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Marco Ongaro: Star Trek, un poetico viaggio nel presente per capire il futuro

L’intervista Fabio Antonelli

L’intervista a Marco Ongaro: di Fabio Antonelli

A due anni dalla pubblicazione dell’album Il fantasma baciatore (D’autore – Azzurramusic) e a un anno dall’uscita del singolo “fuori programma” Hotel Bella Italia, che nel tradurre il classico degli Eagles (Hotel California) ne rilegge in chiaro la smaccata attualità nazionale, Marco Ongaro estrae dallo stesso disco l’estremo singolo Star Trek, video che vuol dare l’addio al denso lavoro pubblicato nel 2018 per annunciare l’avvio dei lavori per un nuovo album prodotto ancora da Gandalf Boschini, per D’autore – Azzurramusic.

 

Il 6 novembre è uscito il video Star Trek, ultima traccia, quasi straniante, del tuo disco Il fantasma baciatore uscito ormai due anni fa. Com’è nata l’idea di farne un video e come è stata sviluppata?

Era necessario salutare un album denso come Il fantasma baciatore uscendone dal fondo, attraverso l’ultimo brano, quello che si chiude in farmacia. Ed è da questa farmacia, nella quale due anni più tardi siamo finiti tutti, che riprendo con l’idea di fare un nuovo disco che ci aiuti a uscirne. La casualità profetica del momento creativo è un patrimonio che si rivela utile a profezia avverata. La solitudine che trasuda dal brano, l’elenco delle cose, l’inventario di ciò che rimane una volta a casa, chiusi, senza socialità, è l’apertura di senso che solo ora comprendo si sviluppava nell’apparente chiusura dell’album. Fare un video significa estrarre un singolo. A questo punto la scelta era obbligata.

 

La canzone è nata da un testo del poeta Nicola Saccomani, cui tu hai rimesso mano e che hai musicato, con una melodia struggente che è un po’ come un addio al resto del disco dichiaratamente rock, una melodia e dei versi che esprimono un senso di alienazione. Quel lungo elenco di oggetti quasi dimenticati… insomma un testo che si presta molto a una rappresentazione visiva. Il video alterna immagini in interni a immagini in ampi spazi aperti, dove è stato collocato geograficamente e perché proprio quei luoghi?

Il testo l’avevamo scritto insieme, Saccomani e io, una dozzina di anni prima. Al momento di raccogliere i brani dell’album me lo sono trovato davanti in tutta l’imperfezione di allora. Così ho preso a limarlo mentre lo musicavo, sistemavo versi, ne aggiungevo, spostavo la farmacia dall’inizio alla fine del brano. Poi naturalmente l’ho fatto ascoltare a Nicola, che ha approvato. Il video di Stefania Tramarin l’abbiamo girato tra Ferrara e il Delta del Po. Ci serviva un ambiente che amplificasse la solitudine, un deserto con cattedrali come i dintorni di Porto Tolle, e anche una città poetica come la dimora di Ariosto.

 

Quell’equipaggio di Star Trek evocato alla fine del brano, che prefigura un viaggio verso mondi sconosciuti, verso l’ignoto, anche se solo attraverso la mente, anche se scritto molto prima che prendesse piede questa maledetta pandemia, mi sembra però trasmettere perfettamente quel senso di alienazione in cui ci siamo sentiti calati un po’ tutti quanti. Non credi?

Sì, in effetti l’equipaggio dell’Enterprise stavolta più che scoprire nuovi mondi si occupa di alieni già noti, dietro al banco della farmacia c’è la ciurma che ci guarda. Gli alieni siamo noi, attoniti, rifugiati in un luogo apparentemente protettivo, in cerca di una cura insostenibile, una sorta di ninna nanna ambientale che ci culli fino al sonno eterno. O ci riporti indietro a quando ci credevamo invincibili.

In fondo questo Star Trek, proprio come la nota serie di fantascienza, ha una funzione di traghettatore verso nuovi lidi, hai detto di avere in mente un nuovo disco che ci aiuti anche ad uscire da questa impasse. Come sarà questo disco? Musicalmente segnerà l’addio al mondo del rock? Ma soprattutto riuscirà ad avere in sé quella forza taumaturgica cui tutti ambiscono in questo periodo in cui tutti si sta un po’ come d’autunno sugli alberi le foglie?

L’atto creativo è taumaturgico prima di tutto per chi crea. L’energia che si attiva è della frequenza più elevata e potente che esista. Certe mattine mi sento fortunato perché, qualunque casino possa esserci intorno e dentro me, nel momento in cui sono chiamato a creare tutto scorre più rapido e intenso, non c’è spazio per depressioni o ansie. Avere un progetto come un nuovo disco impegna qualche mese nelle sue varie fasi, una più appassionante dell’altra. Certo, abbandoneremo l’impianto rock del Fantasma baciatore per intraprendere nuove vie, come Gandalf Boschini mi sta suggerendo da tempo. E per questo gli lascerò stavolta la mano più libera di intervenire su suoni, arrangiamenti e concezione generale delle canzoni scelte. Sarà taumaturgico anche per il produttore esecutivo, immagino. Che poi sia taumaturgico pure per chi lo ascolta, beh, la speranza non costa molto.

 

Un’ultima domanda, visto che del nuovo disco, giustamente, hai rivelato poco o nulla. Vorrei tornare su Star Trek, sulla tua collaborazione con Nicola Saccomani. Curiosando in rete, ho trovato davvero poco di lui, ma ho visto che la sua recente scomparsa è stata accompagnata sul suo profilo Facebook da grandissimo affetto. Come è stato il tuo rapporto con lui? Cosa ti ha lasciato?

Nicola era frontman, insieme a Giuliana Bergamaschi e Luca Zevio, dei Ratatuia, mi par di ricordare, un gruppo che ha vinto l’Arezzo Wave anni fa. Un cantautore oltre che un poeta, un uomo ironico, spiritoso, distaccato e partecipe. Tormentato come lo sono i poeti. Nell’autunno del 2005 ci siamo avvicinati a lavorare su dei testi per non so quale suo progetto che non ha più preso piede. Avrebbe musicato lui il tutto, cosa mai più avvenuta, così come i testi sono rimasti fogli con versi sparsi, un po’ ricomposti l’uno sull’altro, un po’ sul suo quaderno un po’ sul mio. Poi ci siamo persi di vista fino a che, in un momento di sua riemersione, nel 2018, ha scritto e presentato un libro di poesie, Scritti urbani. Sono andato al suo recital e gli ho detto della canzone, che l’avevo rimaneggiata ed era diventata Star Trek, ha approvato il titolo e il lavoro. Poi siamo rimasti in contatto per chat, saltuariamente, gli ho fatto avere il disco, mi ha scritto le sue emozioni, positive sebbene la sua concezione musicale e poetica fosse diversa dalla mia. Gli ho mandato il video Hotel Bella Italia e mi ha scritto belle parole anche su quello. Ma le parole più belle sono quelle delle sue poesie, come il distico riportato nel biglietto di ricordo al suo funerale, nell’ottobre del 2019, una poesia che ritrae perfettamente il tono dei suoi versi, la fulmineità della sua visione creativa, l’ironia tenera, al confine dello struggimento ma sempre distaccata: Tra un milione di virgolette / voglio dirti che ti amo.

Sito ufficiale di Marco Ongaro: http://www.marcoongaro.com/

Marco Ongaro su Facebook: http://www.facebook.com/ongaro.official/

Marco Ongaro su Instagram: https://www.instagram.com/ilbardoongaro/

Marco Ongaro su YouTube: https://www.youtube.com/c/MarcoOngaroAutore/

Fabio Antonelli

Scritto da Fabio Antonelli

Il suo mondo è la musica, l'altra musica, quella che non gira in radio. Dal 2005 scrive occasionalmente recensioni ed articoli per La Brigata Lolli, Il Tonnuto, Estatica, L'sola che non c'era, Bravonline. Dal 2010 entra a far parte della giuria che assegna le Targhe Tenco

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