in , , ,

Nodo Prusik: irriverenza, critica e velenose liriche a corredo

Eccolo “Transeute” il primo lavoro personale di Elias Goddi

C’è da dire subito che Elias Goddi sparisce, come soggetto narrante e come volto. Diviene “membro” di un progetto – anche se poi tutto è lui e lui è il progetto. Parliamo di Nodo Prusik, moniker che pesca citando quel famoso nodo che gli alpinisto probabilmente conoscono a memoria. Allegoria di rinascita e forza che si sprigiona nei momenti di tensione e difficoltà. Nodo Prusik pubblica per La Chute Dischi (altro collettivo che vive dentro le trame underground di Firenze) il suo primo disco di inediti dal titolo “Transeunte”: il suono scuro, distorto ai bordi, un punk non nell’estetica quanto nell’irriverenza. Momenti di ricorsive scritture melodiche ci ricordano che la forma canzone è comunque il centro. La lirica non cerca le delicatezze poetiche, la parola non è vestita a festa per la pubblica piazza. Nodo Prusik fa critica sociale e non nasconde la mano. Inneggia al fallimento di ogni costituzione sociale e il suono di questo disco non è solo arredo ma, in tal senso, è narrazione in tutto e per tutto. Di sicuro non è un disco per i deboli di cuore. Ad una certa guisa, mi tornano alla mente le frecce dub rock dei Bachi da Pietra.

Che rapporto hai con la parola? In questo “Transuente” sembra che questa abbia dei tuoi decisamente “punk”…
Non è la prima volta che mi arrivano commenti sull’approccio punk nel disco e sto cominciando a crederci. No, non c’era questa intenzione. Non era programmata ecco. C’era più che altro un’urgenza di dire certe cose e le ho dette molto spontaneamente. Il mio approccio alla parola si adatta allo scenario che sto rappresentando: Nessuno sopravvive alla vita ha una scrittura completamente differente da Cuore nero. Fredda e distante la prima, drammatica e memoriale la seconda.

Te lo chiedo anche perché trovo che nella tua canzone sia più la denuncia e la rivalsa a dettare metriche e stili più che la forma e un certo peso “poetico”… vero?
Questo è vero, per quanto sia stato attratto da certe atmosfere, e come dicevo, con molta spontaneità sono uscite fuori, ai testi sono arrivato pensando prima al “cosa” e poi al “come”, quindi con un approccio brutale. Il bello scrivere non mi ha interessato molto. A me interessa l’impatto sull’ascoltatore e dunque il risultato finale dell’opera. Però c’è da fare un distinguo tra questo benedetto risultato finale da raggiungere e il processo di lavorazione che ce lo traghetta. Sicuramente parte tutto da una spinta rabbiosa ma poi ci devi andare di cesello, non te la puoi cavare con lo sfogo e basta.

E un linguaggio diretto e per alcuni aspetti anche severo, velenoso… figlio di questi tempi Trap di eccessi o una reazione anche a questi stili e mode assai estetiche?
Nessuno dei due. Volevo prendere la mia strada che ovviamente si va a scontrare con questi tempi dove gli elementi che hai citato la fanno da padrone. Non avevo né marchi di moda da citare né amori non corrisposti da piangere. Avevo solo questo infelice occidente nel mirino, e nel dettaglio le meccaniche quasi già programmate dell’essere umano odierno.

Segna un centro inevitabile l’estetica: non siamo di fronte ad un “ego” centralizzato che si mette in mostra piuttosto ad una “entità” che diviene progetto… l’entità è il centro e non l’individuo. Corretto?
Si, per me l’opera è la cosa più importante: il disco e quindi le canzoni. L’artista deve stare dietro le quinte e apparire il meno possibile. Soprattutto in quest’epoca ego riferita. È per questo che il Nodo Prusik nasce e vive come progetto e quindi si, come entità.

Una rinascita nella morte. Per dirla con parole crude. Si attiva il nodo Prusik. Che metafora è?
La morte e rinascita è una metafora (non mia) che forse interpreta più la “trama” dell’album , con un finale che sembra diradare un po’ il fosco degli altri pezzi. Il nodo Prusik l’ho scoperto durante la visione di Nymphomaniac di Lars von Trier, dove in una scena Charlotte Gainsbourg si fa legare con questo nodo per farsi colpire. Più la protagonista cerca di liberarsi e più questo stringe. Ma il nodo Prusik è stato inventato come un nodo autobloccante per la sicurezza durante le arrampicate. È questa dualità che mi ha colpito: la salvezza e la sofferenza.

Che rapporto ha Nodo Prusik con i tempi moderni? Non pensi di vivere una contraddizione di fondo? Denunciare la società moderna ma utilizzarne le macchine (Spotify ad esempio) per viverci dentro…
Con i tempi moderni abbiamo tutti un rapporto contraddittorio, nessuno escluso, non è possibile comportarsi altrimenti. Bando alle ipocrisie, sappiamo tutti che i dischi si promuovono e hanno bisogno di visibilità il più possibile. I dischi non si comprano, i live sono sempre più rari e la musica dunque come arriva? Comunque io nel disco non denuncio la società moderna, metto in evidenza come l’essere umano sempre e comunque rimanga invischiato in certe dinamiche e non riesca in alcun modo a sfuggire ad esse, anzi, spesso ci si metta d’impegno per peggiorare la situazione.

Dal vivo come suona questo disco? Te lo chiedo perché ho come l’impressione che molte sonorità siano conseguenze di ispirazioni rubate al momento… e forse è proprio li la forza che sfoggiano…
Diciamo che per ora non suona, il disco è stato suonato tutto da me, tranne la batteria che ha suonato Alvaro Buzzegoli (NoN e Dead Crayons) e i cori in un pezzo Marta Materassi e Federico Coppola, che l’ha prodotto insieme a me. Per ora non ho una band che mi accompagna, se si andrà dal vivo voglio un approccio molto più caldo e fisico rispetto all’album. L’album è stato realizzato come un’opera autonoma, come un libro o un film che non hanno ovviamente bisogno di essere riprodotti dal vivo per goderne.

Written by Redazione Bravo!

Bravonline nasce tra il 2003 e il 2004 frutto della collaborazione tra vari appassionati ed esperti di musica che hanno investito la loro conoscenza e il loro prezioso tempo al fine di far crescere questo magazine dedicato in particolar modo alla Canzone d’Autore italiana e alla buona musica in generale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

What do you think?

AdriaCo: delicatissima scelta di parole e di suono

NIGRA: la parola ad emancipare l’identità