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M.armo: è il momento di parlare di queste “Salite libere”

Come promesso guardiamo da vicino il disco d’esordio della formazione bolognese…

L’avevamo annunciato ed eccoci qui ad illuminarlo nel dettaglio. Esordio discografico per la formazione bolognese dei M.armo. Si intitola “Salite libere” questo primo lavoro di inediti pubblicato dalla Seahorse Recording di Paolo Messere. Lo trattiamo con entusiasmo per alcuni aspetti che secondo noi, nonostante l’irruenza libera di un esordio che si ficca anche dentro ombre evitabili… però sono stati ben calibrati e attenti nelle scelte di produzione. In fondo anche queste sono salite doverosamente libere da praticare.

Il sound si apre con “Sogni d’adolescenza” con questo rolling acustico molto americano… subito si imprime la voce di Giulio Cioffi, quella “mediosità” quasi nasale che la rende assai caratteristica. Sembra che sin da queste prime battute sia l’America un punto fermo, un target di suono e di mode nelle soluzioni corali delle voci che tanto mi richiamano quel modo alla Simon & Garfunkel di quando facevano brani più pop. E poi la variazione che imprime il giro di basso a scendere sulla strofa è decisamente una trovata americana, da belle roots al tramonto… e se il buongiorno si vede dal mattino, e se potessimo qui parlare di inciso (o comunque di variazione del tema principale) ecco allora che il brano si fa elettrico e nei suoi ostinati cerca di alterare quelle che per molti sarebbero stati finali possibili. Fateci caso: in tutto l’ascolto, la forma canzone dei M.armo si ciberà spesso di questi ingredienti. Come a dire: da questo primo brano si fa chiara l’intenzione della band di cercare un pop che non sia mai scontato. Ci riescono? Timidamente forse… anche se non sono sicurissimo che nel cercare alternative abbiano trovato l’oro. Ma di certo è lodevole il fatto che ci provino in modo evidente.

“Il navigante” è la seconda traccia: è un continuo di questo alterare le aspettative, come detto. Si noti come il momento in cui il testo si chiude sulla cellula melodica ricorsiva (quando dice “in onda” o “in sponda”) diventi una pausa dal “caos” scritto e cercato dall’incastro della voce con gli accordi di elettrica e con i ricami quasi “prog” (mi si passi l’esagerazione figurativa) di basso e batteria. Ostinati che un poco mi fanno perdere orientamento e che in questa particella si risolvono e mi danno quel senso al tutto.
Quando i M.armo si dedicano invece ad una scrittura lineare come in “La Macchina del Tempo” devo dire che dal punto di vista sonoro ci stanno alla grande, ogni dialogo strumentale è pulito e chiaro, l’amalgama è comoda, rilassata, sicura e seducente… ma forse perdono in narrativa, acquistando un che di monotonia…
Altro punto in ombra: nel disco incontreremo anche due composizioni strumentali. Il primo in orinde di tracklist è “Se camminando” che probabilmente, forse anche complice un mix non propriamente caratterizzante, soffre nel dichiarare il suo senso e la sua forma. È come se non lo capissi del tutto e mi resta quel nonsense che mi fa chiedere: e quindi?
Appena diverso il secondo dal titolo “La strada per il mare”: fin quando il brano resta scarno di suoni, mi strega nel fascino di una distopia sospesa, quella semplicità lineare che, come detto sopra, vince. Poi arriva un “troppo altro” che rompe l’equilibrio e tutto si fa ridondante… dov’è il senso? Bellissime le linee di basso… le avrei sottolineate di più…

Torniamo sulla retta via. Non starò qui a decantare tutto il disco ma almeno due passaggi ancora me li concedo: la title track di sicuro, brano che sfoggia quell’ostinato di chitarra (accordi in settima?) davvero efficace e rendono questo il vero brano rock del disco… e penso anche sia la vera punta di diamante in un ipotetico live.
E poi scelgo il singolo “Atene” di cui troviamo un video in rete forse un po’ troppo amatoriale. Avrebbe meritato molto di più ma mi rendo conto che un esordio lotta non solo con l’economia ma anche con problematiche tecniche e logistiche di ben altro spessore. Leggero, soffice, a tratti incantato nelle descrizioni… forse il brano più “cantautorale” pensando a come i nostri hanno gestito la lirica e le sue immagini.

“Salite libere” è un esordio, ricordiamolo sempre. Nato dalla pandemia, dalle restrizioni, nato durante rivoluzioni interne al gruppo appena formatosi, ed esterne al mondo che sempre contamina ogni forma artistica. È di sicuro un progetto denso di personalità, motivo in più per provare davvero e non mollare la presa nonostante i tempi liquidi di attenzioni omologate. In fondo cari M.armo l’avete detto: sono salite e siete liberi di scegliere. E con questo disco vi siete schierati… buona salita. Noi siamo con voi…

Biografia di Redazione Bravo!

Bravonline nasce tra il 2003 e il 2004 frutto della collaborazione tra vari appassionati ed esperti di musica che hanno investito la loro conoscenza e il loro prezioso tempo al fine di far crescere questo magazine dedicato in particolar modo alla Canzone d’Autore italiana e alla buona musica in generale.

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