Si intitola “Cerebro_Mundi” il nuovo disco dell’artista visionario Ottodix… con la produzione artistica di Flavio Ferri quel che ne viene fuori è un nuovo concentrato di rock e pop spesso ampiamente adeso alle sue abitudini… ma si sa vestire anche di variazioni orchestrale, di new-wave al suo solito modo misto però anche a vie di fuga digitali mai scontate. È un disco che ragiona sul cervello, sull’universo, sulla ragione dell’uomo e sull’amigdala, come nel singolo che troviamo in rete: cosa spinge e muove e fa nascere i pensieri. E tutto questo arriva dopo l’apocalisse di un disco come “Arca”, dopo gli entaglement e le indagini dal micro al macro. Sempre una grande ricerca, sempre una grande attenzione alla parola, al modo di custodire i suoni e al contenuto “politico” di ogni passaggio… è l’arte di Ottodix, ma futile e mai relegata al mero intrattenimento.

Chissà se te lo sei mai chiesto: che rapporto hai oggi con la parola? Nel senso che forse, l’evoluzione della comunicazione, ci sta dicendo che non abbiamo più troppo bisogno di parlare.
Come presumo avrai notato dalla tipologia di testi che scrivo, la parola ha per me un’importanza centrale. Mi considero, anche per formazione nelle arti visive, un artista “concettuale”, che inizia qualunque realizzazione artistica o musicale innanzitutto da un’idea e da un concetto, fatta di studio, informazione e lettura e secondariamente di stesura di un testo. I testi delle mie canzoni sono ogni volta una sorta di manifesto di intenti e di contenuti, che solo dopo faccio diventare musica, o concerti e opere d’arte visiva. La parola e la scrittura viene prima di tutto, insomma. Se quella parte è forte, quella dei contenuti, ed è supportata da un buon testo, poi la strada è sempre in discesa.
So che sono in controtendenza al trend di scrivere e leggere sempre meno contenuti e approfondimenti, ma sono altrettanto certo che questa moda passerà (facendo molti danni) e ci sarà un recupero un domani dei contenuti complessi e della qualità. Navigare controcorrente oggi per un artista rende la vita difficile, ma assicura di durare nel tempo. Quando andranno a scavare negli archivi storici delle opere d’ arte e musica di contenuto di questi decenni cercando cose di sostanza, almeno avrò salvato la faccia.
Intelligenze Artificiali e Ottodix: per te che sei un visionario, nel suono come nell’immagine, ma sei anche un grande artigiano, parliamo dunque di risorse o di gratuite scorciatoie per l’annullamento?
Gli strumenti sono strumenti e ogni cosa che inventa l’uomo è “artificiale”. La considero un potente manufatto figlio dell’ingegno dell’animale uomo, come molti altri, tutti tentativi di migliorare la vita e facilitare la sopravvivenza della specie. Questo negli intenti. Poi ho forti dubbi che riesca nello scopo, poiché attualmente le controindicazioni superano i vantaggi, sulla carta. Staremo a vedere, ma temo sia una strada irreversibile di convivenza con questa tecnologia. L’involuzione cognitiva non è mai stata un rischio così grande e soprattutto la sua rapidità, poiché questi mezzi sproporzionatamente potenti non danno il tempo di metabolizzare rischi e benefici e quindi rischiano di lasciare un danno irreversibile senza organizzare un tempo di reazione. Fermandomi al processo artistico diciamo che potrei usarla, ma la soddisfazione di partorire io un’opera, un disegno, un’idea o una composizione o un testo o un arrangiamento, è la parte nettamente più bella del fare arte. Quindi perché dovrei delegare un software a fare la parte più bella? Mi toglierebbe tutto il divertimento. È una scelta. Il trucco sta nell’integrarla come valore aggiunto limitatamente a cose che non puoi assolutamente fare con niente altro. La trappola sta nella tentazione di utilizzarla solo perché ti fa guadagnare tempo e non perché ti serva davvero come unica soluzione.
In un disco che parla del cervello, perché anche qui il bisogno di rivolgersi anche all’universo? Nella visione del tutto cosa si nasconde?
Diciamo una visione planetaria. Attenzione, il disco non si rivolge affatto all’universo, ma al cervello umano e quello planetario. C’è una sola canzone in chiusura che nel titolo cita la “Cosmopsiche” ma che in realtà riflette sui 5 sensi dell’uomo e sul modo ingannevole che il nostro cervello ha di percepire la realtà, che è a tutti gli effetti un bluff illusorio e consolatorio della mente. Uso l’esempio dell’universo per spiegare che in realtà nel cosmo non c’è luce né colore, solo flussi di segnale, onde e materia fredda e buia. Una volta estinto l’uomo sarà estinta anche l’idea di luce, perché è un’invenzione del cervello ottenuta con la decodifica tramite gli occhi di un segnale, per farci orientare in una realtà altrimenti buia come la morte.
Flavio Ferri che suoni ha dato al disco di Ottodix? Anche lui è un grandissimo visionario ma ha uno stampo, forse, mi dirai che ne pensi, decisamente più rock. Eppure questo disco suona in mille modi diversi tra loro, tutto tranne che rock (o quasi)… vero?
Vero, tuttavia mai come in questo disco la scelta del tipo di arrangiamenti è ricaduta su di me, lasciando molto simili le canzoni finite ai miei provini originali. Lo prendo come un complimento da parte di Flavio che di solito interveniva molto di più nel lavoro di arrangiamento in alcuni brani. C’è stata meno lotta, molto più ascolto reciproco. Mi ha più dato un utile confronto su certi eccessi nei testi e soprattutto ha fatto un grande lavoro sul suono complessivo dell’album. Pochi in Italia sanno mixare strutture così complesse come certe mie canzoni con strati e strati di strumenti. È proprio perché è diverso da me, che il suo contributo bilancia il mio lavoro. È il mio argine contro l’autoreferenzialità. Il disco è più rock nel senso filosofico del termine, direi: è incazzato nero con il mondo attuale, a tratti è ruvido e ha un suono graffiante, ma a anche tanto pathos umano, parlando di sensazioni e di cervello. È anche stato cantato in modo più diretto, quasi live.
A chiusa, visto che i tuoi lavori sono sempre fonte di interessantissimi spunti di analisi: l’uomo è intelligente? È evoluto? Può considerarsi “superiore” come specie?
Assolutamente no. L’uomo esiste da soli 300.000 anni, un’inezia rispetto a specie come funghi o invertebrati. Certe muffe intelligentissime esistono da 4 miliardi di anni e non si evolvono da milioni di anni perché hanno risolto la sfida dell’evoluzione per la sopravvivenza. Le specie animali e non, mediamente hanno la sopravvivenza di 1 milione di anni, poi, o ce la fanno, o la stragrande maggioranza si estingue a favore di altre. La nostra, presuntuosa e giovanissima, ha già ipotecato in modo serio la sua estinzione prematura danneggiando l’habitat che rende necessaria la sua di sopravvivenza, quindi, lungi dall’essere l’animale più evoluto e sveglio come amiamo raccontarcela, saremo probabilmente una delle specie più deboli tra quelle comparse sulla Terra. Perché il metro ultimo di paragone per l’intelligenza di una specie è la sua capacità di metterla al servizio della sopravvivenza e prosperità, non quella di creare un ponte lungo 20 km o un ordigno nucleare. Il Physarum polycephalum è un organismo monocellulare e ha vinto la sua sfida su tutta la linea.
Ma, parliamo di musica… ah no, l’intervista è finita. Aggiungo solo che l’album musicalmente è estremamente ricco, vario e godibile, nonostante le tematiche apparentemente scientifiche. È a tratti, anzi, anche molto pop e sentimental-poetico-umano, cosa non scontata nelle mie ultime produzioni. In scena nella versione spettacolo live con visuals, poi, è ancora più coinvolgente.

