Non è soltanto un disco… mi ricollego a qualche bella frase che arriva dalla rete e dalla critica. È un manifesto umanitario questo nuovo lavoro, il terzo, dell’Eurodeputato ormai di stanza a Bruxelles Piernicola Pedicini. Già il titolo la dice lunga: “Radio Sud Globale”, come a voler mantecare assieme quel capitale umano che si rischia di perdere e di disperdere andando al Sud del mondo, tra povertà e guerre e tanto altro che noi vediamo solo in televisione.
Già il titolo sembra gridare a tutto questo ma sappiate subito che questo lavoro non è un canto partigiano ne un inno alla lotta: piuttosto è una romantica tessitura di consapevolezza che si appoggia tantissimo alle sonorità etniche, al gusto latino, alla Cuba di qualche rivoluzione poetica o alle onde di un mare antico come accadeva in “Creuza de mä”.
La lingua è quella del nostro sud, innesti e idiomi che già dalle righe della primissima “Famme restà” sembrano provenire da Roma o dall’Abruzzo… l’immigrazione sotto ogni forma violenta e imposta è un sopruso alla libertà dell’individuo e questa diviene una piccolissima preghiera d’amore, da conservare…
E viviamola l’immigrazione, andiamoci sulla schiena del mare scendendo ancora a sud con la parola di “Andai a lu mari”, densa di suggestivi incisi corali… forse uno dei momenti dentro cui quel certo Faber fa più capolino che altrove.
Ma sceglie anche lo spagnolo per cantare “Todo perdido” facendo introdurre tutto alla registrazione di un discorso di Roger Waters. Ci stiamo perdendo, ci stiamo distruggendo, lo denuncia con delicatezza quasi ancora a rimarcare quel modo alla Manu Chao decisamente più europeo e mediterraneo. E continua così per tutto un ascolto che non sveliamo e che in fondo non tradisce questo modo di pensare al suono e alla musica, leggero, decantato, contemplativo, in bilico tra la già citata Cuba e quelle ricerche apolidi di Enzo Avitabile. Una piccola gemma preziosa da non usare come sottofondo, da rifletterci sopra a lungo… la canzone d’autore qui diviene canto di salvezza e di emancipazione da un pensiero stanco e decisamente conforme alle nuove assurde normalità.


