Ogni scelta contiene già una presa di posizione, anche quando preferiamo chiamarla abitudine. Ogni cosa che facciamo è politica e questo è un assunto da cui non si può prescindere soprattutto nell’incontro con il nuovo disco di Izine titolato “Musica sostenibile”: una visione civile e sostenibile della canzone. Ambiente, consumo, tecnologia e responsabilità individuale diventano parti dello stesso gesto politico. E la coerenza cerca una forma concreta, fino al vinile riciclato e ai chilometri percorsi in bicicletta. Siamo nelle metriche del bel pop d’autore dal suono moderno e senza scossoni di stile…

La denuncia sociale. Un disco che poi diviene anche “politico” direi… impegnato… o sbaglio?
È corretto. Quando si sente l’esigenza di raccontare nelle canzoni determinate tematiche è chiaro che si compie un vero e proprio atto politico, ci si schiera. Oltre a questo, per come la vedo, tutto è politica oggigiorno, ogni scelta che facciamo quotidianamente è politica, a partire da cosa decidiamo di guardare in tv, da quello che leggiamo, da ciò che ascoltiamo, quello che cantiamo, fino a ciò che decidiamo di comprare al supermercato. Il modo in cui viviamo è politica. Su questo tema mi trovo molto d’accordo con Pierpaolo Capovilla in alcune delle sue dichiarazioni.
Che rapporto hai con l’impegno civile? Secondo te l’arte deve impegnarsi? Deve qualcosa a qualcuno?
Credo che qualsiasi tipo di arte sia espressione di un pensiero e quindi sia intrinsecamente politica ed impegnata, ogni opera nasce da un determinato contesto sociale e riflette una ben precisa visione del mondo, non è avulsa dalla realtà e quindi compie una precisa scelta su cosa raccontare o cosa escludere. Come cantautore credo che sia importante dare voce al sociale e raccontare un punto di vista, la forma canzone è da sempre un veicolo potentissimo per veicolare messaggi impegnati e spero che questo connotato non venga mai meno… non penso affatto che la musica sia solo intrattenimento, salvo quando è appositamente creata solo per il music business… ma quella non è arte.
E tu come ti rapporti alla lotta politica? Contamini la tua musica e le tue parole laddove il messaggio si fa più partitico e specifico? Come a dire: schierarsi sulla sostenibilità e guerra è un conto, schierarsi con politiche più quotidiane come una legge di governo è n altro. Cosa ne pensi?
La mia è una lotta ideologica, di pensiero e di parola. Ciò che mi interessa è porre la basi per una riflessione, puntare l’attenzione su un’alternativa possibile. Se ci educhiamo a cambiare il modo di pensare, a cambiare la morale comune, allora possiamo sperare che in futuro le cose possano cambiare e che le nuove classi dirigenti decidano di attuare i cambiamenti necessari. Non parlo ovviamente delle classi dirigenti attuali ne dei politici di oggi, che sono figli del capitalismo e del consumismo imperante degli ultimi sessant’anni… non sono loro a voler e poter cambiare le cose. E comunque le mente delle persone non si cambia a colpi di decreti.
In conclusione: oggi la musica può smuovere consapevolezze?
Deve. È necessario. Il dibattito in queste ultime settimane è più che mai acceso tra chi sostiene che l’artista si debba schierare e chi invece sostiene che non sia obbligatorio schierarsi… come dicevo non schierarsi non è possibile perché ogni scelta che facciamo va in una direzione piuttosto che in un’altra. Mai come ora è indispensabile schierarsi, se vogliamo cambiare le cose.
La musica da sempre mobilita le masse e smuove le coscienze, il blues nasce come sfogo dalla sofferenza delle comunità di schiavi afro-americani, negli anni 70 la musica è stato il veicolo della protesta pacifista, dei movimenti femministi ed è da sempre stato uno strumento di emancipazione culturale e sociale. E credo lo sia ancora.
Questo disco deve molto al futuro per i suoni e tanto restituisce all’ambiente per i suoni vinili. A tal proposito: ci racconti l’operazione con Il Vinilificio?
Sì, volentieri. Come dicevo prima l’ideologia è fatta di pensieri e di parole ma non solo. Credo che sia importante far seguire anche azioni concrete ed in questo senso ci tenevo che il supporto fisico su cui stampare il mio disco fosse sostenibile ed ho trovato ne Il Vinilificio di Bologna il luogo perfetto per la stampa. I dischi sono in vinile 100% riciclato e senza imballaggi di plastica, solo cartone, ed anche per il ritiro ho fatto la scelta “green” di fare 84km in bicicletta per andare di persona a Bologna per prenderli. In coerenza con questo, nei prossimi mesi mi recherò in modo sostenibile, in biciletta e chitarra sulle spalle, anche a tutti i miei concerti per promuovere il disco.
