Rino Gaetano – Sfiorivano le viole (17/20)

ESTRO-VERSI
a cura di: "PIJI"
In esclusiva per Bravonline.it

Uno degli ESTRO-VERSI più geniali di tutta la produzione di Rino Gaetano, in chiusura di una delle sue più belle canzoni in assoluto, forse la mia preferita del suo repertorio.
Ho sempre amato alla follia la sua idea di raccontare in questo modo il “Canto degli italiani”, più comunemente noto come “Fratelli d’Italia”, ovvero l’inno nazionale della Repubblica Italiana (composto nel 1847, divenuto inno solo dal 1946 dopo il referendum che cacciò via la monarchia e infine restato inno provvisorio (!) fino addirittura addirittura al 2017, 4 anni fa, pensate, incredibile, quando è diventato inno nazionale per legge).
Rino Gaetano lo menziona con le parole che si userebbero per una hit da classifica, come un brano pop, mentre Michele Novaro e Goffredo Mameli, rispettivamente compositore e librettista (ma forse sarebbe più giusto dire paroliere, a ‘sto punto) sono descritti come una coppia alla Battisti-Mogol o Lennon-McCartney.
Siamo nel 1847, “Michele Novaro incontra Mameli e insieme scrivono un pezzo tuttora in voga”.
Quant’è figo “tuttora in voga”?
Altro che “Yesterday”, altro che “La canzone del sole”. La strepitosa hit di Novaro/Mameli è restata “sulla cresta dell’onda”, forse addirittura in hit parade, perfino su Spotify, per ben 174 anni e in effetti è tuttora in voga, altroché. E da pochissimo è pure legge!
Ma perché Rino cita L’inno di Mameli in “Sfiorivano le viole”?
Ci sono diverse teorie, alcune veramente contorte. Ma io, che non faccio questa rubrica con pretese saggistiche o giornalistiche posso permettermi di raccontare quella che mi sembra non solo la più plausibile, ma la più affascinante, la più divertente.
Andiamo con ordine.
Di che parla questa canzone?
Io credo sia una canzone sull’attesa.
Nello specifico sulla romantica, lunga, lunghissima, sfiancante attesa di una donna, probabilmente ancora troppo piccola per dedicarsi alle cose dell’amore?
Beh, fatto sta che questa ragazza cresce durante l’intera canzone, fiorisce.
Dice “crescevi, crescevi sempre più bella”.
E poi “fiorivi” e, INTANTO, “sfiorivano le viole”, modo splendido di raccontare l’inizio dell’estate (le viole iniziano la crescita in autunno, la proseguono in inverno e primavera e muoiono prima che inizi l’estate, grosso modo).
Insomma, secondo me il titolo e la frase chiave “fiorivi, sfiorivano le viole” è come dire che INTANTO passavano le estati, passavano le STAGIONI e tu crescevi e fiorivi sempre più bella. E soprattutto “mentre io aspettavo”!!!!!
Mi fa immaginare che questa attesa non sia soltanto un’attesa anagrafica, magari la ragazza è solo pudica, un po’ all’antica, insomma ha i suoi tempi. A quell’età, che supponiamo essere adolescenziale, un conto è essere innamorati e tenersi per mano (“e tu prendevi la mia mano”) un conto è fare il primo grande passo, la mitica “prima volta”.
Consideriamo che la canzone è del 1976, ma probabilmente l’ambientazione è di qualche anno prima, visto che Rino è del ’50 e la sua adolescenza avviene lungo i 60. Anni in cui era molto possibile immaginare un adolescente maschio particolarmente impaziente e un’adolescente femmina particolarmente frenante. Ma a Rino questa attesa dev’essere proprio pesata parecchio, perché dopo aver menzionato l’andare delle STAGIONI, in una geniale iperbole narrativa che poi per me è la parte più bella di tutte, comincia a menzionare i SECOLI. Almeno, così è come la vedo io.
Cambio ritmico, la canzone si muove in maniera completamente diversa e, nell’idea che mi sono fatto, a lui pesa così tanto l’attesa, da veder passare in fila i secoli. Cioè mentre lui aspettava che lei si dichiarasse pronta per quel passo, INTANTO, passavano i secoli. Passava il 1700 con la Rivoluzione Americana e la Rivoluzione Francese e il mitico Marchese La Fayette che fu protagonista di entrambe (e quel “cappello nuovo” che anch’esso ha mille interpretazioni).
E Rino aspettava. E lei, niente.
Passava il 1800, con Bismarck che crea l’unificazione della Germania annettendo alla Prussia molte nuove regioni e creando prima la Confederazione tedesca del Nord (1867) e poi L’Impero tedesco (1871).
E Rino aspettava. E lei niente.
Ci sono mille interpretazioni diverse in giro, circa questa parte:
c’è chi dice che questi riferimenti storici sono un modo per far capire che i due stavano a scuola a studiare, c’è chi addirittura azzarda rimandi alla massoneria, così come il cappello nuovo portato in Francia da La Fayette potrebbe essere il berretto Frigio emblema del giacobinismo o il bicorno (variazione popolare del tricorno) o la coccarda per la prima volta tricolore (per mano proprio di La Fayette) che diede vita alla bandiera francese, o la coccarda sul berretto Frigio o infine c’è chi sostiene che con “cappello” s’intenda una nuova “introduzione” alla Costituzione francese (e Americana) con dentro per la prima volta la Dichiarazione del Diritti dell’uomo nuova di zecca.
Insomma, chissà.
Ci sono misteri.
Come spesso nelle canzoni di Rino Gaetano, qualcosa non torna, resta oscuro, non quadra.
Sembra un’imperfezione voluta, cercata, una scelta di non perfettisimo letterario, oppure lo faceva per lasciare qualche piccolo mistero ad hoc, per farci perdere il sonno.
Come quando a metà canzone dice “quella notte cominciava un po’ perversa
e mi offriva tre occasioni per amarti”. Ma come? Ma allora i due si congiungono carnalmente in spiaggia? È forse il finale, che come in Pulp Fiction compare a metà canzone in un montaggio modernissimo? E lo fanno 3 volte, alla Verdone? E qual è stata la mejo? Oppure “tentano” 3 volte vista l’inesperienza? Oppure per 3 volte lui ha perso il momento clou per poter far svoltare la serata?. Chissà.
E poi, se la mia interpretazione fosse corretta, per raccontare l’avvicendarsi dei secoli, perché sceglie proprio i momenti chiave dello sviluppo delle varie nazioni (Stati Uniti, Francia, Germania, Italia)?
Domande che restano senza risposta.
Ma a me piace pensarla così.
Con Rino che la aspetta secoli.
E lei niente.
Rivoluzione americana, Rivoluzione francese, Unità germanica e infine tutto si chiude con l’Italia, 1847, l’incontro tra Novaro e Mameli e quel pezzo che a quanto pare pubblicarono scrivendo:
Fuori Ora!
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“Fratelli d’Italia” è vostra!
Prodotta da Coorte Dischi
Ufficio Stampa Elmo Di Scipio
Link in bio
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E Rino aspetta. E lei, niente.

Piji

Biografia di Piji

Cantautore romano, attivo da diversi anni nella scena italiana, Piji è stato 17 volte 1° classificato in rassegne dedicate ai cantautori e ha al suo attivo 4 partecipazioni alla Rassegna Premio Tenco di Sanremo: tra i vari riconoscimenti la Targa Tenco 2020 Album collettivo a progetto, il Premio AFI 2013 per il miglior progetto discografico, Premio Lunezia Future stelle 2010, il Premio Bindi 2009 (premiato anche come Miglior Testo e Miglior Musica), il Festival Dallo Sciamano allo Showman 2010, il Premio Augusto Daolio 2007, Botteghe d’autore 2007, il Premio L’artista che non c’era 2007, e altri tanto da essere definito nel 2011 il “giovane cantautore più premiato d’Italia”.
Con il “Piji Project” e i vari progetti paralleli (come la Emmet Ray Manouche Orkestra) ha svolto in questi anni un incessante lavoro live che ha toccato le principali rassegne italiane (Umbria Jazz, Roma Jazz Festival, Villa Ada Roma Incontra il mondo, Blue Note Milano, Verona Jazz, Pescara Jazz, Villa Celimontana Jazz Festival, Casa del Jazz, per citarne alcune).
I suoi singoli Welcome to Italy, C’è chi dice no (versione electro swing del classico rock di Vasco, apprezzata dallo stesso Komandante, pubblicata per Carosello Records/Isola degli artisti) e L’amore ai tempi dello swing (firmato con Enrico Ruggeri, con grandi ospiti nel videoclip tra cui Fiorello e Renzo Arbore) hanno conquistato la vetta della classifica jazz di iTunes.
Piji è stato tra gli ospiti ricorrenti e anche nel gennaio 2016 la piccola orchestra stabile dell’Edicola Fiore di Fiorello, ha cantato con Renzo Arbore nel programma Quelli dello Swing (Rai2) e ha tra le sue principali collaborazioni quelle con Simona Molinari, Michela Andreozzi (Piji è nel cast del suo film Nove lune e mezza), Tiziana Foschi e Max Paiella, ha duettato con Gianmaria Testa, Fausto Mesolella, Francesco Baccini, Sergio Caputo, Lorenzo Fragola, Dario Vergassola, Giorgio Tirabassi, Massimo Wertmuller, Ada Montellanico e ha scritto diversi brani per il cinema, come The Lamp of Aladdin, che fa parte della colonna sonora di Sei mai stata sulla luna di Paolo Genovese (2015).
Ha all’attivo tre libri, più di venti diverse trasmissioni radiofoniche da conduttore (condotte negli anni per Radio Città Futura e Rai International) e la partecipazione musicale in moltissimi spettacoli teatrali (tra gli altri A letto dopo Carosello, Cibami, Dunque, lei ha conosciuto Tenco?, Il punto G. Oltraggio a Giorgio Gaber, Delirio a tre, Voci nel deserto, Gaber diviso due) ultimo dei quali Non si uccidono così anche i cavalli? prodotto dal Teatro Brancaccio per la regia di Giancarlo Fares con Giuseppe Zeno e 14 attori/ballerini in scena. Lo spettacolo con musiche e canzoni di Piji ha vinto il premio “Camera di Commercio Riviere di Liguria” e ha girato diverse piazze (Roma, Genova, Modena, Busto Arsizio, Torino, Cormons) nella stagione 2018/2019. Ha all'attivo numerose direzioni artistiche nell'ambito di club live music e rassegne musicali tra cui "Torbellamusica" ovvero i giovedì musicali da lui curati nel 2015 per il Teatro Tor Bella Monaca di Roma.
Nell'inverno 2019, da Sanremo per “La vita in diretta”, Piji è stato in onda tutti i pomeriggi su Raiuno e ha suonato con la sua band diverse “metamorfosi” musicali dei brani storici del Festival. Nell'autunno 2019, sempre a Sanremo ma durante il Premio Tenco, è stato presentato il doppio cd "Io credevo. Le canzoni di Gianni Siviero" con tanti artisti come Roberto Vecchioni, Sergio Cammariere, Gigliola Cinquetti, Mimmo Locasciulli, Petra Magoni a rileggere le canzoni dello storico cantautore torinese. Piji partecipa con il brano "C'è una stella". Il progetto si aggiudica la Targa Tenco 2020 Album Collettivo a progetto.
Gli ultimi due singoli di Piji sono "Misanthropy  Village" (2019, https://www.youtube.com/watch?v=ftjtx74BEEo)  e  "Non  ho  capito  cosa  mi  capita  quando  mi  capita  che e  capita  che  capiti  qua"  (2020, https://www.youtube.com/watch?v=tdLtmk6vH2g).  

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