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Sanremo d’autore, Giovanardi: “La mia laica poesia”

La riunione dei La Crus: all’Ariston con Cesare Malfatti. Poi l’album “Ho sognato troppo l’altra notte?”: tutto da scoprire, con  Violante Placido nella cover tremula alla Tarantino di “Bang Bang”

Sanremo, 14 febbraio 2011 – Confesso che questa canzone, cantata da quella voce, mi ha toccato dentro. Per l’idea laica e aperta del testo, che non prevede peccato e perdono ma solo verità. “Io confesso”, appunto. Mauro Ermanno Giovanardi e Cesare Malfatti riuniscono i milanesi La Crus per Sanremo e Giovanardi ci spiazza nel privato, sulla linea di Luigi Tenco e Jacques Brèl, toccando un tabù.

«Racconto l’ammissione di un tradimento, la confessione di aver sbagliato e la richiesta di un perdono, di una nuova possibilità. Perché l’amore e la passione devono essere più forti degli sbagli, persino dell’adulterio. Dice anche: Non credo nel peccato amore mio perché non credo in dio. E un’altra possibilità io la voglio».

Ballata moderna d’autore, nata nell’estate del 2009, già “opzionata” dal direttore artistico di Sanremo Mazzi l’anno scorso: «Mi aveva chiesto di farne un duetto. Io avrei voluto Violante Placido, che non poteva. L’abbiamo provata con Giusy Ferreri all’ultimo, ma non ha funzionato». Ballata con citazioni degli archi genovesi di Reverberi (Dischi Ricordi) e romani di Morricone (Rca) con un soprano della Scala, che usa la voce strumento come la cantante del Maestro. «Pensa che l’ho scritta con Matteo Curallo, un giovane avvocato pianista di Asti, amico di Giorgio Conte. Gli altri autori sono Marizio Baruffaldi, giornalista e autore, una poetessa milanese, Tiziana Cerarosco, e un chitarrista, Stefano Brandoni, che suona con Malika e Renga. L’album ha avuto una gestazione lunga e l’inizio simbolico è stato la notte dello scioglimento dei La Crus agli Arcimboldi con Nada, Vinicio Capossela, Cristiano dei Marlene, Rachele dei Baustelle, Cristina Donà. Poi siamo andati a registrare a Vercelli, il primo pezzo è stato “Melanconia dopo l’amore”, con Cecilia Cipressi. La riunione ce l’ha chiesta Mazzi, dopo gli Afterhours forse voleva portare al Festival un’altra band alternativa di Milano. In effetti meritavamo qualcosa di più, per la cura con cui abbiamo scritto o riscritto il nostro repertorio. Non la chitarra, non non il sax ma la tromba e una voce narrante sempre dentro le cose. Come Chet Baker ma con un timbro alla De Andrè.

Il piano è. State in mezzo a Jimmy Rotten e Jacques Brèl (Tenco e Ciampi), ci hanno detto a un Club Tenco. Io e Cesare siamo sempre stati un progetto più che un gruppo. Lui aveva uno studio di registrazione, così le composizioni si stratificavano e poi si lavorava di lima. Ho cantato tanto in studio, in sala prova invece impari a urlare; butto giù la linea melodica su piano e chitarra, non uso il finto inglese. Ma l’italiano, con cui non puoi barare».

«Poi ci sono le cover – continua Giovanardi – , “Estate” di Bruno Martino. Un mondo di riferimento. Mina di “Studio Uno”, il western di Morricone (Susanna Rigacci, il suo soprano, nata in Svezia, studi al Cherubini di Firenze, sarà con noi sul palco). Sanremo fine anni ’60. Dove è perfetta la nostra ospite di venerdì: Nina Zilli».

Album da scoprire, con Violante Placido nella cover tremula alla Tarantino di “Bang Bang” (Tito e i Taantula), “Se perdo anche te” che è poi “Solitary Man” di Nei Diamond (western alla Johnny Cash). “Desio”, il rumore del mondo. “Neil Armstrong”, l’astronauta. “Ho sognato troppo l’altra notte? (cinematici sogni in technicolor)” è un lavoro strepitoso.

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Le foto visibili nell’articolo sono di Emanuele Gessi

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