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Marilena Anzini: il cuore dell’esistenza dentro un disco vocale

Eccolo “Bio-“, un lavoro che pone la voce al centro del suono e della scrittura

È la celebrazione di un grazie, della gratitudine di vita, questo disco è il momento migliore per separare la vita terrena dei numeri e delle cose dal silenzio, dallo spazio, dal respiro… dall’esistenza stessa. Marilena Anzini già ha provato con “Gurfa” ad unire spiritualità e natura al suono della vita, della voce, di strumenti veri, mai perfezionati dalla tecnica industriale. In questo nuovo lavoro dal titolo “Bio-“ lo dice a chiare lettere: è un grazie… “è uno sguardo su tutto ciò ‘che vive’, sull’equilibrio precario e mutevole tra la gratitudine per la meraviglia della vita e lo sgomento per tutto ciò che la ostacola, uno sguardo affascinato dall’unicità di ogni essere vivente – che sia un albero centenario o una bimba appena nata – e commosso dalla sua vulnerabilità”.

Un ascolto decisamente impegnativo dentro cui la vocalità è l’unico centro, poco affascinante e incerta nelle pronunce inglesi che quasi non si capisce perché sia stata fatta una scelta simile (l’italiano non bastava?!?), ma decisamente evocativa e alta dentro l’italiano che cerca organze e “ricatti” favolistici nei modi, parole quotidiane per andare al centro del messaggio. E poi fonemi, parole e suoni inventati, vocalizzi: la voce è qui lo strumento vitale, testimone di vita, conseguenza anche… arricchito dall’ensemble vocale Ciwicè che dirige lei stessa, dall’ammaliante arpa celtica di Ludwig Conistabile, dalla splendida voce della cantante olandese Nicoline Snaas e, in chiusa, anche un piccolo intervento vocale di Giorgio Andreoli che suona anche un particolare scacciapensieri proveniente dalle steppe della Mongolia.

L’ascolto si attesta dentro modi sempre uguali evitando chissà quali scossoni di genere e variazioni sul tema. Ampie dinamiche che la voce si permette di sfoggiare sono rispettate da una produzione assai delicata e attenta. Bello dove capita il suono di basso che mi restituisce la sensazione di un fretless di organze assai progressive. Belle anche i disegni quasi esotici dentro “La lezione da un seme”, affascinante quel sapore celtico che si respira un po’ ovunque ma in particolare dentro “Tai Chi”. Come in fondo ci dice la Anzini in chiusa, le parole anche qui non servono poi tanto, ci si diverte a rimescolarle per vedere cosa ne vien fuori ma questo disco non è di parole che si nutre… è un disco di suono, di incanto, di connessione spirituale. Di certo qui la canzone d’autore fa un passo dentro nuove consapevolezze e forme di espressione.

Written by Redazione Bravo!

Bravonline nasce tra il 2003 e il 2004 frutto della collaborazione tra vari appassionati ed esperti di musica che hanno investito la loro conoscenza e il loro prezioso tempo al fine di far crescere questo magazine dedicato in particolar modo alla Canzone d’Autore italiana e alla buona musica in generale.

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