Da tempo si intravedono abitudini orchestrali dentro le pieghe della grande canzone d’autore. Da De Gregori a Fabi passando per Bersani e tantissimi altri. Arrangiare tutto in chiave orchestrale o, addirittura, dentro una spietata sintesi di strumenti. E qui, nel primo disco di Greta Caserta, si fa incetta di questo mood sfogliando momenti che possono anche restare piano e voce senza accusare il minimo disagio nell’essere nudi… che nudi non sono, anzi… tanta magia e tanto potere visionario. Esce “Oltre” che porta già dal titolo l’invito a superare i canoni estetici a cui il pop ci ha ormai assuefatti. La Caserta, che dopo tanti anni di studio, gavetta e qualche singolo pubblicato, arriva al suo esordio ufficiale e si fregia di un lavoro arrangiato da Claudio Wally Allifranchini (tranne il brano “Ho visto te”, arrangiato da Alberto Sonzogni), con il Quartetto Archimia (Serafino Tedesi, Paolo Costanzo, Matteo del Soldà, Andrea Anzalone) e il pianista Fabio Piazzalunga.
Una track list di 11 inediti in italiano e inglese che si apre con “Il silenzio” di cui abbiamo citato il video ufficiale: come benvenuto nel disco non è, penso io, il migliore possibile. Soprattutto nella resa del video assai amatoriale (anche e soprattutto per la componente “recitativa” che serviva di spessore e che invece soffre e non poco) ma anche per queste liriche decisamente “liturgiche” che pretendono una immersione forse troppo spirituale. Non ci sarebbe niente di male, intendiamoci, se non fosse che il tutto viene retto da una canzone un po’ debole e che invece porta in scena una solennità esagerata a mio avviso… e peccato per questo inizio perché poi il resto del disco sfoglia un suono sempre avvincente, soluzioni per niente banali e anzi, un modo di pensare alla canzone etereo, spirituale come dicevo, esoterico a tratti… un brano come “Contatti” rapisce e non molla la presa, con un retrogusto di fortissimo pop nelle strofe e di lume di candela nell’inciso vocale. E questo momento soul quasi gospel che troviamo in “All” che tanto richiama lo spirito natalizio a cui ci stiamo avvicinando. E belle le tinte alla Renato Zero quando il piano introduce “A metà”… belle le avventure di archi che troviamo nella title track che chiude l’ascolto: un dipinto di Tim Burton arreso al pop romantico ma senza esagerare ecco…E che bella la voce della Caserta soprattutto quando spinge su zone alte della scala… trema un poco ai bordi e non sono pochi i momenti del disco in cui si macchia di sapori blues.
“Oltre” è un disco delicato, che sembra presuntuoso senza aver strumenti per reggere la sfida (all’inizio) ma poi si adagia con rispetto ed umiltà e sfoggia bellezze che i nostri pregiudizi non avevano considerato. Un disco da più ascolti sicuramente…


