Da questo primo singolo in poi ci aspettiamo solo una grandissima forza di vita. Dalla sua solo una sintesi pop di un cliché assai di bel canto, che chiama all’orecchio orchestrazioni in linea con i tempi di qualche generazione fa che tuttavia sa come sfoggiare una produzione per niente retrò… anzi: “Sparisci” sembra raccogliere bei consensi soprattutto perché questo primo singolo inediti di Giacomo Sebastiani significa anche una promessa di rinascita: una brutta malattia e ora nuova vita di fronte. Arriverà il disco in primavera i cui proventi (una parte almeno) saranno devoluti allo I.E.O. – Istituto Europeo di Oncologia di Milano. Lui che ha portato a casa grandi riscontri a The Voice Senior nel 2021 ora sbarca anche in rete con il video ufficiale… non aspettiamoci alcun tipo di rivoluzione.

Come hai avviato la collaborazione con Nabuk?
Io e Nabuk ci conosciamo da oltre 30 anni, soprattutto quando ero giovane e cantavo, poi per molto tempo ci siamo persi di vista. In seguito, tramite un amico in comune che sapeva che stavo cercando un produttore con cui avviare questo progetto o meglio questo mio sogno del disco, ci siamo rimessi in contatto e con grande nostra sorpresa (io non lo conoscevo come Nabuk ma come Massimo) e rinata questa amicizia per me fondamentale sia dal punto di vista umano che artistico.
Questa collaborazione che cosa ti ha regalato nel lavoro? Quali obiettivi hai raggiunto?
Una sensibilità artistica condivisa. La piacevole sorpresa di trovarsi pienamente d’accordo sui modi di interpretare certi sentimenti o emozioni della vita che non necessariamente abbiamo vissuto in prima persona, e mettere tutto in musica, con parole, testi e sonorità che sono scatiurite in modo assolutamente spontaneo e naturale.
Cosa si porta dentro questo brano? Ci piace sottolineare lo scopo benefico che penso sia la chiave di tutto… vero?
Lo scopo benefico va al di là del brano. Il singolo nasce da un’idea di Nabuk, parla di un uomo che ha il coraggio di soffrire e di rivelare ad una donna i propri sentimenti. Sparisci non è una frase di dominio dell’uomo nei confronti di una donna ma, se si legge tra le righe del testo, al contrario rappresenta una forma di rispetto verso l’altra persona nel momento in cui ci si rende conto di non essere corrisposti e di non poter fare altro che uscire da una situazione di sofferenza d’amore.
Una canzone come questa, “Sparisci”: parla di vita vissuta? Cosa c’è della tua vita di tutti i giorni?
No, “Sparisci” parla di situazione immaginaria ma in cui tutti possono ritrovarsi. Parla di esperienze indirette, di storie di altri… sono ricordi, sentimenti condivisi con Nabuk. Non necessariamente uno deve vivere direttamente le emozioni e raccontarle in prima persona in una canzone.
Sta arrivando il tuo primo disco: ci regali una curiosità? Cosa troveremo dentro?
In generale si parla di Amore. Abbiamo scritto della canzoni che raccontano un uomo che sa vivere la vita, sa mettere a nudo le proprie emozioni e sa come si rispetta una donna. Oltre questo, c’è una canzone nel disco a cui tengo in modo particolare e che – questa sì – mi appartiene ed è assolutamente autobiografica. Si chiama “Per sempre amici” ed è la storia della mia malattia, del mio modo di affrontare la vita e di quanto l’amicizia è stata fondamentale per affrontare e superare tutto questo. Parla del prendere il lato positivo anche dalle cose negative della vita, come appunto la malattia che mi ha fatto scoprire un’amicizia forte da parte di persone che mi sono state vicine e che per me hanno fatto grandi cose in quel periodo, sia dal punto di vista del sostegno morale che proprio da un punto di vista operativo. È stato qualcosa che mi ha davvero riempito il cuore.


