È un suono che spazia di generi e di facce diverse. Dall’underground d’autore con l’ultima “Wapò” alle tinte estive di “Messico” o quelle alcoliche di una più didascalica “Whisky”… o ancora quel timido sapore world racchiuso nel bellissimo singolo “Nettuno”. Ma su tutto Il pop di Francesco Scatigna che conosciamo come Dimplomatico diviene denso di suoni compatti, interessanti, e intelligenti nel saper fare sintesi più che cercare chissà quale trasgressione. Tutto portato in spalla dal suo Collettivo Ninco Nanco: un progetto questo che vive ormai da una Venezia vissuta in casa a cavallo delle rivoluzioni del Covid. “Il pianto delle Sirene” è così: semplice, forse ancora privo di quelle soluzioni esteticamente forti dal punto di vista radiofonico (parlando di pop sembra quasi doveroso questo passaggio ormai), forse la leggerezza del dialogo musicale non è coincidente con quella che regna nelle liriche che Scatigna tesse con attenzione e pochissime chiuse scontate. È un mondo… fatto prima di tutto dal sentire umano e poi da quello tecnico ed estetico.
Che rapporto hai con la parola? Nonostante un suono e una forma pop trovo che sia un centro importante…
Il pop è solo il mezzo che ci aiuta a portare in giro quelli che sono i nostri messaggi, spesso vediamo il pop come un genere leggero, poco impegnativo per musica d’intrattenimento, in realtà non è affatto così. Per noi la PAROLA è il mezzo portante, la nostra musica regge un forte equilibrio tra testo e musica.
E restando sul tema sono tante le allegorie che utilizzi… una ricerca poetica oppure un bisogno di fantasia?
Direi che le necessità sono molteplici, mi piace usare le parole cose se fossero una ballerina che saltella su un foglio lasciando dietro di sé una scia di concetti che servono a trasmettere emozioni.
Raccontare la verità per te che significa? Che ogni racconto è filtrato dal proprio punto di vista…
La verità è un punto di vista, una sorta di interpretazione della realtà. Durante il processo di scrittura cerco di guardare e di dire ciò che penso davvero senza farmi condizionare dalle necessità di mercato o dalle esigenze musicali.
Un’immagine anche dal punto di vista letterario assai forte… “Il pianto delle Sirene”. Che cosa cerchi di fotografare per davvero?
Il pianto delle sirene vuole distruggere l’idea negativa delle Sirene come figure mitologiche ammaliatrici, che con il loro canto attiravano i marinai verso rotte pericolose e spesso fatali. Ci piace immaginare le Sirene come delle figure che non hanno mai, in realtà, potuto scegliere del proprio destino, come molti di noi. Chi non sa definisce il loro verso come un canto, ma nel nostro album quello diventa un pianto, un lamento, una richiesta di aiuto.
Nei suoni sbaglio è c’è una forte componente world? Se è corretto, esiste una geografia verso la quale ti stai dirigendo?
Non esiste una direzione specifica in cui vogliamo approdare, ci definiamo liberi di muoverci tra i vari generi.



