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Pino Marino; TILT, il manuale per tornare dagli abissi del blackout

A quasi un anno di distanza dalla pubblicazione di TILT facciamo un’analisi per decifrarne meglio il contenuto

pino marino
Pino Marino

Dal 30 ottobre 2020 è quasi trascorso un anno dalla pubblicazione di TILT.
E potrebbe essere stato proprio quello di Pino Marino il disco più deflagrante uscito in Italia dopo la catastrofe collettiva che stiamo ancora vivendo.

Venerdì 15 Ottobre, Pino Marino torna a Roma con un TILT LIVE SHOW approdando finalmente in quella che è stata ed è ancora la sua casa artistica: il Centro di Produzione per le arti libere Angelo Mai. Con lui sul palco Fabrizio Fratepietro (produttore in studio dell’album).

Per l’occasione sono attesi diversi ospiti speciali e delle belle anteprime a propiziare l’avvio di questa nuova stagione dell’Angelo Mai. BIGLIETTI QUI

Noi di Bravonline intanto proviamo a riascoltare il suo ultimo disco per comprendere cosa ci è sfuggito ma soprattutto cosa ci ha fatto capire.

Tilt è un disco che sonda antropologicamente l’appiattimento totale creato e vissuto dall’uomo che abita il nuovo medioevo.

La produzione del disco in studio è stata affidata a Fabrizio Fratepietro, musicista e collaboratore storico di Pino Marino insieme a Pino Pecorelli. E sempre in studio hanno collaborato nomi prestigiosi come Roberto Angelini alla chitarra e Giovanna Famulari al violoncello.
Tosca, Ginevra Di Marco e Vinicio Marchioni hanno invece cantato e interpretato rispettivamente in “Roma bella”, “Maddalena” e “Tilt”.

Fernando Pantini, Vincenzo Vicaro e Agnese Valle sono poi gli altri musicisti che hanno lavorato in studio.

TILT musicalmente è un disco di ottimo livello con le strutture armoniche e le basi ritmiche sempre al servizio dei testi, ma in fondo è il minimalismo ad essere la forza di questo lavoro, l’assenza di fronzoli, dove le canzoni funzionano anche non arrangiate.

TILT PINO MARINO

Ma proviamo ad analizzare i brani di Tilt;

Calcutta

Calcutta cattura e concentra in un’istantanea di meno di quattro minuti l’immobilismo di una Roma moderna, il male di una grande metropoli che vive, ormai perennemente, quell’attimo statico che precede un’esplosione.
È l’impossibilità di immaginare un futuro la causa dell’immobilità o forse l’esatto contrario. Comunque la causa produce un effetto simile ad una lenta ed eterna esplosione “senza ne fuoco ne fiamma ne barlume di scintilla”.
Roma è malata, ma, come in un flipper dopo il TILT si può trovare la maniera per tornare a giocare, così occorre accendere una lampadina e provare a guardare oltre, evitando il – come sembra – e cercando il – com’è -.
Ed è un’esortazione utile ad uscire dal TILT; “Si risvegli la Caposala dal neon di una cicala”, perché  “Qualcuno ricordi che Calcutta rimane anche per oggi la capitale indipendente del Bengala occidentale”, ovvero; sotto lo strato di polveroso vuoto Roma rimane comunque e sempre la grande e gloriosa capitale.

 

Pensiero nucleare

Dopo l’esplosiva Calcutta, le tracce successive cominciano a spostare il fuoco verso i vari tilt che incontra l’uomo, ma stavolta cambiano i temi che passano anche per la questione ambientale come percepita dalle nuove generazioni.
In “Pensiero nucleare”, lo spettro dell’atomica che assillava la precedente generazione è svanito, sostituito dalla battaglia per salvare il pianeta, condotta da una ragazzina svedese con l’impermeabile giallo che “meglio di noi sa quello che non c’è e quello che non vuole”. “Una borraccia per la sete o il pianeta muore”.
Però poco è cambiato se la generazione del Trap ha sostituito i “must have” delle modifiche dei nostri motorini; “la marmitta Polini ci permetteva rumori nuovi e un guadagno dubbio di chilometri orari”, con le moderne snickers sempre nuove e il costoso smartphone con il vetro sempre rotto.
Ma il ciclo continua; “Generazioni generano nazioni fuori dalle stazioni” e a noi in fondo non ci resta che credere che i nostri ragazzi riusciranno a salvare tutto quel che abbiamo avuto in prestito e che abbiamo oltremodo sfruttato.

 

Caterina volentieri

In “Caterina volentieri”, Pino Marino, continua il viaggio nel mondo della nuova generazione e lo fa guardando attraverso una lente che mette a fuoco anche il disagio adolescenziale. Il risultato evidenzia la netta distanza, l’immancabile frattura che si crea ciclicamente tra giovani ed adulti o nelle acerbe relazioni tra uomo e donna; “Caterina ha gli occhi tristi, dico a te che non li hai visti, appoggiato al tuo bancone anonimo anche il bar”. Ma con un piccolo sforzo riusciamo a comprendere la dolorosa difficoltà nell’orientarsi in quella difficile età in cui si è davvero incapaci a risolvere i misteri, “sapere cosa manchi e cosa invece basterà”.

 

La mia velocità

Il brano, “La mia velocità” è una personale radiografia dell’uomo Pino Marino che spiega le difficoltà dell’artista di adeguarsi ai valori comuni del tempo misurato.
Il testo è in realtà anche una disamina della relatività del tempo, che scorre inesorabile ma in maniera completamente diversa da persona a persona. “Così l’uomo più lento del mondo (l’etichetta che viene affibbiata a Pino Marino dai suoi amici e collaboratori) ha spaventato il mondo con la velocità”, è il verso chiave di questo brano, che sottolinea come un uomo che appare lento se visto dall’esterno, può essere invece velocissimo nelle sue quotidiane scelte oppure nel prendere decisioni importanti.
E c’è anche un’importante rivendicazione in questa canzone, “La mia velocità non ha bisogno di essere veloce ammesso che ne sia capace”, perché è evidente che osservare, studiare, analizzare sono tutte attività che non possono sempre rimanere confinate nei recinti temporali che scandiscono le nostre giornate.


Maddalena

Maddalena” è il brano che Pino Marino ha affidato alla voce di Ginevra Di Marco. I due ne fanno un eccellente duetto. Ma la cosa più interessante è come Pino Marino riesca a smontare il consueto punto di vista e ricostruirne un altro che non sia quello storico tramandato da generazioni. – Gioco che gli riesce benissimo anche con Tosca in Roma bella che vedremo in seguito – In questo caso la metafora di Maria Maddalena diventa funzionale venendo a salvare chiunque venga fagocitato dall’ipocrisia di chi punta il dito contro.
A me rimane aver capito che solo amore dato è amore avuto” è il verso simbolo di questa canzone, talmente forte da poter rappresentare da solo anche l’intero album.


Io non sono io

In “Io non sono io” il tentativo di disamina della propria coscienza diventa anche un’analisi attenta e minuziosa dei propri limiti e delle proprie possibilità.
Ma il TILT legato a questo brano possiede un ampio spettro di contestualizzazione che si può applicare alla vita privata, ai rapporti di coppia, a quelli professionali, ma soprattutto al rapporto pubblico-artista.

In ogni stretto rapporto sociale, con il passare del tempo cresce la consapevolezza di noi stessi ma dall’altra parte aumentano anche le attese, le richieste, e quindi le nostre responsabilità. Si crea così uno slittamento tra quello che vorremmo essere, o almeno far percepire, e quello che effettivamente si è.
Da qui “io non sono io, perché nessuno resta così a lungo tanto simile a se stesso. Che se mi guardi adesso io non sono io, Perché non sono come mi vuoi tu”.
Pura sconnessione quindi, apparentemente senza via d’uscita alcuna, ma invece è proprio dalla consapevolezza che si parte per capire, prendere le contromisure e ricominciare a giocare.
Capire di non essere, è la base fondamentale per innescare un cambiamento migliorativo, l’uscita dal TILT.

 

La statua della libertà

La statua della libertà” affronta un concetto spesso ricorrente nel disco, ovvero la comune distorta percezione della libertà.
Anche in questi giorni difficili che stiamo vivendo, l’attualità ci riporta quotidianamente all’attenzione gli utilizzi inappropriati che si fanno della parola e del concetto di libertà.
Ma come scrive Pino Marino; “La libertà non porta il nome di nessuno, nessuno l’ha mai avuta e nessuno mai l’avrà” E soprattutto, la libertà è un concetto relativo, e come ne “La mia velocità” torna di nuovo il concetto della relatività e del tempo “E non confido più nel tempo per non perdermi un momento […] Tanto il tempo, in una stanza, libero non è”.

 

Crepacuore

Mancava la cardiologia a questo punto. E Pino Marino affronta l’argomento condensandolo nei tre minuti di “Crepacuore”, ed ecco il Tilt del sentimento più profondo che conosciamo, l’amore.
E’ una storia già ampiamente affrontata da Pino Marino tanto che “Crepacuore” potrebbe funzionare come sequel de “L’amore non ricorda” (da Capolavoro, album del 2015), perché per Pino Marino la spinosa questione dell’amore si racchiude nella sentenza “L’amore esiste ma dimentica” e qui in “Crepacuore” ci si mettono di mezzo anche il tempo, la superficialità e le false apparenze. Stavolta l’amore non solo si dimentica, peggio non lo si riconosce, perché navighiamo in un eccesso di stimoli tale da non riuscire a vederlo.
 “il mio paese ha cento occhi, quindi allora ormai non crede”, 
Ed è tutto nella strofa che precede il ritornello finale: “Ciao, come stai? (Cit. da Acqua luce e Gas del 2005) dal letame nascevano i tuoi fiori, sull’asfalto adesso annegano gli amori, che in questo crepacuore, largo un palmo, non riconoscerai”.

 

Roma bella

Questa canzone è un piccolo grande capolavoro, esce dalla vita collettiva del disco, e senza tempo inizia a vivere di vita propria, per questo ed altri motivi e senza esagerazione, diventerà patrimonio musicale comune da tramandare.
Nella canzone si riscrive una storia; Tosca, la cantante interprete di questo brano, e quella immaginifica di pucciniana memoria sono qui la stessa persona che vuole stringere un patto con la sua città promettendole di non gettarsi più dagli spalti del castello.

TILT

E dopo il piacevole gioco di Roma bella si continua con l’ultimo brano; TILT. Qui Pino Marino riesce ad estrapolare tutti i passaggi che in ogni canzone hanno generato un Tilt e li ricompone creando un nuovo testo di senso compiuto.
È Vinicio Marchioni che interpreta il testo, sotto un tappeto acustico dall’effetto onirico, perfetta chiosa per un disco ben riuscito da ogni punto vista.

 

TILT è un gioco libero e senza tempo dunque, e non è un caso che il tempo, la libertà e il concetto di relatività tornino puntuali in quasi tutte le canzoni di questo album, ed è anche divertente capire che più si ascolta il disco più si scopre una particolare invisibile trama che lo sostiene, quasi una filigrana che si rende leggibile solo in particolari condizioni. Questa trama lega e tratta tutte le canzoni come fossero piccoli teoremi di fisica-filosofica. Tempo, velocità, spazio, tutto è relativo e nulla è mai come sembra. Calcutta non è il famoso cantante ma “la capitale del Bengala occidentale”, e, sorpresa! Calcutta non è nemmeno Calcutta ma Roma, oppure, proseguendo “se mi guardi adesso io non sono io” ovvero, il solo atto di osservare cambia le cose, quasi come nel paradossale esperimento di Schrödinger.
Si potrebbe continuare ma senza esagerare con la fisica ipotizzando multiversi alternativi anche per Tosca e Maria Maddalena, possiamo invece affermare che TILT è un disco che ci mostra la chiave per reagire dopo ogni black-out, studiare ed analizzare attentamente le coordinate per riprendere il viaggio. Perché nulla è mai come sembra, e per tornare a viaggiare dobbiamo sempre provare a guardare, leggere ed agire in maniera diversa.

Ecco perché TILT potrebbe essere disco dell’anno, anzi di ognuno di questi oscuri anni che stiamo vivendo, senza tempo e senza spazio quindi. Almeno finché non riusciremo ad uscire da questo lungo e buio TILT collettivo.

Alessandro Calzetta

 

Qui il link per acquistare TILT

Qui il link per i biglietti di TILT LIVE SHOW all’Angelo Mai di Roma

Pino Marino @ Angelo Mai – 15 ottobre 2021 – 21:00 – Roma

Biografia di Alessandro Calzetta

Alessandro Calzetta (Roma, 1971) è un appassionato di musica e canzone d’autore, direttore del web magazine Bravonline.it, grafico pubblicitario e webdesigner di professione. Fa parte della giuria del Club Tenco.
e.mail: info@alessandrocalzetta.it

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