber nell’inciso evocativo di “Lucia” o nel modo da filastrocca dentro la successiva “Stiamo diventando grandi” o come dentro le soluzioni corali di “Respiro” (forse il mio momento più alto di tutto il disco) o nella chiusa di quel suono di chitarra classica/acustica ovattata e antica di “Ballata siberiana”. Sfoggia il suo di simbolismo, e devo dire che nel video che citavo sopra è presto capito il perché. È una canzone d’autore affascinante, fascinosa, egocentrica, mai banale. Paga in solitudine lo scotto di non somigliare, di non avere agganci per il sentire comune. Bisogna lavorarci su e dedicarsi ad un ascolto ripetuto, senza maschere e senza pregiudizi che poi alla fine, a ben sentire, non siamo tanto lontani da casa nostra.



