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Alessandro Serra: sta arrivando il disco di canzoni nuove

Siamo tutti figli di una terra vergine ancora… quando la poesia diventa canzone

Quando la poesia diventa canzone. Quando la filosofia che cerca un punto nuovo da cui vedere il mondo diventa canzone. Quando la voce un poco trema nella sua fragilità e sveste maschere e soluzioni di comodo. La zona di confort dentro cui siamo tutti al sicuro è, per il professor Alessandro Serra, filosofo e poeta, motivo di riflessione e di rivoluzione. Siamo a due passi dal suo disco d’esordio, “Terra Vergine” che uscirà il prossimo 29 maggio per L’Airone Dischi correndo parallelamente a questo libro di 100 poesie dal titolo “Terra vergine. Cento poesie per cuori a maggese”. L’ennesima anticipazione è un singolo dal titolo “Sotto mentite spoglie”, icona e manifesto di tutto il lavoro di ricamo lirico, analisi critica e leggerezza dell’estetica pop. Un cantautore di scuole antiche ormai, originale, sincero e senza futurismi tecnici per abbellire e far sconti di responsabilità.

Iconica la copertina di questo singolo. Quanto siamo drogati dalla televisione ancora oggi? Che oggi poi si parla più in genere di tutti i media di grande consumo…
La copertina è una rilettura in chiave contemporanea del mito della caverna platonica: il prigioniero è narcotizzato non dai riflessi dei manufatti, ma dalle immagini della Televisione, simbolo dell’intero sistema mass-mediatico sovrastrutturale su cui si regge il capitalismo e la sua persistenza come sistema socio-economico. I custodi di questa narcosi sono i tori, simbolo dei mercati finanziari e della speculazione. Il controllo mentale a cui la copertina fa riferimento è quello tipico della società di massa in cui il rapporto naturale di domanda e offerta si capovolge ambiguamente in vari modi: non è più la domanda del consumatore a creare l’offerta, ma è l’offerta a influenzare l’immaginario stesso del consumatore; non è il cittadino votante a scegliere liberamente il suo rappresentante, ma è il potere che conferma se stesso attraverso una direzionata canalizzazione del consenso; non è il “fatto” in quanto tale che diventa notizia per la sua intrinseca rilevanza, ma la necessità di utilizzare le notizie come merce di scambio a rendere riconoscibile come “fatto” un evento. Emblematico è quello che accade nel mondo dei social: sembra non essere importante il contenuto che si propone, ciò che conta è il risultato in termini di numero di visualizzazioni.

Secondo te perché viviamo tutti “Sotto mentite spoglie”?
Abbiamo tutti un’identità “personale”, una storia “personale”. Dentro il termine persona e la sua etimologia si nasconde per tutti un bivio. Il termine “persona” deriva dal verbo “personare” che significa “suonare attraverso”. Nel teatro classico le maschere degli attori non erano soltanto strumenti di scena, ma anche strumenti utili ad amplificare la voce degli attori. Il bivio si intuisce già in queste indicazioni etimologiche: da una parte abbiamo una maschera sociale che può occultare quello che siamo nell’essenza, dall’altra è proprio attraverso il nostro rapporto con questa maschera, potenzialmente occultante, che è possibile far sentire davvero la nostra voce. Il bivio è quello tra l’esprimere sé stessi o l’adattarci al mondo: fra essere “nel” mondo ed essere “del” mondo c’è una grande differenza che nella frenesia della vita quotidiana molto spesso ci sfugge.

La canzone d’autore torna dentro questo disco a vivere di semplicità e antichi cliché. Il cantautore pop di una volta in senso stretto. Il futuro delle macchine nuove e delle tecnologie? Come lo vedi?
A me piace semplicemente scrivere canzoni e come affermo nell’incipit di “Scacco matto” “ad esempio mi capita perché sono loro che scrivono me”. Le canzoni sono frammenti di un percorso interiore che ognuno può provare ad unificare. Le canzoni hanno l’anima di chi le ascolta, non soltanto di chi le scrive: l’importante è che abbiano un’anima. Le canzoni sono di tutti: cantautore o ascoltatore non c’è differenza; l’importante è che siano di qualcuno e non diventino “di nessuno”. Ad esempio ridurre un brano ad un insieme di “prompt” specifici, capaci di dar vita a composizioni funzionali ad ottenere più ascolti, può rendere la musica oggi un ramo del marketing…ma è questo quello che vogliamo? Questa è la domanda che sia gli autori che i fruitori hanno il diritto-dovere di porsi.

Che rapporto hai con la parola?
La parola non è semplicemente uno strumento di comunicazione, ma è per un me una dimensione viva e misteriosa che si può ascoltare. La scrittura di poesie, il dialogo e la riflessione filosofica, la scrittura di canzoni sono tutti momenti che frequento tantissimo da decenni; ma è soprattutto la dimensione del silenzio, la dimensione in cui apparentemente la parola è assente, quella che lascia una traccia profonda in me, se glielo permetto, se me lo concedo. Pensiamo ad una relazione d’amore: contano le parole che pronunciamo, ma contano forse ancora di più le parole non dette. Nelle poesie e nelle canzoni che scrivo io sono interessato proprio a questo delicato travaso dal non detto al detto, dal detto al non detto; un travaso che è poi una danza. Ecco io cerco di essere testimone di questa danza attraverso le canzoni e le poesie che scrivo (o che scrivono me).

Che rapporto hai con il tempo allora…?
Come tutti sono divorato da Kronos che divora i suoi figli. Rincorro le scadenze come un omino su un vettore che cammina verso una direzione che probabilmente non ha neppure scelto. Mi sento in ritardo rispetto alle istanze di efficacia e di efficienza a cui siamo inevitabilmente sottoposti in questo sistema capitalistico totalizzante. Eppure – e forse anche grazie alla musica e alla poesia – il tempo non è fortunatamente solo questo per me…ma è anche l’eternità di un istante vissuto pienamente: giocare con mia figlia e contemplare la sua meraviglia, guardare mia moglie negli occhi, dialogare con i miei studenti dimenticando che la filosofia al liceo è una disciplina che implica un voto e crediti, scrivere di getto e diventare semplicemente un flusso, sorridere semplicemente perché ci si accorge all’improvviso che ogni cosa ha la sua grazia. L’istante così inteso è un portale che mi aiuta a rallentare e a trovare l’essenza nel frastuono.

“Terra Vergine” sarà il titolo del disco: come a dirci che in fondo è alla radice delle cose che dobbiamo tornare?
“Terra vergine” è il contrario di quella che chiamiamo “comfort zone”: non è la terra conosciuta che padroneggiamo, ma è quella sconosciuta che disorienta. Ed è questo disorientamento a cui ci costringono gli esordi a ricollegarci al filo della vita. A mio avviso abbiamo bisogno di vivere e non di sopravvivere; abbiamo bisogno di viaggiare e non di prevedere; abbiamo bisogno di sognare e non di etichettare. Per questo ho scelto “Terra vergine” come titolo del disco e del libro di poesie: siamo in segreto esseri ciclici che sanno rinascere come fanno le stagioni.

Written by Alessandro Riva

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