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Alessandro Cerea: esce l’esordio dal titolo “Dirupi”

Un viaggio scuro e denso di liriche e di suoni retrò. La collaborazione con Giuliano Dottori

È come se il passato si vestisse al meglio per non sfigurare con le prodezze tecnologiche del futuro. È come se il peso anarchico delle parole, il lato poetico e totalmente umano, tornasse a chiedere spazio con quella sfacciata forza di rivalsa verso un territorio tutto suo… e non più delle macchine. Sono dirupi quelli dentro cui stiamo cadendo e forse, le fotografie “post-atomiche” di questo disco non fanno altro che ricordarcelo anche semplicemente quando si impegnano per fotografare un istante d’amore finito o un silenzio di strade provinciali.

Da Varese arriva il disco d’esordio di Alessandro Cerea dal titolo “Dirupi” che vede una gran complicità artistica con la produzione del cantautore Giuliano Dottori… e quel che ne viene fuori è ha un risvolto agro-dolce di potentissime visioni, dove la voce dai colori scuri sa farsi incisiva nelle chiuse e nelle vocali, nel suono delle singole parole, nel modo di dipingere allegorie e forme. Si prenda a manifesto di questo i camei vocali che troviamo nello strumentale finale “Dirupi felici”… e lo si prenda anche per capire come il suono dialoga in questo disco: synth dal gusto retrò e sospensioni extra-terrene di sfacciato stampo anni ’80 e ’90. E quanta evocazione dentro i vocalizzi femminili a firma di Zanira dentro “Vite di maggio”. E si fa sfacciata l’ombra di Mario Castelnuovo un po’ ovunque… ascolti attenti, ascolti di dettaglio, quel modo cinematografico che ha Fabio Ilacqua dentro la compassione di “Fratello sacrificale”, i momenti noir alla Morandi che vivono dentro le tinte provinciali di “Troppo tardi”… e sono diapositive davvero “antiche” le delicatezze cesellate con modi artigiani dentro la delicatezza di “Pianto d’amore” che ci invita alla chiusa su cui torniamo ancora: quell’elettronica un poco alla Jarre, quel suono di diatonica (forse) che ci ricorda le trame rionali di generazioni analogiche, un po’ poliziesche di grandi complessi residenziali a buon mercato, un poco da mercato rionale… e poi la poesia, la parola… anche qui torniamo a fermarci: Alessandro Cerea fa tornare al centro l’uomo e il suo impareggiabile dono artistico.

Written by Alessandro Riva

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