in , , ,

Novamerica: una terra promessa dentro i cliché del passato

Si intitola “A nessuno piace lavorare” il nuovo disco di Carlo Cerclin Re

Devo dire che scopro solo ora la musica di Carlo Cerclin Re in arte Novamerica, la scopro grazie a questo disco di fresca pubblicazione dal titolo assai provocatorio: “A nessuno piace lavorare”. Il vero centro non è il lavoro ma piuttosto una certa attitudine moderna di adagiarsi alle soluzioni facili – o almeno così è piaciuto leggerlo a me questo disco.

Colpisce l’impatto anacronistico per non dire retrò, vintage, per non star qui ancora a citare il tanto citato citazionismo anni ’80 che ha fatto l’indie fino a qualche tempo fa e che continua a fare con Calcutta, Tommaso Paradiso e compagni cantando. Devo dire che il modo di stare al mondo di queste 6 tracce (lascio per un attimo da parte l’ultima, ci tornerò), rischia di divenire un pastone fermo, statico, compatto, sicuramente solido e affascinante ma assai troppo uguale a se stesso. Questo suono caratterizzato da una scrittura liquida dalle melodie larghe, quasi biascicate nel loro sviluppo, questa Italia in 8mm che torna (forse anche merito dei riverberi) e qui citiamo su tutti Lazlo De Simone che ha edificato un vero trend sul tema.

E pesco a bandiera il brano “Una canzone per l’estate” dove l’ombra delle produzioni di cui sopra è troppo pesante… e a metterci il carico da novanta arriva la sua voce dalla timbrica perfetta per il genere e perfettamente adesa a questi stilemi. Gli ingredienti non mancano: il mix corale della voce unito ad una certa cantilenante tecnica di appoggiare le parole.

Arriva la personalità che si distingue ogni volta che Novamerica abbandona questi forti cliché per regalarci il “silenzio” di riflessioni più intime e ricche di respiro e pace come “Un’altra giornata”. E qui, parlando di stilemi famosi, mi piace assai questo modo “sghembo” di incastrare le parole scelte nella matematica dei periodi. E qui direi che l’effige de gregoriana fa capolino… “E se poi” addirittura mi ricorda Rino Gaetano e le soluzioni di chitarra dentro le strofe di “Jurij Gagarin” sono (anzi, spero lo siano) una sfacciata citazione battistiana di “Amarsi un po’”.
E arriviamo alla settimana e ultima traccia: “A due come noi”. L’ho lasciata da parte perché è tutta un’altra storia. Avrei davvero voluto che tutto il disco avesse seguito questa direzione. Siamo in un post-rock dentro cui la voce diviene strumento più che centro narrativo. Bassa nel mix di questa parete di distorsioni. Sarà sicuramente il centro della curiosità di tutti coloro che avranno la fortuna e il piacere di inciampare dentro le trame di questo disco. Tracce di rock sudista, tracce di R.E.M. se non fosse per la chiusa del brano in maggiore… insomma, per me è questo il momento alto del nuovo lavoro di Novamerica. Per il resto ahimé la sua personalità – che ha dimostrato di avere carte importanti da giocarsi – ha scelto davvero di non lavorare o quantomeno di non lavorare più del necessario, più di quel che bastare far bene i compiti assegnati.

Biografia di Redazione Bravo!

Bravonline nasce tra il 2003 e il 2004 frutto della collaborazione tra vari appassionati ed esperti di musica che hanno investito la loro conoscenza e il loro prezioso tempo al fine di far crescere questo magazine dedicato in particolar modo alla Canzone d’Autore italiana e alla buona musica in generale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Vota l'articolo!

Ottodix: fino a domani il video integrale del concerto veneziano

MOSCATELLI

Moscatelli: dormiamo o siam desti?