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Esce “Non c’è“, il nuovo album di Edoardo Bennato: “Ancora oggi inseguo il successo”

Il 20 novembre è la data di uscita di ‘Non c’è, nuovo album di Edoardo Bennato.

Non c’è – Un ritorno segnato da quindici brani del suo repertorio rivisitati per l’occasione e otto nuovi inediti. Brani che rivitalizzati creano una continuità perfetta con quelli inediti che comunque custodiscono la stessa vitalità che ha condizionato tutto il lavoro del cantautore partenopeo. Nella nostra intervista ritroviamo Edoardo Bennato sempre combattivo, coraggioso, impegnato e meravigliosamente sfacciato.

 

Partirei dalla copertina dell’album, la cover, che hai pensato tu, è una prima pagina di un quotidiano, come se volessi fare un annuncio pubblico…

“Mi sono sempre disegnato e progettato le copertine dei miei album, fin dal primo ‘I buoni e i cattivi’, lì il tema era questa classificazione sulla quale ironizzavo fin da allora e fin da allora il mio ruolo di cantautore, di musicista, di saltimbanco da strapazzo, completava l’altro ruolo di sociologo, architetto e urbanista”.

Le canzonette nascono sempre da questo, è vero che io quando scrivo canzoni o vado sul palco o preparo un album mi pongo come obiettivo di dare emozioni e buone vibrazioni agli altri, non certo fare lezioni di geopolitica, ciò non toglie che queste siano canzoni etiche, morali, politiche o pseudopolitiche. In ogni canzonetta, comprese quelle di questo ultimo album parlo di problemi che riguardano noi, umani, su questo pianeta. Sulla copertina di “I buoni e i cattivi” c’erano due carabinieri ammanettati…”

 

Ricordo che fece abbastanza scandalo, no?

“Tutto quello che faccio fa scandalo. L’ultima volta durante un mio concerto a Roma, nel parterre c’erano Sigfrido Ranucci, tutti i rappresentanti della sinistra, l’ex ministro Bonisoli, Marco Giallini…poi vengono nei camerini a salutarmi, io dico ‘mi raccomando, non facciamo foto’, poi arriva anche Salvini e si fa di nascosto una foto con me, e fa scandalo, io faccio scandalo. Per cui, scandalizzati, i giornalisti chiamano mio fratello Eugenio e gli chiedono ‘ma tuo fratello è completamente uscito fuori di senno? Tuo fratello ha accettato un selfie con Salvini?’ ed Eugenio risponde: ‘Mio fratello si può fare la foto pure con il diavolo in persona’ ”

Anche la tua carriera partì con un gesto sopra le righe, in qualche modo “scandaloso”, no?

“Si, nell’album precedente a ‘I buoni e i cattivi’, ‘Non farti cadere le braccia’, dopo nove anni di gavetta, il direttore della Ricordi mi chiama al telefono e mi dice ‘Senti, abbi pazienza, inutile che te la prendi con noi, noi non abbiamo niente da rimproverarci, noi il tuo disco lo abbiamo distribuito, negli scaffali dei negozi c’è, però siccome quelli della RAI hanno detto che la tua voce gracchiata è sgradevole, abbi pazienza, per noi il rapporto è finito, considerati svincolato e levati dai piedi. Fai l’architetto, un mestiere ce l’hai, non ci rompere le scatole’”.

“Allora Edoardo Bennato si gioca l’ultima carta: si mette in mezzo alla strada, in un posto strategico di Roma, di fronte alla Rai, e si mette lì, da folle, come il ragazzino del video di ‘Non c’è’, e canta quattro brani punk, non cretinate come “Un giorno credi”, tra i quali un brano di sfottò al Presidente della Repubblica, perché una volta nonostante la censura era consentito sfottere il Presidente della Repubblica, e Bennato lo fa, il capo di accusa a Giovanni Leone ai tempi era quello di evidenziare l’accento napoletano, quindi fa scalpore, fa scandalo. Passano dei giornalisti di un settimanale che si chiamava Ciao 2001 e lo presentano al direttore, finalmente avevano capito che c’era qualcosa che non andava. Bennato è costretto a mettersi per strada perché i media, la discografia, il mondo apparentemente dorato dell’industria discografica, gli ha detto di no, ‘devi levarti dai piedi, non vai bene, la tua voce è sgraziata’. Bennato con “Non farti cadere le braccia” quella ‘schifezza’ di album, con quello ‘schifo’ di canzoni come “Un giorno credi”, “Campi Flegrei” e “Detto tra noi”, viene licenziato dalla Ricordi.”

 

Quindi parti da lì, dalla strada…?

“Vado ad un festival a Civitanova perché il festival di Sanremo ai tempi era ridotto ad una recita parrocchiale, ‘75-‘76-‘77 la Rai nemmeno si collega con Sanremo e le nuove generazioni cercano qualcosa di alternativo come i festival di tendenza politicizzati. Sul palco ci sono Franco Battiato, Claudio Lolli, le avanguardie che cercano spazio, l’alternativa, i cantanti politicizzati, a questo punto l’intellighenzia che sta giù lo elegge come rappresentante dell’insoddisfazione giovanile in Italia, e quindi Bennato nell’estate del ’73 fa tutti i festival di lotta continua, di lotta operaia, chi più ne ha più ne metta”

 

Con te c’era Raffaele Cascone, giusto? Conduttore in Radio RAI…

“Si esatto, che commenta ‘Edoardo, questi sono tutti figli di papà che giocano a fare i rivoluzionari, ma comunque fai buon viso a cattivo gioco, tanto sai di che pasta sono fatti sia quelli di destra che quelli di sinistra, sia quelli di sopra, sia quelli di sotto, sventolano il loro marchietto, ma non sanno quello che fanno’ “

 

Anche tuo fratello Eugenio è fondamentale fin dall’inizio per te, no?

“Eugenio è il mio alter ego, laureato in fisica nucleare con 110 e lode, è attento, lucido”

Cosa succede dopo Civitanova Marche quindi?

“Nel giro di poche settimane Edoardo Bennato diventa un idolo, perché gli opinion leaders lo fanno diventare un idolo, tant’è vero che a ottobre il direttore della Ricordi lo richiama, ‘Edoardo caspita, sei diventato una leggenda, c’abbiamo ripensato, facciamo un 45 giri con ‘Ma che bella città’ e ‘Salviamo il salvabile’”. Divento nazionalpopolare, “Burattino senza fili” arriva al primo posto delle classifiche, batte Lucio Battisti, e questo è sgradevole per quelli che mi hanno eletto a rappresentante dell’insoddisfazione giovanile, come deus ex machina e rappresentante di certe teorie rivoluzionarie e progressiste, dovevo rimanere una cosa per l’elitè”.

“Io ho ammirazione, quasi invidia, per il ragazzino del video di “Non c’è”, perché lui sa di dare emozioni, arrivano sotto forma di monetine da parte della gente, lui distribuisce emozioni, lui sa che la sua musica da emozione, ma il ragazzino del video rifiuta a priori ogni contatto, intesa e rapporto con i media e con i marpioni, i gatti e le volpi che gli vogliono fa firmare un contratto, vicino a lui c’è il teatro dei talent, ma lui se ne strafrega, io lo invidio quel ragazzino perché non insegue il successo mentre io, fin dalla prima ora, quando mi sono messo in strada col tamburello a pedale, cercavo il successo, e lo cerco anche in questo momento mentre sto parlando con te. Però la situazione si è incancrenita perché mi trovo in una trincea, diversa da quella dove ti ritrovi davanti il nemico che spara, nella mia c’è il nemico sia davanti sia alle spalle, quindi diciamo che Bennato ha vita dura, così come nel ‘73 quando la Rai non voleva trasmettere le sue canzoni è così adesso, è pericoloso, Bennato è un personaggio strano, non si capisce da che parte sta”

 

Da che parte sta Bennato?

“In questo disco canto una canzone sul razzismo insieme a Clementino, entrambi la pensiamo allo stesso modo, che tutti gli esseri viventi di qualsiasi razza, sono uguali. Il razzismo è un’infezione latente, un espediente che la politica utilizza per farsi la guerra, per gettarsi fango addosso, un’infezione che riguarda più le classi più disagiate, perché sono loro che hanno paura dell’uomo nero, quelli che fanno bei discorsi e si riempiono la bocca di tolleranza, molto spesso sono figli di papà che vivono nella zona della città dove si vive meglio, quindi giocano a parlare di buoni sentimenti ma quello che manca, in generale, in questo momento, è la pubblica istruzione, in questo disco infatti c’è anche un brano che si intitola “Il mistero della pubblica istruzione” in cui parlo dello squilibrio che c’è tra nord e sud, uno squilibrio enorme, il vero inghippo dei problemi italici. Anche in questo momento, tutto quello che stiamo vivendo accentua questo squilibrio e queste tensioni, aumenteranno implacabilmente gli addebiti e questo ha dei risvolti kafkiani”

Questo squilibrio ultimamente è stato lamentato dal Presidente della Campania De Luca, che poi è la tua regione…

“Mentre noi parliamo c’è una situazione kafkiana tra il responsabile di una delle regioni più popolose e importanti d’Italia, una polveriera, il Governatore eccelso della Campania, che comunque è anche simpatico, divertente, e la pensa anche in modo giusto se vogliamo, anche se usa un linguaggio mussoliniano, quello da ‘olio di ricino’, ‘La situazione è tale per cui (imitando alla perfezione De Luca) ve lo dico con le buone, tra un po’ sarò costretto a dirvelo con le cattive, mi sono approvvigionato di imponenti quantità di olio di ricino e provvederò a farvelo ingoiare a tutti quelli che ancora si ostinano ad andare per strada, andare a ballare’, ecco questo è un atteggiamento mussoliniano, fascista”.

“Quelli al governo quindi sono violentemente provocati da De Luca, la situazione è tale che fanno finta di niente, sono costretti a far finta di niente, questo De Luca giorni fa ha detto che questo è un governo di incapaci che deve togliersi di mezzo, non lo dice il capo dell’opposizione, lo dice il governatore della Campania, la situazione è tragicomica, non solo spettrale. De Luca è un personaggio collodiano, kafkiano, è la commedia dell’arte portata a degli eccessi che rasentano la tragedia italica. Gli italiani se sono collegati su Rai2 o su Rai3 hanno delle indicazioni, su La7 altre, su Rete 4 hanno disposizioni diametralmente opposte, perché sono i buoni e i cattivi che si fronteggiano, ridicoli anche ai loro occhi, quelli sani di mente e quelli squilibrati, quelli lucidi, progressisti, quelli cattivi, egoisti, spietati e gli italiani stanno in mezzo.”

E Bennato quindi? Dove sta?

“Edoardo Bennato fa arte, musica, cultura. Ci sono personaggi della musica leggera che possono essere invitati dal governo a rappresentare certe idee, certe istanze, e quindi fare da testimonial, Dylan no, i Rolling Stones no, io no, non posso rappresentare una fazione politica, non devo farlo, non l’ho mai fatto e mai lo farò”

Men che meno la fazione di Salvini, ritornando all’episodio della foto rubata, no?

“Chiaro, se nei camerini arriva Bertinotti, senza che lo sapessi, e dice (imitandolo) ‘Quello di cui parla dovrebbero ascoltarlo tutti i giovani italiani”, nessuno ci fa caso, ognuno fa caso quello a cui vuole fare caso. Qui non si parla di musica, non si parla di arte, non si parla di cultura, qui si parla in ogni circostanza, su ogni testata giornalistica, della lotta spietata che è in atto da decenni tra due fazioni politiche e in questo contesto si inquadra questo rapporto surreale tra il governatore della regione Campania e la cricca al potere a Roma, in cui non si capisce come andrà a finire, in cui i lettori italiani, inebetiti, stralunati, impauriti, terrorizzati, assistono impotentemente. Questo la dice unga sulla follia collettiva e collodiana. Dico collodiana perché io nel ‘77 trovo opportuno trovare un’impalcatura che mi evita di essere troppo didascalico, retorico, paternalistico, cioè il canovaccio di Collodi”

È la tua metafora…

“Io riesco a rappresentare le schizofrenie italiche con questa favola. Chiaramente devo anche divertire, ci sono professori di università dotti interessati a quello che dico, alle mie elucubrazioni filosofiche, però ci sono anche i ragazzini di cinque anni che ballano, si divertono a cantare “quanta fretta ma dove corri…”. Ho raggiunto l’obiettivo, non devo fare lezioni di politica, non devo fare quello pesante, greve (accennando una perfetta imitazione di Guccini)”.

“Non devo avere questo linguaggio retorico, demodè, carducciano, no, siamo nel 2020, devo divertire e dare emozioni, io utilizzo la favola per ironizzare e ridicolizzare certi aspetti paradossali della nostra società. Collodi è spietato, è un pazzo, è un trasgressivo, un sobillatore, è molto più spietato di quanto non lo siano i giornalisti di questi tempi, tra le righe dice delle cose tremende considerando che scrive un libro per bambini. Io nel ‘77 ribadisco queste cose, per cui divento anche io un pazzo, un trasgressivo e un sobillatore, ma nessuno ci fa caso, perché le persone fanno caso solo a quello che vogliono”

Fa sorridere che le chiami spesso “canzonette”. Fa impressione perché sono canzoni che per tutti noi hanno significato moltissimo. Quelli che noi chiamiamo capolavori tu le chiami ancora canzonette, è anche molto dolce sotto un certo punto di vista…

“Spesso sono gli stessi estimatori che non riescono a capire l’ironia, quando uscì la trasposizione della favola di Pinocchio, cioè “Sono solo canzonette”, a Milano uscii di casa e c’era uno dei miei fan che mi aspettava con il disco in mano, voleva che glielo firmassi, mi ha detto ‘Sono un tuo grande estimatore, ma non ho capito: perché hai dichiarato che sono solo canzonette? Le tue sono canzoni importanti, hanno un senso’, ecco quel fan non aveva capito, percepito, intuito il senso ironico. Ed era un mio fan, figurati tutti quanti gli altri. In questo momento poi mancano delle parti del puzzle, la valutazione di ciò che scrive e fa e canta Edoardo Bennato è inquinata, soprattutto in certi ambiti artistici che riguardano situazioni televisive e di giornali. Per questo ho deciso in questo album di riarrangiare pezzi vecchi, per creare una situazione di continuità tra pezzi vecchi e pezzi scritti quattro mesi fa”

“Non c’è” sembra il grido di una generazione intera di cantautori, la tua, che è stata messa da parte dalla discografia…Mi ha colpito molto quando canti “Uno che non vuole partecipare al gran ballo delle celebrità/ma se si rifiuta di cantare la canzone dell’unanimità”…come se non volessi partecipare ad un gioco che non ti piace…

“Si, il protagonista della canzone e anche del video è questo ragazzino che intuisce che il rapporto con i media, con la discografia, con i gatti e le volpi del baraccone apparentemente rutilante e dorato della musica leggera, è un rapporto negativo, quindi non insegue il successo. Qualcuno dice che non bisogna demordere, che per raggiungere gli obiettivi bisogna lottare, ma io in questo momento mi chiedo: se fossi un affermato architetto urbanista non avrei comunque dovuto fare dei compromessi? In ogni attività, ogni mestiere, anche se fai il medico, il ricercatore o il biologo devi scendere a compromessi con le istituzioni, con il potere, con i ricatti”

Qual è lo stato di salute del cantautorato italiano in questo momento, dal tuo punto di vista?

“A me non interessa assolutamente, non mi indentifico nel cantautorato. A me interessa dire delle cose vitali, energetiche e che hanno un senso nel novembre del 2020 e mi rivolgo ad una platea ipotetica di ragazzi che hanno vitalità ed energia e credono nel futuro, non certo vecchi nostalgici rimbambiti. Per quanto riguarda il cantautorato, io ho stima di pochissime persone, pochi sono riusciti a dare un senso, c’è riuscito per esempio splendidamente, in modo ironico Rino Gaetano, tant’è vero che le sue canzoni sono ancora tra le più ascoltate, nonostante tutto; è riuscito a fare poesia a suo tempo Francesco De Gregori, anche se in questo momento lui si sente un po’ amareggiato per quello che vede e non riesce a trasformarlo in poetica, è avvilito e triste”.

“Ho stima incondizionata, sia per quello che scrivono che per i loro concerti, per Jovanotti e Zucchero. Sono molto amico di Alex Britti e mi piace molto quello che fa. Poi, al di sopra di tutti, Morgan, che è vulnerabile come persona però in ogni circostanza, anche quando appare come un pazzo squilibrato, parla sempre con cognizione di causa, ed è il motivo per cui in questo album c’è un brano che canto con lui; nella canzone Morgan si rivolge a me e mi chiede ‘Perché tu vuoi giocare con me che ho fatto il diavolo a quattro e non ricordo perché?’ ed io rispondo ‘Perché tu vuoi ballare con me che c’ho provato’, e alla fine lui mi chiede ‘Perché vuoi costringermi a dare un senso a questo gioco al massacro?’. È tutto folle, schizofrenico, siamo due psicopatici che si cantano una strofa per uno, però ha tutto un senso, come tutto quello che faccio, anche se si rivolta contro di me”

Come mai pensi che si rivolti contro di te?

“Per lo stesso motivo per cui la realtà non la conosce nessuno, per lo stesso motivo per cui proprio quella lobby che avrebbe dovuto sostenere un album come ‘Pronti a salpare’, l’ultimo che ho fatto, mi contrasta. In una conferenza stampa una volta arrivarono dei giornalisti di estrema destra a dirmi ‘Ma perché giochi a fare quello che difende gli oppressi? Quelli vengono solo qui da noi a rubarci il lavoro e il pane’, io vengo aggredito da questa fazione politica, però, credimi, quello che è peggio sai cos’è? Che vengo ignorato dall’altra fazione politica, che dovrebbe sostenermi”

C’è qualche giovane di questa nuova generazione di cantautori che trovi interessante? Ieri tra l’altro è stata presentata la rinascita della NUMERO UNO, la casa discografica che ti ha lanciato…

“Ti confesso che, sarà anche per pigrizia, in questo momento non mi arrivano degli input, qualcosa che dico ‘ah avrei voluto scriverlo io!’, qualcosa che mi da emozione, qualcosa che mi da energia, che mi da carica, perché la musica è qualcosa che deve dare carica ed energia, l’obiettivo quando scrivo brani come ‘Non c’è’ è quello di dare carica propositiva agli altri, aldilà della retorica che potrebbe esserci tra le righe della canzone, in quel caso la retorica è l’impossibilità di ognuno di noi di seguire i nostri sogni e trasformarli in realtà”

Posso chiederti in tutta la tua lunga carriera piena di successi un momento che ricordi particolarmente? Che ti ha reso particolarmente felice o fiero?

“Per me i modelli musicali, i miei punti di riferimento, hanno la pelle scurissima e fanno blues, che è un modo particolare di dire le cose, un atteggiamento musicale. Ero al Pistoia Blues nel ’91, c’era ospite B.B. King, il mio idolo, e qualcuno paventò l’ipotesi di suonare qualcosa assieme, in genere si fanno queste jam, così entrarono nel camerino di B.B. King, c’era in bella mostra la sua chitarra Lucille, e gli dissero “C’è un musicista italiano che vorrebbe suonare con lei” e lui rispose “Chi è questo ragazzo?”, gli dissero “Si chiama Edoardo Bennato” e B.B. King disse “Non lo conosco, chi è?”, uno azzardò dicendo “è quello che ha fatto la sigla dei mondiali”, che per certi versi è stato sempre un mio capo d’accusa per la lobby spocchiosa, ricordo che un giornalista una volta mi disse ‘Io devo dirtelo, tu per noi eri un punto di riferimento, ma quando ti abbiamo visto sgambettare sul campo dei mondiali c’è crollato un mito”, comunque in quel frangente B. B. King venne rassicurato e accettò di fare questo brano con me; non provammo niente, andammo sul palco e suonammo “Signor censore”, in quella circostanza ebbi un’emozione enorme. L’anno successivo ci ritrovammo in un altro festival blues, in Sardegna, e suonammo ancora, io con l’armonica e lui con la chitarra, alla fine lui mi guardò con il suo sguardo paterno e mi disse: “Man, you can play the blues”, quindi io ricevetti sul campo la laurea ad honorem in blues da B.B. King.”

Wow…

“Ora, io mi chiedo, com’è possibile che viviamo nel 2020 e in Italia ci sia musica così rancida? è strano. Perché i ragazzini non si vanno a guardare questi episodi? Non dico per forza John Lee Hooker, ma almeno i Rolling Stones, Jim Morrison, per capire il livello di energia, di emozioni che arriva da questi episodi”

Forse sono alla ricerca di musica più “facile”?

“Io ho l’impressione che il pubblico non sceglie mai, il pubblico è una massa che viene pilottata e condizionata dai media. Le masse sono facilmente plagiabili quindi vengono indottrinate, irretite, rincretinite dai media, che possono essere le radio, che propongono certe cose, e la gente non sceglie più. Ma la gente non ha mai scelto, mai, le masse non scelgono mai, seguono soltanto la moda”

Passando alla crisi sanitaria in atto, a parte la situazione dei lavoratori dello spettacolo, l’impressione è che il governo stia lanciando messaggi facendo credere che la cultura non sia un bene di prima necessità…

“è evidente che in questo momento siano in balìa degli eventi e non sanno che pesci prendere, probabilmente anche i loro interlocutori avversari non saprebbero che pesci prendere, perché siamo in una situazione in cui non riusciamo a capire cosa succede e perché succede; siamo impauriti, ottenebrati. È chiaro che la musica e la cultura siano fondamentali ma in questo momento a chi lo vai a dire? Noi viviamo in una nazione che è rappresentata a livello musicale dal Festival di Sanremo, quindi che ne vuoi sperare?”

“Quelli che amano il blues, le cose davvero belle, siamo una minoranza, il 5%, noi non contiamo, contano le masse, quelli che seguono il Grande Fratello, quelli che vedi il pomeriggio su Canale 5, siamo ad un livello di incretinimento totale, quindi che ne vuoi sperare? Che le istanze del mondo della musica siano ignorate è un dato di fatto, io a giugno sono stato da Franceschini, ho interloquito con lui al Ministero, anche lui nell’ambito del governo viene zittito, gli dicono ‘Tu sei il Ministro della Cultura, ma in questo momento, abbi pazienza, fai il bravo e segui le indicazioni del governo, in questo momento la priorità è la salute quindi, caro ministro, la cultura passa in secondo piano’, non vanno tanto per il sottile”

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