Parliamo di un esordio, parliamo di un rock melodico, parliamo di sintesi quotidiana. Eccolo “Tutto formalmente corretto” degli Overcardano disco dove il cantautore diviene rock e questa formula ormai la conosciamo bene. E il nostro Maurizio Cardaci non ci sta a perdere la dignità con invenzioni finte e superflue: acqua e sapone, nei suoni come nei modi. È il contenuto, come il viaggio, l’unica cosa che conta. L’ordine di una giacca e di una bella foto è solo apparente: la vita non è mai composta.

È evidente in “È solo un sogno”, dove Via Pian di Scò smette di essere soltanto un luogo geografico e diventa una coordinata della memoria. La felicità più intensa è forse quella che non sapevamo di stare vivendo. Lo stesso movimento attraversa “Fuori di me”, confessione amorosa consegnata con anni di ritardo, e arriva fino alla chiusura di “Campi di fragole”, dove amicizia e musica vengono custodite come ciò che rimane dei grandi progetti formulati quando il futuro sembrava ancora infinito. Musica artigianale al 100%, concepita come energia di movimento, in perfetto dialogo con i sintetizzatori oltre che con le distorsioni analogiche…certo che però, spulciando dalla rete, avrei decisamente evitato un video come quello sfoggiato per il singolo “Riesco ad incontrarti solo nei mei sogni” dove il lavoro dell’A.I. rende tutto dannatamente finto. Ma perché? Capisco l’economia e il senso pratico ma personalmente avverto un senso di fastidio estetico nel vedere un simile ricamo fatto a mano finito dentro una omologata soluzione artificiale.
Tornando al disco: dove il rock fonda la canzone d’autore, dove la parola non è pretesa di filosofia ne un varco verso nuovi mondi. Dove il suono è quello che vien fuori dalla vita e non dalle macchine…

