Incontriamo da vicino il suono e la penna di Lorenzo Bonfanti che abbiamo anche conosciuto visti riscontri alle audizioni dell’ultimo X Factor, arrivando alla fase degli Homevisit in squadra con Fedez. Ma ore è tempo di un disco personale dal titolo “Amare è così”. Parleremo tanto di delicatezza, di vita, parleremo anche di come alle volte suona “nordico” e poi si chiude con qualcosa di inatteso…
Delicatezza. Questa è una parola importante che torna dentro questo disco. Anche dentro i suoni… piccole cose. L’amore è così?
L’amore è così quando ha bisogno di essere così, a volte è più esplosivo e irrazionale ma l’amore deve essere, in ogni momento, spontaneo.
Mi fa molto piacere che questo disco abbia trasmesso delicatezza perché voleva essere una carezza che andasse a lenire le ferite di chi ha sperimentato una forma di amore tormentato ma anche un abbraccio a chi vuole amare con tutto il cuore ma fa ancora fatica a lasciarsi andare.
Campanellini, aria e lunghe distese come dentro “Alskär”. Sai che mi sa di “nordico” questo disco?
L’attrazione verso i luoghi freddi, la loro capacita di essere evocativi rimanendo sempre uguali a se stessi ma diversi ogni giorno sono sicuramente parte del mio vivere e scrivere. Alskär è una di quelle canzoni che vogliono essere come quei luoghi: sembrare leggere ma nascondere in realtà una delle sfaccettature più importanti dell’amore: saper ridere insieme.
Mi colpisce quando esci da tutto questo in un brano in chiusa come “Sfigato”. Che momento del disco è?
È il momento dell’amore per se stessi. Duranti gli anni ho sofferto molto per la mia obesità e la perdita di capelli, oltre ad una situazione familiare poco stabile.
Sentirsi inferiore ti porta in posti molto bui, dove nemmeno la solitudine riesce a consolarti e quindi ho deciso di farmi aiutare intraprendendo un percorso psicologico e uno di dieta, perdendo quaranta kili. Da qui è scaturita la necessità di scrivere una canzone in cui capire che il primo passo per affrontare qualsiasi cosa è accettare se stessi per come si è e nessuno può giudicarci se decidiamo di cambiare. Il cambiamento parte dall’accettarsi e dal capire che l’amore per se stessi è il primo passo per amare gli altri.
Parli di ombre e di luce. La grande letteratura ci insegna a far pace con le ombre. Tu invece dichiari che è tempo di portare alla luce la nostra luce. Chi ha ragione?
Io non sono nessuno per dire chi ha ragione o meno, semplicemente ho conosciuto l’ombra; pensavo fosse un posto confortevole invece era un inganno perché ti porta a diventare sempre più parte di quell’ombra fino a voler sparire. La luce comporta la responsabilità di metterci la faccia, di fare fatica e di provare in ogni modo ad essere veicolo di serenità. Forse quella di cui parlo è utopia, ma questo non deve impedirci di provarci.
C’è tanto passato dentro questo disco o sbaglio? Tanta nostalgia… almeno mi arriva così… il futuro?
In 1984 Salmo dice “dove c***o vai se non sai da dove vieni?” e può essere intesa sia geograficamente, sia come percorso di vita: c’è nostalgia dentro questo disco perché ricordo la mia infanzia come libera e leggera ed è una sensazione che non vorrei mai perdere; conservare quella parte fanciullesca anche in età adulta penso possa farci vivere tutto con occhi diversi.
Il futuro è un’incognita di cui bisogna accettare l’imprevedibilità ma si può cercare di crearsi il proprio futuro provando pianificando i propri passi: per me sarà sicuramente la pubblicazione di nuovi brani e più date possibile per spargere un po’ di musica e amore, perché “amare è ANCHE così”.


