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Intervista a Agnese Valle

I miei uomini, un concept di canzoni al maschile sulle declinazioni dell’amore, cantate da una donna libera

Agnese Valle

Sono ormai passati dieci anni da “Anche oggi piove forte…” (2014 – Farfavole), il disco d’esordio della cantautrice e clarinettista romana Agnese Valle. In questi dieci anni Agnese ha pubblicato altri due album “Allenamento al buonumore” (2016 – Autoprodotto) e Ristrutturazioni (2020 – Maremmano Records/Ird), nel 2016 ha vinto il Premio della critica al Bianca d’Aponte, nel 2018 la sua “Come la punta del mio dito”, scritta a quattro mani con Pino Marino, è finita tra le cinque più belle canzoni in lizza per la Targa Tenco “Migliore canzone”, nel 2020 ha ricevuto il Premio della critica Amnesty International Emergenti, dal 2020 conduce un suo programma radiofonico su Radio Elettrica ed è Vocal Coach nella scuola di Amici di Maria de Filippi. Una vita intensa, che ruota intorno alla musica. Ed ora eccola, in questo inizio di 2024, impegnata in veste d’interprete con “I mie uomini” (2023 – Maremmano Records/Ird).


Se tu fossi d’accordo comincerei dalla copertina del tuo nuovo lavoro discografico, una foto che ti ritrae accovacciata, in posizione raccolta, quasi a farti piccola di fianco al titolo dell’album I miei uomini. Mi sembra voler trasmettere un segno di assoluto rispetto verso la materia trattata, ossia nove brani scritti da colleghi uomini, nati per essere cantati da loro stessi, più La Fioraia, canzone appositamente scritta per te da Pino Marino. È giusta l’impressione che ne ho ricavato?

È innegabile che ci sia molto rispetto verso gli autori che chiamo a raccolta in questo disco, lo stesso che ho avuto nel rimaneggiare le loro canzoni. Credo però che per questo non sia necessario farsi piccoli, scendere di un gradino, ma al contrario guardarsi occhi negli occhi e scambiarsi tutte le ragioni che hanno fatto di quei nomi proprio “I miei uomini”. La stima, la gratitudine, il rispetto sì. Sono accovacciata, raccolta ma con il mento alto e lo sguardo vivido verso chi avrà tra le mani questo disco. Sono in ascolto, in scambio e la posizione che assumo in quella foto in copertina è quella che riservo alle persone più intime a cui non ho bisogno di mostrare la mia altezza.


Già nei tuoi precedenti tre album avevi iniziato ad affiancare alle tue canzoni, un brano scritto da altri. Nel disco d’esordio Anche oggi piove forte… reinterpretasti Io e te di Enzo Jannacci, poi fu il caso di Maledette malelingue di Ivan Graziani in Allenamento al buonumore fino a Ventilazione di Ivano Fossati in Ristrutturazioni, quindi diciamo che con questo album hai voluto dedicare interamente un disco ai colleghi uomini che stimi maggiormente. Com’è hai scelto questi nove brani? Avevi già delle idee precise o sei partita con lo scegliere ogni singolo artista e da lì hai effettuato una cernita?

Questo quarto album a mio nome chiude un po’ il cerchio di una tradizione che vede ospitare in ogni album una reinterpretazione di un brano nato al maschile: È con lui che festeggio il mio decennale discografico ed è di per sé “eccezionale”: è il primo album da interprete, ha una struttura a specchio rispetto ai precedenti, ospita infatti (oltre allo strumentale in testa e al recitativo finale) otto brani editi ed un solo inedito mentre gli altri lavori contenevano tutti inediti e un’unica rilettura.

È un concept album che scandisce fasi e tipologie del sentimento amoroso costruendo traccia per traccia un percorso a capitoli: si parla di colpi di fulmine al bivio di una statale, di attaccamento alla vita, di testamenti etici e affettivi, del prezzo da pagare per una passione alla quale non ci può sottrarre e a rischi e alle scelte che questa stessa passione propone.

Il criterio per la selezione dei brani è stato quello di costruire questa narrazione ed affidarla ad artisti uomini che sono stati per me un modello, un’ispirazione e spesso dei compagni di viaggio nelle varie fasi della mia vita, da ascoltatrice e da cantautrice. Nella maggior parte dei casi la canzone e l’autore di riferimento sono comparsi già per mano, come binomio indissolubile; in altri, la canzone scelta è stata quella che in passato mi aveva folgorata, incuriosita e mi aveva permesso di approfondire la conoscenza dell’uomo che l’aveva composta, un po’ come uno sguardo ben assestato al primo appuntamento a cui sai che ne seguirà un secondo.

Così dalle vecchie conoscenze, agli amori adolescenziali, a quelli di donna.


In questa sorta di unico racconto che si sviluppa attraverso le canzoni scelte, La fioraia, l’inedito scritto da Pino Marino per te, mi sembra inserirsi alla perfezione. Questa fioraia che si ritrova in mano l’ultima rosa e, vedendosi improvvisamente riflessa in una vetrina di un bar rilegge la propria esistenza, assomiglia tanto a te, che dopo dieci anni di dischi e concerti in giro per l’Italia ti guardi indietro e, con questo album da interprete, fai un bilancio dei tuoi primi dieci anni d’artista. È così? Come sono stati questi primi dieci anni?

Con La fioraia appare lo stelo di quel fiore i cui petali rappresentano gli uomini e le canzoni sfogliate una ad una in questo viaggio; li sostiene, li tiene insieme così come rappresentato nell’artwork dell’album curato da Giulia Valle.

La fioraia è uno dei personaggi che tiro fuori dalla “valigia dell’attore”, è una donna che nella vita ha camminato tanto ed ha fatto della pazienza e dell’attesa la virtù che muove i suoi passi. Vede il mondo cambiare attorno a sé e procede e persevera nel dispensare bellezza anche dove non riconosciuta, dove non meritata. È disposta a distribuire i suoi fiori fino all’ultima rosa, che tiene per sé come gesto d’amore e gentilezza auto rivolto in attesa di trovare chi davvero sarà pronto ad accoglierlo. È l’ennesima declinazione d’amore di questo disco, è la storia di una donna che ho imparato a conoscere e nella quale mi sono riconosciuta, in questo cammino lungo dieci anni ricco di incontri, di mode, di assensi e dissensi.

Un bilancio? Sono stati anni pieni di vita, di esperimenti, di alleanze, di viaggi verso nuovi palchi, più o meno convenzionali: abbiamo suonato in strada, in carcere, nelle case di cura, nei chioschi dei parchi a Parigi; abbiamo percorso chilometri in macchina, preso aerei, traghetti.

Sono cresciuta con la mia musica e la mia musica è cresciuta con me, ho spesso cambiato pelle e questo non è sempre stato facile. Nel bene e nel male però, sono stata libera, condizione per me imprescindibile, che mi ha permesso di seguire la mia necessità artistica e mi ha tenuta costantemente connessa al motivo per cui ho scelto questa vita.


Hai parlato di esperimenti e, in fondo, anche questa tua avventura da interprete sembra essere un esperimento pienamente riuscito, si può dire che attraverso un preziosissimo lavoro di riscrittura musicale e una serie di arrangiamenti molto moderni hai dato, ad esempio, nuova vitalità ad una canzone come Autogrill di Francesco Guccini ed hai fatto emergere tutta la poeticità del testo di Altrove di Morgan, giusto per citarne due. Ho letto poi, che il tutto confluirà in uno spettacolo teatrale che debutterà questa primavera. Sarà una forma di teatro canzone? Mi puoi anticipare qualcosa?

Sì, sarà esattamente questa la forma che si occuperà di raccontare il disco, uno spettacolo di teatro canzone, nato parallelamente all’album. Andando nel retro di copertina infatti si potranno rintracciare, affiancati ad ogni titolo, i capitoli e quindi gli atti che comporranno questa mise en scène, proprio ad indicare come i due percorsi, quello teatrale dal vivo e quello del lavoro in studio su supporto, siano da considerarsi un tutt’uno.

Debutteremo nella primavera 2024 partendo proprio da Roma e con me sul palco ci sarà la mia band: Annalisa Baldi alla chitarra, Luca Libonati alla batteria e Fabrizio Fratepietro, produttore artistico dell’album, che si occuperà dell’elettronica e dei synth.

Parte integrante dell’allestimento scenico saranno gli scatti di Giovanni Canitano, selezionati dal suo vastissimo archivio fotografico, che andranno a comporre una sorta di album di famiglia de I miei uomini.

Ringrazio molto Giovanni per aver voluto partecipare al progetto e per avermi guidata in questo viaggio temporale nel mondo della fotografia analogica… non vi dico altro, altrimenti sveliamo tutte le sorprese!

Lo spettacolo inoltre riconnetterà la mia parte autoriale con quella da interprete: se infatti lo spettacolo, così come il disco, è composto da canzoni scritte da altri e cantate da me, il copione mi vedrà nuovamente con la penna in mano a cucirle tutte insieme.


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Biografia di Fabio Antonelli

Il suo mondo è la musica, l'altra musica, quella che non gira in radio. Dal 2005 scrive occasionalmente recensioni ed articoli per La Brigata Lolli, Il Tonnuto, Estatica, L'sola che non c'era, Bravonline. Dal 2010 entra a far parte della giuria che assegna le Targhe Tenco

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