Artisti e studenti contro la chiusura definitiva dello studentato da 350 posti letto di fronte al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, la distruzione del Teatro Eduardo De Filippo e il trasferimento di Officina Pasolini, il laboratorio gratuito di alta formazione artistica, che al momento si trovano all’interno di una delle due palazzine speculari davanti al Maeci. Mercoledì pomeriggio decine di manifestanti con striscioni e cartelli si sono riuniti di fronte alla struttura per protestare contro l’accordo siglato nel 2022 dall’ex giunta regionale guidata da Nicola Zingaretti con Maeci, Sport e Salute, e Demanio.
Un protocollo con cui l’edificio viene ceduto al ministero per la realizzazione di uffici, foresteria e parcheggi per auto blu per l’Agenzia di Cooperazione Internazionale. Oltre al presidio i circa 100 artisti del «comitato Salviamo Ex-Civis e teatro Eduardo De Filippo» hanno organizzato una sorta di Open day nella scuola. «Tutto questo sta per cessare di esistere, sono già venuti i tecnici a fare i rilievi e non abbiamo titoli per opporci se non così, pacificamente», spiega il cantautore Daniele Silvestri, primo promotore del comitato. Non a caso mentre parla, un’orchestra di sette fiati inizia a suonare una marcia funebre. «È un funerale perché di questo si tratta: la morte di un pezzo di ciò per cui l’Italia è diventata importante nel mondo dal Rinascimento in poi. Qui del Rinascimento – conclude Silvestri – non c’è traccia».
Presenti al suo fianco la cantante Tosca Donati, ideatrice dell’Officina Pasolini, gli attori Edoardo Leo, Fabrizio Gifuni, Rocco Papaleo, Stefano Fresi e Marisa Laurito, i cantautori Luca Barbarossa e Sergio Cammariere, Niccolò Fabi. Ma hanno partecipato anche rappresentanti sindacali e politici: dal segretario generale della Cgil nazionale Maurizio Landini, a quello di Roma e del Lazio Natale Di Cola, passando per il presidente del Municipio VIII Amedeo Ciaccheri e Claudio Marotta, consigliere regionale in quota Verdi-Sinistra. E poi gli universitari: «Sto difendendo casa mia», dice Andrea Memoli, studente dell’Officina. E aggiunge: «Non siamo disposti ad accettare questo accordo e l’abbattimento dello studentato senza una garanzia che venga ripristinato, in un momento di grave crisi abitativa».






