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Alex Ricci: il blues che fa il giro del mondo

Esce “Mete” il nuovo disco di inediti di Alex Ricci. Il suono che si contamina di tanto altro nel mondo

Noi lo conosciamo Alex Ricci e molti lo fermano dentro le trame del blues Made in Italy. Ma la verità è che dal blues si parte per fare il giro del mondo. La canzone d’autore, il suono pop, la parola che alla leggerezza chiede evasione ma anche curiosità del diverso. “Mete” è una fotografia di uno stato d’animo più che una forma lirica e melodica. E sono mete quelle di un viaggio che il cantautore abruzzese sviluppa con se stesso e poi con tutti noi dentro un disco egregiamente arrangiato da Daniele “Benji” Benati. Il blues incontra il glam del pop italiano e ne esce un viaggio onirico di bei colori a pastello.

Il blues, la canzone d’autore e il resto del mondo. Alex Ricci dove
quali “mete” ha?
Queste componenti diverse sono frutto anche degli ascolti che ho fatto da ragazzo e delle esperienze musicali fino ad oggi, per venticinque anni i miei hanno posseduto un piccolo negozio di dischi, mio padre è stato sempre un appassionato di chitarre vintage e di chitarristi, la passione per musica è una cosa di famiglia. Le mie “mete”..Fare un disco all’anno, un sound internazionale, la riconoscibilità del suono della mia chitarra, le mie canzoni nel cuore delle persone..e magari anche nelle le radio.

Lavorare con Daniele Bengi Benati che cosa ti ha portato? Il suono
ruvido in qualche modo si è colorato di glam?
Bengi è fortissimo, ha fatto uscire la parte migliore di me, senza stravolgermi e pensare di essere protagonista, un grande produttore prende tutto il materiale, lo analizza, lo ascolta lo seleziona e lo cucie sull’artista, questo è successo! Tra di noi è nato un ottimo feeling, questa sinergia positiva ha spiazzato molti, anche me! Ci sarà sicuramente un altro lavoro insieme.

Posso dirti che sento una evoluzione rispetto al passato? In altre
parole: questo disco si muove e resta poco ancorato alle tue abitudini…
sbaglio?
Non sbagli, per come la vedo io è un album a metà strada fra il primo (Gonna Rossa, 2013) e il secondo (La Verità, 2021) ma con tanta voglia di sperimentare, senza pensare a quelle che sono le tendenze attuali, questo secondo me ha fatto la differenza e lo ha reso un disco sincero e ascoltabile.

Nel disco anche due strumentali e ad un cantautore mi incuriosisce
sempre chiederlo: non servono sempre le parole? Oppure qui bastava il
suono?
Gli strumentali sono universali e possono suscitare grandissime emozioni, quasi sempre scrivo partendo da una melodia semplice, due note di chitarra e se il testo fatica ad arrivare vuol dire appunto che non è indispensabile, questo mi ricorda che prima di tutto sono un chitarrista.

Le tue liriche sono sempre molto dirette e sempre piuttosto aderenti
alla normalità del quotidiano. Che rapporto hai con le parole? Che
responsabilità gli affidi?
Mi piace scrivere usando parole “semplici” che tra loro evochino curiosità, poetica, dolcezza e ritmo, creando delle immagini e delle ambientazioni che in seguto vengono sostenute dalla musica, lavorare su un testo mi impegna molto, a volte mi sfinisce e quando lo chiudo sono euforico e felice, alle parole cerco di affidare la grande responsabilità di emozionare le persone.


Il suono live di questo disco? Lo riporterai anche in una dimensione
“blues”?
Si, il blues si sentirà..Il live avrà un suono scarno e vintage, abbiamo deciso di eliminare le sequenze così da tenere libere le strutture delle canzoni e lasciare anche spazio all’improvvisazione, per il momento in sala prove ci stiamo divertendo molto.

Biografia di Redazione Bravo!

Bravonline nasce tra il 2003 e il 2004 frutto della collaborazione tra vari appassionati ed esperti di musica che hanno investito la loro conoscenza e il loro prezioso tempo al fine di far crescere questo magazine dedicato in particolar modo alla Canzone d’Autore italiana e alla buona musica in generale.

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