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Gina Fabiani – Coraggio! Un incredibile viaggio dentro sé, fuori da ogni logica commerciale

L’intervista di Fabio Antonelli

Gina Fabiani

Nel lontano 2008 la cantautrice casertana Gina Fabiani pubblicò l’album “Segreto” (2008 – Il Popolo del Blues / Materiali sonori) vincendo il Premio Ciampi 2008 come Migliore album d’esordio e il Premio Ciampi 2009 per la migliore cover di Piero Ciampi e, sempre nel 2009, arrivando tra i finalisti per la Targa Tenco Miglior album d’esordio. Per vedere però uscire un suo nuovo album si è dovuto aspettare il 2023 quando, finalmente, ha visto la luce “Coraggio!”. Un titolo profetico…


Comincerei dalla copertina del disco, una splendida foto che ritrae il tuo viso di profilo, con la testa inclinata leggermente indietro e immersa nel buio, come immerse nel buio sono le scritte laterali riportanti il titolo, il tuo nome e, più in piccolo, il cognome (cosa che nel tuo precedente disco Segreto, non compariva, eri solamente Gina), quasi a dire che in questo disco sei proprio tu, non un personaggio, ma tu e la tua vita. Un titolo, invece, che non è semplicemente Coraggio ma Coraggio!, un punto esclamativo che fa la differenza, che trasforma questa espressione in un’esortazione, quasi un auto convincimento. 

Sicuramente questo disco, realizzato a cinquant’anni suonati, quasi quindici anni dopo quello d’esordio, doveva essere intimo e personale, almeno nell’intento.

La foto suggerisce l’emersione dopo questo viaggio al centro del mio cuore ed il titolo è, come dici bene tu, un’esortazione; non mi piace l’idea del coraggio come preludio alla lotta, penso invece che debba essere la dotazione base per affrontare la sconfitta e la delusione senza sconti e senza retorica.

Gina Fabiani - Coraggio!
Gina Fabiani – La copertina di Coraggio!

Coraggio è anche il titolo della canzone che apre il disco, una canzone di riflessioni sulla propria esistenza che diventano poesia, come quelle foglie che “quando cadono / vogliono semplicemente andar via / non abbandono ma determinazione / di dire addio agli alberi” o quelle onde che “quando s’infrangono vogliono / semplicemente andar via / non abbandono ma determinazione / di dire addio all’oceano”. Trovo poi meraviglioso quel recitato, quell’immagine di te che ti inabissi nelle viscere della terra, che contrasta con il tuo desiderio di volare e sognare. Quel verso finale, quasi un’ancora di salvezza, “Quando la notte mi metto a cantare…” mi ha fatto venire in mente un pensiero spesso ripetuto da Pippo Pollina “La musica mi ha salvato la vita e ancora lo farà”, è così anche per te?

Coraggio è chiaramente un manifesto: un inno alla solitudine, all’abbandono, alla ricerca di sé, alla volontà di sottrarsi allo sciocco teatrino che può diventare la vita e concedersi di rimestare nelle proprie viscere.

Non credo che la musica mi abbia salvato la vita, sicuramente la musica è un fatto identitario per chi fa questo mestiere ma io non la ritengo una cosa assoluta o sacra; ho altre passioni ed un’indole alla divagazione che mi consente di avere un certo distacco, la mia carriera lo dimostra: mi sono lasciata distrarre dalla vita e mi sono sempre concessa una sana mancanza d’ambizione. Il “mettersi a cantare di notte”, finale della canzone, è più un’immagine liberatoria e catartica!


Un ritmo in lento crescendo, dettato dalle percussioni, ci riporta in superficie ed ecco innalzarsi una splendida accorata preghiera laica rivolta al cielo che ci sovrasta “Ladro! Ridammi le stelle che ti ho prestato / quando ero il leone / quando la terra girava leggera / e il mio passo era sicuro / e c’era / tutto un universo di certezze che mi sospingeva / e andavo generosa e fiera come un treno”. C’è poi quel “Respiro, respiro, respiro” ripetuto più volte che sembra voler dire “son viva, nonostante tutto, nonostante un tumulto nel petto, son viva”. È questo il senso della canzone Preghiera d’aria?

Decisamente sì!

Preghiera d’aria è senz’altro il pezzo che amo di più, non so nemmeno spiegarmi bene il motivo ma credo che sia perché è un po’ come percepisco il mio modo di stare al mondo, sempre in bilico tra rabbia e vitalità!

Prendere atto del tempo che passa è doloroso ma dà anche la libertà di farsi finalmente travolgere dalle cose, chiedere indietro al cielo la sicurezza perduta e respirare!


In Eternità l’atmosfera è indubbiamente più pacata, è un soffermarsi ad ammirare ciò che si ha, a godersi l’amore della persona che si ama, con cui si condivide l’esistenza. È come un invito a vivere il presente, ad assaporare gli attimi di felicità che la vita ci regala, come affacciati all’eternità. I versi “Di notte ti sento respirare / mi commuove immaginarti in un sogno di barche / felice come un bambino / mentre a vele spiegate ritorni da me” mi hanno fatto pensare al mito di Ulisse, c’è appunto aria di eternità… È per caso stata scritta in una circostanza particolare?

Ho una modalità di scrittura abbastanza anomala perché la genesi delle mie canzoni può svilupparsi anche nell’arco di più di dieci anni, come nel caso di Eternità.

Di solito mi ispira una sensazione più che un fatto; un momento, appunto, che si dilata nel tempo e questa per me è l’unica possibilità di essere eterni che abbiamo perché tutto cambia e si trasforma e tutto muore ma alcuni squarci di luce ci si riverberano dentro per sempre!


Miseria comincia con quel crepitio della puntina sul disco, sembra quasi provenire da lontano, è di una tenerezza estrema, è un fare i conti con sé stessa, ogni giorno della propria esistenza. Trovo bellissimi questi versi “Che settembre si è seduto / proprio sul 31 agosto / sul mio risveglio stonato / una domenica mattina / una barca gigante che ha fallito l’approdo / è la mia naufraga faccia / è l’abitudine al tempo”. Straziano il cuore. Ma credo ci sia comunque voglia di futuro in quel finale “Ma vado avanti / per la miseria che mi porto dietro” o sbaglio?

La tua domanda mi consente di dire che senza Stefano Ciuffi, arrangiatore e produttore del disco, coautore di alcuni dei pezzi (tra cui Miseria) e musicista e polistrumentista incredibile che ha suonato praticamente l’intero disco, Coraggio! non esisterebbe!

Ha immaginato un mondo sonoro che permettesse alle mie canzoni di galleggiare e vibrare.

Miseria in particolare non era facile dato il chiaro rischio di melodrammaticità che già dal titolo viene evocata.

Poi diciamo che fare i conti con me stessa – ormai è chiaro – era l’unica cosa che veramente mi interessava fare in questo disco!


Arriviamo così ad Amara, canzone in forma di blues, un blues che sa di piantagioni di cotone, che evoca sofferenza, forse quella di un futuro che a volte sembra irraggiungibile “O sortilegio o malasorte / che la fortuna ha braccia troppo corte… / …ggiando un po’ di futuro / tra oggi e domani c’è il solito muro”, forse per colpa dell’amore sempre così troppo poco comprensibile “L’amore è raro ed attento / e lo capisco a stento”, ma anche qui sembra in fondo esserci la possibilità di una risalita “Io tocco il fondo / tu tocchi il fondo / è la guerra dei fondi tu affondi / Io invece vado su / Io invece vado su”. Questa risalita la vedi una possibilità offerta dalla vita stessa o più una tua volontà?

Amara è un gioco: mi sono in fondo sempre sentita più una cantante di blues che una cantautrice così come mi sento più una sopravvivente che una resiliente! In generale, negli anni, ho sviluppato una forma d’irritazione nei confronti di questa tendenza a idealizzare sé stessi e le proprie “miserie”; siamo – anche e spesso – ridicoli, piccoli, disorientati, inadeguati ma siamo anche resistenti, a volte nostro malgrado!


Di Tienimi non voglio dire nulla se non che è una splendida canzone d’amore. Aggiungo solo che a chiunque sia dedicata questa canzone, quei sentimi, tienimi, arrenditi, guardami, fermami, vorrei tanto che ognuno li rivolgesse al proprio amato/a, perché vogliono dire affidarsi all’altro, in un coinvolgimento totale o, almeno, io l’ho percepita così. Ma lascio a te la parola.

L’ho scritta per il mio compagno e sì, c’è poco da dire se non che è la “mia” canzone d’amore!


Personalmente amo tantissimo Precipitando, trovo questo brano una summa di questo tuo intero percorso di immersione dentro il tuo cuore e, sembra, che alla fine tu “faccia pace” con te stessa, o così almeno mi sembra di cogliere da questi versi finali “Guardo questo mare di macerie / sorrido e mi preparo ad atterrare / guardo questo mare di macerie / è la mia disfatta / è la terra matta dove si spezzano i piedi / guardo questo mare di macerie / e queste mani piccole che non sono ali / ma che mai riuscirebbero a scavarmi la fossa” con quella lunga, liberatoria, risata finale o, forse no, come sembra suggerire quella voce che sembra arrivare da lontano “Se sapessi come fare a restare senza farmi male…”. Non tutto è concluso?

Eh sì, gli ultimi due pezzi di Coraggio! sono un modo per chiudere il cerchio e continuare; abbiamo cercato di inserire in ogni canzone degli elementi che allargassero la percezione e la spostassero su piani meno puliti e meno chiari ma, forse, più evocativi e in Precipitando questo intento si disvela fino al finale di Amen!

I rumori, le scordature, le distorsioni e la “risata” che prende il posto di un’improvvisazione; questi ed altri piccoli autosabotaggi musicali accompagnano una presa di coscienza che passa attraverso il non prendersi troppo sul serio e la confusione, il magma che ricomincia a farti pulsare le vene, nel bene e nel male.


I due brani, Precipitando e Amen, in effetti, sono quasi un unico brano e tutto ha un senso in questo epilogo con emersione dall’inconscio. A questo punto ti chiedo com’è stato tornare a scrivere un album dopo quindici anni da quello d’esordio, personalmente pensavo con dispiacere di averti ormai persa dalle scene musicali. Ed ora?

In realtà non sono tornata a scrivere ma, come ti ho accennato prima, alcuni pezzi hanno avuto una genesi molto lunga, altri sono nati producendo il disco! La voglia di realizzarlo è divenuta prepotente nel 2021 e anche la decisione di farlo con Stefano ha accelerato e definito tutto!

Non sono mai stata particolarmente lineare o produttiva e, sinceramente, ne vado fiera; non sento l’esigenza di definirmi continuamente, mi piace fare cose diverse con la musica ed intorno alla musica ma anche fuori dalla musica anche se non ho mai fatto un lavoro diverso da questo.

Sono molto più brava, per come sono cresciuta e per carattere, a gestire un’anarchica precarietà che l’inserimento disciplinato nel “business” musicale; non mi interessa esserci a tutti i costi o che mi venga riconosciuto qualcosa!

Mi piace produrre cose in cui mi riconosco fuori da ogni logica di marketing e sono felice che Coraggio! sia quel che è.

Il mio futuro è un’incognita assoluta… vedremo!


Gina Fabiani su Facebook: https://www.facebook.com/gina.fabiani.1

Biografia di Fabio Antonelli

Il suo mondo è la musica, l'altra musica, quella che non gira in radio. Dal 2005 scrive occasionalmente recensioni ed articoli per La Brigata Lolli, Il Tonnuto, Estatica, L'sola che non c'era, Bravonline. Dal 2010 entra a far parte della giuria che assegna le Targhe Tenco

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