di Paolo Tocco
Vieni, ti racconto una storia… che anche io ho paura la sera quando fa notte… e la notte fa giorno…
Quello che ritrovo sempre dentro i suoni di Luciano, dell’amico Luciano D’Abbruzzo, è la quiete. Una quiete densa di senso e di maturità, un luogo che diviene chiesa, una casa che non ha bisogno di sfarzi e non cerca trasgressioni. Qualcuno direbbe che c’è tanto “classicismo” nel suono pop d’autore, nel suo essere cantautore… non ci sono segni particolari… che quando “omaggia” Battiato dedicandogli “Angelo incustodito” si sente che il territorio è quello, non c’è troppo bisogno di sforzarsi.

Ecco: Luciano, l’amico Luciano D’Abbruzzo, non ha di questi segni riconoscibili… e detta così, sembrerebbe una critica assai pensate per l’ego e la riconoscibilità di un artista. Ma invero, quello che per me lo rende magico non sta nella forma ma nel modo. Questo nuovo disco “Padre” non mi stupisce ne mi disorienta: mi accoglie, mi fa sentire che son tornato in una casa che conoscevo da tempo, dentro le piccole cose, quel calore di voce che quando si chiude a completare i periodi dentro basse frequenze un poco si aggrinza ai bordi come a coccolare, a carezzare, come fa la mano di un padre quando torna la notte e viene a sorvegliare i tuoi sogni. Non ti sveglia, dormi e sogni e lo farai anche il giorno dopo… e nei sogni, che ormai abbiamo perduto, che vive ogni disco di Luciano, l’amico Luciano D’Abbruzzo… poeta, artigiano di parole, dedica questo disco alle parole importanti, ai padri putativi di tante rivoluzioni sociali, alle cronache dei vinti che nella sconfitta ci hanno regalato il cambiamento, ai vincenti che hanno condiviso la “coppa” con chi neanche li stava a sentire… è un disco sociale, ma è anche un disco di tutti noi che siamo pur sempre figli, anche quando un padre inizia la ninna eterna dei poeti e tu ci provi a svegliarlo… adesso toccherà a noi carezzare i suoi sogni… toccherà a noi carezzare i nostri sogni.
Queste canzoni non sfoggiano sfacciatamente nomi e riferimenti, non fanno storie e non danno coordinate precise. Che ognuno si faccia il suo viaggio e che ognuno, alla fin della fiera, riveda il suo di padre, il suo eroe, la sua battaglia… e qui svetta la preziosa “Trenino giallo”, inno e manifesto della potentissima fragilità umana al cospetto dei suoi stessi orrori. Basta poco, sempre poco… basta un cancello, una ruggine, un gioco intorno al fuoco… basta davvero tornare alle origini per ritrovarci salvi. E questo disco, senza eccessi, senza trasgressioni, senza sfarzi inutili, torna alla radice… ecco il vero segno particolare di ogni opera di Luciano, dell’amico Luciano D’Abruzzo…

A proposito… attorno a questo disco c’è un libro che preso dovrò leggere. Dice di intitolarsi “Madre” uscito per Edizioni Underground? e dice – o almeno promette – di regalarmi un omaggio alla Donna che so già essere vita, so già significare nascita ma anche rinascita… sono sempre affascinato dalle parole artigiane di Luciano, dell’amico Luciano D’Abruzzo…
A proposito ancora… non è vero che il disco non sfoggia sfarzi. Arrivate alla chiusa “Davanti la chiesa” dove, il circo di quartiere e i suoni magistrali di una produzione raffinata, fanno festa tra richiami caposseliani e trombe di caldo mondo latino… e paradossalmente, anche dentro la festa, trovo angoli piccoli dentro i quali rifugiarmi…

