È un disco che rompe abitudini e frantuma previsioni. Non inventa nulla e anzi ricalca qualche bello scheletro di armadi pieni di citazioni raffinate. A proposito di fratture: in apertura già tutto ci regala una tensione che si riflette in tutto il lavoro che segue. L’esordio di Nedo dal titolo “Ci vuole iniziativa” si muove proprio rifiuta il cliché (anche se poi parliamo sempre di pop d’autore), rifiuta le pose della nuova canzone indie, del pop patinato da macchine intelligenti, sposa il rock acido ed allegorico (che i più rimanderebbero a Zappa), sposa le irriverenza di Ivan Graziani e non sopporta le scorciatoie del folk impegnato e prevedibile. “Ci vuole iniziativa” nasce tra le manopole del The Cave Studio di Daniele Grasso, a Catania, e porta con sé un suono che sa di anni Settanta ma senza nostalgia, piuttosto come un impulso viscerale, ruvido, non addomesticato.

L’industrial di “Quello che farò” di rituali primordiali nel drumming si contrappone all’incipit acustica quasi esotica di “Passi indietro”… e poi il punk spruzzato ovunque, niente che suoni “perfetto” come vogliono le radio oggi, compresa l’ultima “Futuro” che pare una demo ottimamente raggiunta dopo ore di garage… la speranza è viva ma ci vuole iniziativa dice il nostro Nedo e devo dire che il coraggio e l’iniziativa di essere oltre l’apparire è il cuore pulsante di un disco che forse non si gioca brani che funzionano chissà quanto ma che pulsano di verità vincendo a mani basse sul tema…


