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Peter Orlovsky

Delle volte mi sono chiesta come mai, uomini belli, artisti e non, poeti e non, avessero questa predisposizione a legarsi con compagni del loro stesso sesso. Forse la risposta l’ho trovata in queste meravigliose storie d’amore (Peter Orlovsky con Allen Ginsberg ) e (Gianni Versace con Antonio d’Amico).
Peter Orlovsky è morto domenica sera nel Vermont all’età di 76 anni per un tumore ai polmoni. Con Allen Ginsberg aveva formato la coppia gay della Beat Generation e non si erano mai separati ed osavano la loro bellezza in foto da molti definite provocatorie, dagli imbecilli oscene, perchè la coppia appare abbracciata mostrando le nudità.
Una storia raccontata anche dal film Howl, dall’omonimo titolo del poema di Ginsberg, considerato uno dei manifesti della Beat Generation e sottoposto a processo per oscenità, nel 1957 , perché incentrato su droga e sesso sia etero che omosessuale.

Nel 1954 Ginsberg, ventottenne, vide nell’appartamento del pittore Robert La Vigne il grande quadro che ritraeva Orlovsky nudo e sdraiato su un divano con un mazzo di cipolle ai piedi. Orlovsky, che curava la sua depressione con droghe psichedeliche, ne divenne l’amante e il segretario. Insieme viaggiarono ovunque, in particolare Marocco e India, le mete predilette della beat generation. Una relazione aperta d’amore e amicizia, durata per oltre trent’anni, fino alla morte di Ginsberg, nel 1997 a 71 anni. Una delle storie d’amore più famose e durature della letteratura americana, la prima di una coppia gay apertamente dichiarata. Fernanda Pivano ha raccontato che il 3 febbraio 1955 Orlovsky accettò il voto nuziale proposto da Ginsberg, che impegnava i due «sposi» a possedersi e donarsi l’un l’altro fino a che non fossero andati insieme in Paradiso. Nel suo diario Ginsberg ha spiegato il voto con un lungo soliloquio che affermava la sua posizione di maestro con i libri e quella di Orlovsky di maestro del sesso. La loro lunga relazione fu resa difficile da un lato dalla depressione cronica e dalla bisessualità di Peter Orlovsky, dall’altro dal prorompente predominio di Ginsberg. Nonostante gli scompensi anfetaminici di Peter, Allen lo tenne sempre vicino a sé. La sua simpatia, il suo incoraggiamento avevano dato fiducia in se stesso a Peter. La possibilità di organizzare orge e incontri bisessuali a tre aveva vinto la sua timidezza. Orlovsky ebbe fugaci relazioni anche con un altro noto esponente della Beat Generation, William Burroughs, che aveva conosciuto nel 1957 durante un viaggio a Tangeri. Negli anni Sessanta, in più viaggi in India, abbracciò il buddismo, condividendo questa «fede» anche negli incontri con Jack Kerouac e Gregory Corso.( Corriere della Sera )

Lascia le seguenti opere letterarie:

  • Dear Allen, Ship will land Jan 23, 58 (1971).
  • Lepers Cry (1972).
  • Clean Asshole Poems & Smiling Vegetable Songs (1978) (ristampa 1992).
  • Straight Hearts’ Delight: Love Poems and Selected Letters (con Allen Ginsberg) (1980).
  • Dick Tracy’s Gelber Hut (traduzione tedesca) (1980).

Pur non essendovi accreditato ufficialmente, nel 1978 fu tra i protagonisti del film Renaldo and Clara, scritto e diretto da Bob Dylan, che documenta la tournée del 1975 della Rolling Thunder Revue.

peter_orlovskypeter e allen

Peter

Frist Poem

by Peter Orlovsky

A rainbow comes pouring into my window, I am electrified.
Songs burst from my breast, all my crying stops, mistory fills the air.
I look for my shues under my bed.
A fat colored woman becomes my mother.
I have no false teeth yet.  Suddenly ten children sit on my lap.
I grow a beard in one day.
I drink a hole bottle of wine with my eyes shut.
I draw on paper and I feel I am two again.  I want everybody to talk to me.
I empty the garbage on the tabol.
I invite thousands of bottles into my room.  June bugs I call them.
I use the typewriter as my pillow.
A spoon becomes a fork before my eyes.
Bums give all their money to me.
All I need is a mirror for the rest of my life.
My frist five years I lived in chicken coups with not enough bacon.
My mother showed her witch face in the night and told stories of blue beards.
My dreams lifted me right out of my bed.
I dreamt I jumped into the nozzle of a gun to fight it out with a bullet.
I met Kafka and he jumped over a building to get away from me.
My body turned into sugar, poured into tea I found the meaning of life
All I needed was ink to be a black boy.
I walk on the street looking for eyes to caress my face.
I sang in the elevators believing I was going to heaven.
I got off at the 86th floor, walked down the corridor looking for fresh butts.
My comes turn into a silver dollar on the bed..
I look out the window and see nobody, I go down to the street,
		look up at the window and see nobody.
So I talk to the fire hydrant, asking "Do you have bigger tears
		then I do?"
Nobody around, I piss anywhere.
My Gabriel horns, my Gabriel horns: unfold the cheerfulies,
		my gay jubilation.

Nov. 24th, 1957, Paris
allen_peter_dorfman

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Biografia di Gloria Berloso

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