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Gate 66: di nostalgie e altri suoni house

Lo sapete, spesso ci avventuriamo anche dentro nuovi suoni, che la parola e l’autore non è solo quello folk, politico, al più pop… l’Italia ha vissuto grandissime stagioni dentro le trame dell’HOUSE con tutte le sue derive possibili. Il down-tempo urbano della disco, di un certo lounge elettronico degli anni ’80, è stato un marchio che abbiamo ampiamente ereditato dalle abitudini al di la dell’oceano. Eccolo “Linguaggio Macchina”, un primo lavoro firmato dai producers Bruno J e Uomo Stokastico che si firmano GATE 66: raccontiamo l’uomo del futuro, le sue stringhe… e forse anche tantissima umanità ancora da salvare. In bilico tra le nuove intelligenze da programmare, e quei suoni analogici di tanto tempo fa…

La canzone d’autore, la parola, passa anche dai computer secondo voi? Oggi ovviamente…?
Se vai su Suno e gli chiedi di generare una canzone con testo ti fa delle cose pazzesche, in pratica indistinguibili dai testi fatti a mano”. Esiste anche una modalità che ti genera testi espliciti. Una manna dal cielo per i trapper dell’oggi e pure del domani. Quindi la risposta non può che essere sì.

Che rapporto avete con la parola? Semplice estetica di rime e melodie o è un entro nevralgico della narrazione musicale?
Una via di mezzo. Bruno J è molto malinconico e spesso ciò traspare dai testi che scrive. Io provo a buttare su un po’ di spensieratezza ma ogni tentativo è vano. Di base, quando lavoriamo raramente c’è un testo che viene sempre dopo la parte musicale. Però potremmo dire che certe figatine ricercate non le facciamo, a Bruno non gli vengono proprio. Per figatine intendo cose tipo “Rosa paonazza, la ragazza è sola” di Panella salvo altre.

La ricerca del suono punta al passato… se vi chiedessi della lirica?
A volte Bruno si ispira a poeti ed autori classici, per es. Montale per “Vicino a me” ma anche Rimbaud (il Battello), poi per altre Paul Auster, Murakami Houellebecq. Bruno J è un uomo di buone letture, mentre l’Uomo Stokastico è un cultore dei fumetti d’autore e non. La componente fumettistica emerge soprattutto nei video dove ci siamo ispirati in un caso a L’Eternauta di Oesterheld e Solano López per il video di Quando nevica (superdiscomix), uscito a gennaio 2025, alcuni mesi prima della serie di cui ancora non si aveva alcuna immagine. Per Balcanica invece ci siamo ispirati a Maus di Art Spiegelman, la prima graphic novel ed anzi possiamo dire che il termine graphic novel è nato con questa opera.

Ha senso parlare di futuro per l’uso della parola?
Se si va su Suno e si genera una canzone, in mancanza di indicazioni ti fa anche il testo. Esiste anche una modalità che crea testi con explicit lyrics, una vera manna per i trapper di oggi e di domani. In generale, si tratta di testi indistinguibili da quelli “fatti a mano” e, a tratti, sembra proprio che Suno sia un maranza, orfano di padre, che se ne va in giro in cerca di guai per le strade di Milano di notte. Quindi ha certamente un senso: poi dipende dall’uso che uno ne fa. Certi umani non sono proprio capaci di scrivere quindi a fronte di un orrore letterario umano, meglio qualcosa di sintetico ma privo di errori di ortografia. Poi dipende dai gusti.

Per voi siamo macchine? O lo diventeremo?
Alcune correnti filosofiche e scientifiche, Nick Bostrom fra tutti ma non solo lui, sostengono che, data un’immensa potenza di calcolo, è possibile che civiltà avanzate simulino coscienze, rendendo probabile la creazione di universi simulati. Ovviamente si tratta di una prospettiva molto cara alla fantascienza ed ampiamente osteggiata dagli scienziati che evidenziano l’assenza di elementi fattuali a sostegno di questa idea. Ma noi che siamo del 2096 lo sappiamo per certo per cui la risposta è che già ora siamo macchine, o meglio simulacri virtuali in un universo creato da entità aliene.

Eppure sono molti i riferimenti ad aspetti analogici del sentire umano che ancora coccola questo primo lavoro… la vicinanza è uno di questi… la solitudine anche… insomma: resteremo umani comunque?
Siete (siamo) tutti bot biomeccanici solo che nessuno ci ha avvisato. Un po’ come il personaggio di Rachel in Blade Runner. E le memorie sono tutte sintetiche perché ce le ha messe dentro la Cia come in Atto di Forza.

Written by Paolo Tocco

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