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Yaya: i primi passi dentro un suono quasi desertico

Si intitola “Immagini rubate” il nuovo singolo di Melania Camardella

Melania Camardella, giovanissima cantautrice che si porta dietro il moniker Yaya. Sta venendo fuori in questo tempo apocalittico, quasi di ceneri e di rinascite, così come suona la sua forma canzone, acida, arida, desertica, contemplativa. Di piccole cose con quel retrogusto dissonante proprie delle abitudini di giovani penne della scena indie. “Immagini rubate” è un nuovo passo, uno dei primi, un amore tossito, un passato che in silenzio ha comunque costruito…

Lasciami essere diretto: quanto dolore c’è alla base di una canzone come questa?
Tanto. Ogni canzone porta con sé una parte di quel dolore che non riesci a esprimere in altro modo. Non è un dolore gridato, ma qualcosa di più sottile, che si insinua in ogni nota, in ogni parola. Non puoi scrivere qualcosa di vero senza fare i conti con ciò che ti ferisce. È inevitabile.

Dal suono e dal modo di esecuzione percepisco molto un “lasciarsi andare” in senso di abbandono… come a smettere di lottare…
Sì, c’è un abbandono, ma non nel senso di resa. È più un lasciare che le cose siano come devono essere. A volte la lotta è inutile, e devi solo permettere alle emozioni di fluire, di prendere il loro corso. Non è smettere di combattere, è smettere di resistere a ciò che senti.

Che rapporto hai con la parola? Ti vedo sceglierla anche qui con abbandono, come a raccogliere quelle che vengono senza contaminare minimamente l’istinto… o sbaglio?
Con le parole è lo stesso. Non le scelgo con troppa attenzione, non cerco di levigarle o di renderle perfette. Mi lascio guidare dall’istinto, perché quello è il vero motore di tutto. Le parole che scelgo sono quelle che devono essere lì, anche se non sempre hanno un senso chiaro o logico. Lascio che vengano da sole, senza contaminarle con troppa razionalità. Se riescono a colpire chi ascolta, è perché vengono da un posto sincero, non programmato.

La produzione che ti porterà al primo EP… come ci hai lavorato? Che suono troveremo?
La produzione è stata un viaggio intimo e profondo. Ho lavorato a stretto contatto con il mio produttore , cercando di catturare l’essenza delle emozioni che desidero comunicare. Volevo che ogni traccia avesse la sua personalità, ma tutte insieme creassero un’atmosfera coesa. Sperimentare con i suoni, ricercare texture che possano evocare sensazioni: questo è ciò che mi interessa. Troverete un suono crudo, onesto, dove ogni nota racconta una storia.

E dalla copertina e da certe sfumature di questi arrangiamenti: posso dirti che mi sembra molto inglese l’approccio?
Sì, l’influenza inglese è evidente e molto voluta. La mia esperienza a Londra ha avuto un impatto profondo su di me, e molti dei suoni che ho esplorato e delle emozioni che ho cercato di esprimere sono radicati in quella scena musicale. Ci sono elementi di malinconia e introspezione che si riflettono nel mio lavoro, proprio come in tanti artisti che ammiro. L’approccio è un mix di modernità e tradizione, una fusione che spero riesca a trasmettere l’autenticità delle mie esperienze e delle mie emozioni

Written by Redazione Bravo!

Bravonline nasce tra il 2003 e il 2004 frutto della collaborazione tra vari appassionati ed esperti di musica che hanno investito la loro conoscenza e il loro prezioso tempo al fine di far crescere questo magazine dedicato in particolar modo alla Canzone d’Autore italiana e alla buona musica in generale.

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