Di Faber ravvedo quel certo modo di chiudere le vocali quando la sua voce si fa calda a sottolineare le vocale delle chiuse e l’espressione di quotidiana semplicità popolare. Ravviso un Fossati e la Banda popolare che passa o che sta passando nella Provenza di certe fisarmoniche… rivedo Rino Gaetano nelle soluzioni iniziali di “Me lo insegnasti tu” o quel lungo metraggio alla Battiato di riviere commerciali dentro l’apertura affidata a “Neverland”.

Salvatore Carotenuto in arte Bosa firma un disco come “A metà strada” e sembra regalarci fotografie preziose della bella canzone italiana, quella d’autore, vestendo mille panni diversi, come quando dentro la delicatezza di “Una lacrima al giorno” par rivedere luce e sembianze pop di Bersani anche… delicatezza sicuramente e una bella produzione che nelle tante soluzioni sfoglia anch’essa vestiti diversi, come quando nella title track quasi sembra voler fare verso e movenze di celeberrimi Weather Report.
E che bellezza vintage e francese (ambito della canzone d’autore che sembra voler imperversare in questa storia) dentro il piano dal suono sghembo di “Dormire” che mi sottolinea un’impressione che non manca di confermarsi ascolto dopo ascolto: è la sintesi il luogo di maggior potenza espressiva di Bosa. Almeno nel mio sentire… e questa voce dai contorni spigolosi che sta bene in un mix che sa far di conto che questa timbrica. Ed è forte la visione di paesaggi d’autore quando “Work in progress” ci regala aperture in crescendo che avrebbero regalato ampie vantaggiose soluzioni comode per “strafare”… e dunque a bandiera di tutto si ascolti l’ultima “Capire chi siamo”, si ascolti quanto sulla chiusa la sintesi diviene decisamente più importante di un resto assai più “fermo e responsabile” dentro pattern ampiamente battuti dal solito pop italiano. Dimostra di conoscerne di musica il nostro… e questo disco merita un ascolto assai dedicato.

