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SMALTO: uno nel tutto e tutto nell’uno.

La nuova canzone pop d’autore passa dall’elettricità digitale

Ci fermiamo in una bella chiacchierata con il duo formato principalmente da Francesco Petrosino e Matteo Portelli anche se poi, SMALTO, è un progetto che cerca il concetto di collettività visto che dentro questo nuovo EP dal titolo “Singolare/Plurale” troviamo l’incontro con numerosi altri artisti e musicisti quali Amalfitano, Michele Palazzo, Giulia Laurenzi, Emanuele Mancini, Broni e Androgynus (sperando di non dimenticare nessuno). Appena 6 brani e bastano per dare una dimensione sempre più attenta della canzone d’autore verso suoni distopici, lisergici, a tratti orientati verso la rottura di schemi e di cliché anche se poi – come in questo caso – ritroviamo numerose mode provenienti da mille ascolti analoghi. Il drilling americano, ad esempio, non può mancare mai.

L’identità di genere oggi… un titolo che sembra fare il verso a tante accademie delle morali nuove sul tema. O sbaglio?
No, nessuna intenzione di fare il verso a nessuno! Singolare/Plurale è semmai un estensione della riflessione anche linguistica sul concetto di maschile e femminile, su cui c’è un dibattito ricco e importante. E come si deve ragionare su discorsi legati al genere possiamo ragionare sul numero, riflettere sul rapporto tra individuo e collettivo. Partiamo dal ragionare su di noi (Smalto, “entità” singolare ma con due menti e molte voci), per pensare che si possa allargare la riflessione a temi più generali.

Per voi che peso ha la parola? Parola che in questo lavoro troviamo decisamente quotidiana, pulita e mai eccessiva. La vita reale di tutti i giorni si spiega così?
Un peso enorme.. la scelta delle parole identifica il nostro modo di relazionarci. Bisogna sceglierle, conoscerle, capirle, cercare le sfaccettature. Sicuramente pensiamo molto a ogni singola parola dei nostri testi, che magari partono istintivi ma poi sono veramente molto limati e ragionati.
Noi cerchiamo elementi poetici nel nostro quotidiano, nei nostri ricordi, nelle nostre sfere affettive; cerchiamo di mettere nelle canzoni le nostre storie, e questo lo riusciamo a fare solo con le nostre parole, quelle di ogni giorno, ma cerchiamo anche di fare in modo che ci sia possibilità di trovare altro, di leggere cose nascoste, e di restituire un po’ di quella poetica che noi vediamo a chi ci ascolta.

Il pop moderno la fa da padrone e qui i cliché di stile sono tantissimi. Se vi chiedessi quali radici avete da ringraziare come debito di forma?
In questo EP probabilmente sono uscite fuori radici lontane.. abbiamo lavorato in modo molto libero, senza imporci niente; e questo porta a galla le cose più “fondative”, gli ascolti che ci hanno formato, e le nostre radici comuni sono forse nella new wave, nel post-punk. Poi non è detto che queste radici emergano in modo esplicito, perché chiaramente poi gli strumenti che usiamo sono altri, ma l’approccio alla canzone, il rapporto tra musica e testi, il modo in cui ci siamo vissuti la composizione, in queste cose qua c’è qualcosa di quel mondo lì, i Cure, i Joy Division, magari i Depeche Mode, tanto per fare qualche nome.

E se vi dicessi che c’è tanta “Berlino” nel suono?
Per noi “Berlino” significa l’elettronica bella e un po’ struggente, l’urbanità contaminata e complicata, quindi se siamo d’accordo su questo senso direi proprio che ne saremmo contenti, significherebbe che abbiamo ottenuto qualcosa che volevamo ottenere!

Parlate di cambiamento epocale e disastroso: perché? E in ogni cambiamento, non sarà mica la perdita di riferimenti a farcelo vedere appunto “cambiamento epocale e disastroso”? Non sarà che il passato è sempre migliore?
Il cambiamento epocale e disastroso lo vediamo nel rapporto tra individuo e collettivo. C’è un’evidente e enorme riduzione degli spazi di confronto, di discussione, di scambio; mancano delle piazze, manca una condivisione reale, in tantissimi ambiti. Questo è un cambiamento effettivo, innegabile secondo noi, che da politico e sociale rischia di trasformarsi in antropologico, e i cui effetti sono tangibili, viviamo in una società visibilmente frammentata.
Non è questo lo spazio per affrontare un tema così grande, e non lo è nemmeno un EP, e infatti non lo affrontiamo realmente; ma giochiamo e riflettiamo su come tutto questo si ripercuota anche in ambito musicale: noi siamo cresciuti in un mondo di band e di dischi, quel modo di fare musica ci ha arricchiti; ci sembra che adesso ci sia una tendenza generale al singolo, sia nel senso di artisti che si presentano “da soli” sia nel senso di uscite discografiche, singole canzoni più che album. Chiaro che in sé non è detto che questo sia peggio, ma se lo vediamo rapportato a un piano più ampio allora secondo noi sì, non si tratta di un semplice cambiamento.

Written by Redazione Bravo!

Bravonline nasce tra il 2003 e il 2004 frutto della collaborazione tra vari appassionati ed esperti di musica che hanno investito la loro conoscenza e il loro prezioso tempo al fine di far crescere questo magazine dedicato in particolar modo alla Canzone d’Autore italiana e alla buona musica in generale.

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