Libero, leggero, raffinato e con quel piglio delicatissimo nonostante una voce sicura anche dentro dinamiche più sostenuta. Tutto sottovoce nonostante il suono sia capitale. “Tu non conosci il Sud” a firma del pianista e compositore Marco Della Gatta affronta un’operazione che va oltre la semplice trasposizione musicale di testi poetici. Il disco cerca un punto d’incontro tra parola e suono, costruendo un dialogo con la poesia salentina del Novecento attraverso le opere di Vittorio Bodini, Vittorio Pagano, Girolamo Comi e Salvatore Toma.

Dove l’identità dei versi senza trasformarli in un semplice pretesto narrativo si intrecciano dentro scritture dal retrogusto jazzistico di pianoforte, clarinetto, sax e contrabbasso… che ritroviamo le belle tinte di Gianmaria Testa o qualche spiraglio di mondo alla Eugenio Bennato o le più classicheggianti metafore di Cammariere e Conte.

Si delinea un’immagine del Sud lontana dagli stereotipi folkloristici. È un Sud complesso, attraversato da memoria, inquietudine e tensione culturale, al quale si affiancano le visioni di Comi, Pagano e Toma, ampliando ulteriormente il racconto. Brani come “Tu non conosci il Sud” e “Finibus terrae” rappresentano efficacemente questa prospettiva, dove tutto il paesaggio diviene manifesto di in una riflessione sull’identità. Non trovo sia un disco di poesia sonora, nono trovo sia un mero esercizio estetico… “Tu non conosci il Sud” è un lavoro che riflette sulle possibilità della musica di entrare in dialogo con la letteratura in un perfetto equilibrio di parti e ragioni. Eleganza prima di tutto… e poi il delizioso rispetto di varchi, silenzi e intercapedini. È un disco ricco di silenzi e preziosi amuleti contro il futuro…

