Ne avevamo dato notizia di questo ritorno in scena per la storica formazione toscana che unisce il suono del mondo dentro antichi strumenti e direzioni distopiche del suono moderno – leggi qui l’articolo. Sono i DePookan di Susy Berni che da oltre 10 anni si unisce al mestiere artigiano di Nicola Cavina. “Sang et Cendre” (che nell’organico trova anche la firma di Nicola Esposto alle percussioni, Fabio Masetti alla batteria, Gian Piero Rezoagli ai cori e Martina Weber alla viola da gamba e Massimo Giuntini alle uilleann pipes (cornamusa irlandese) nel brano “Johnny I Hardly Knew Ye”) è un disco antico e futuristico, dentro cui psichedelia e world uniscono le forze e mi regalano quella sensazione che si ha quando nei film del futuro l’umanità è tornata ad origini quasi primitive, nonostante macchine eccezionali ed armi supersoniche. Come dentro lo scenario del video di “Talyesin Merlino”, come dentro lo scenario di qualsiasi angolo di questo suono e di questa lingua che in molte parti è figurativa, inventata, di suoni e di citazioni… fermo Susy Berni e fermo un poco il suono di questo disco.
La lirica di queste nuove canzoni spesso indagano nuove parole, nuovi dizionari. Come nasce una “nuova lingua”?
Nasce sicuramente dalla fantasia e dalla creatività, ma anche ad una modalità più semplice; in genere una “nuova lingua” nasce quando un gruppo di persone sviluppa un proprio modo di comunicare, basta pensare ai codici templari o astrologici antichi dove il segno, il simbolo diventava un fonema, un modus operandi di un clan, un circolo, ma soprattutto una forma condivisa, quindi un sonoro riconoscibile, un linguaggio “cantato o parlato” una specie di firma e questo è quello che accade quando vado a scrivere, alcuni testi per i DePookan, il suono, il cantato, insieme alla musica diventano la nostra firma.
Ma soprattutto perché questa necessità?
Non credo sia una necessità, ma solo un linguaggio diverso, un abbellimento vocale; un mezzo per fare risaltare meglio i nostri brani; molte forme d’arte non sono necessità, ma sono, esistono semplicemente
Quanto il suono delle parole deve accogliere anche il suono della musica?
Sempre, va rispettata la musica e le sue battute matematiche e ritmiche.
Dunque siamo più proiettati dentro soluzioni più “pop” dunque estetiche o verso soluzioni cantautori dunque più “di messaggio”?
La musica è bella perchè è musica; non compongo e non componiamo pensando a questo a quello, cerchiamo solo di parlare con altri strati del nostro Sé più profondo; le tematiche sono attuali a volte le trattiamo senza mezze misure, a volte c’è più dolcezza nei messaggi, vengono filtrate attraverso il sonoro ed il nostro sentire,dipende
Ed il suono a sua volta: come tiene conto delle liriche e delle parole (suoni) scelte?
Posso dirti che si muovono in sincrono; musica e parole camminano dandosi il braccio.
Quante lingue ci sono dentro questo disco?
Le lingue ufficiali sono due: inglese e francese; la terza (il linguaggio ancestrale) è un mezzo espressivo, ma che non è parlato in nessun idioma conosciuto.
E quante lingue sonore, di strumenti e di epoche ci sono dentro queste canzoni?
Domandona… bè tante… esiste anche la dimensione del futuro oltre che del fantastico / favolistico?
Certo che sì; molte favole o racconti fantasy proiettano un futuro possibile; a volte l’immaginazione raccoglie la realtà



