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Marco Cantini: l’ascolto in anteprima del nuovo disco

Si intitola “Zero moltiplica tutto” il nuovo disco di Marco Cantini. E noi ve lo facciamo ascoltare in anteprima

Torna in scena la canzone d’autore impegnata e impegnativa di Marco Cantini, artista toscano che da anni ci ha abituato ad una forma dentro cui la lirica pretende un posto totalitario e centrale, non solo nel messaggio, quanto anche nella forma. Finalmente, direbbero molti, si torna ad un’espressione italiana che, per assurdo, “possiamo definire raffinata e per palati fini”… ma tant’è visto lo standard dentro cui la canzone moderna si attesta nel quotidiano. Si intitola “Zero moltiplica tutto”, quarto lavoro di inediti in uscita il prossimo 30 novembre per la label toscana RadiciMusic Records. Si rinnova quella formula di uomini e di forze che per Cantini par esser una confort zone di sicurezza ed equilibrio, si rinnova quel modo di produzione fatto in presa diretta con le registrazioni rapite ad un momento live di studio e poi raffinate nei piccoli dettagli, il tutto condotto dalle mani di Fabrizio Simoncioni nel novembre 2022 presso lo studio DPoT Recording Arts di Prato. E qui citiamo doverosamente Riccardo Galardini (chitarre elettriche e acustiche, viuhela), Fabrizio Morganti (batteria e percussioni), Lele Fontana (hammond, rhodes, piano, melodica), Gianfilippo Boni (piano, rhodes), Lorenzo Forti (basso elettrico). Ad essi si sono aggiunti “vecchi e nuovi” guests come Francesco “Fry” Moneti (violino elettrico e acustico), Claudio Giovagnoli (sax tenore/soprano), Carlotta Vettori (flauto traverso), Andrea Beninati (violoncello ed arrangiamento archi), Roberto Beneventi (fisarmonica), Priscila Helena Boaretti, Silvia Conti e Serena Benvenuti (cori).

Una forma canzone che questa volta si fa più accomodante, più attenta al fluire melodico arricchendosi di un suono che cerca anche manifestazioni di una rabbia viscosa, di un “rock” distorto ai bordi. Sarà un disco personale, di vita misurata sulle proprie ferite, sarà una scrittura che, come ci dirà lui stesso nella breve intervista che segue, una scrittura che prova a dare un significato alla mia esistenza: tutto ciò è alla base della mia unica e possibile concezione di Musica. E torna anche quel certo ricamo estetico: il CD sarà accompagnato da un libretto ricco di spunti e di analisi degli stessi brani oltre che alla mano artistica dell’artista Gianni Dorigo che firma la copertina e tutto l’artwork che corona un lavoro altamente curato sotto tutti i dettaglia, com’è abitudine per Cantini, com’è abitudini per la RadiciMusic di Aldo Coppola Neri.

Ci dedichiamo ad una bella chiacchierata con il cantautore toscano. Ma prima di tutto, a seguire, BRAVONLINE vi regala la possibilità di ASCOLTARE in ANTEPRIMA tre brani di questo nuovo disco di Marco Cantini.

“Zero moltiplica tutto”. Dunque Zero. Dunque un disco dentro cui si fa pace con la sconfitta?
Il titolo è tratto dal verso di una mia canzone, “In partenza”, che chiudeva il concept album “Siamo noi quelli che aspettavamo” legato al ’77 bolognese (uscito nel 2016): era la caduta di ogni speranza del professore precario, che alla fine lasciava tutto e cercava altrove – risvegliandosi bruscamente dal sogno – intonando nella fuga la sua resistenza. Banale dire che qualsiasi cosa o numero, quindi ogni sforzo o velleità di cambiamento, moltiplicato per zero si annulla sempre. Se poi si tratti di un azzeramento finale prima della catastrofe, o di un ripartire dalle macerie per tornare a costruire, è un interrogativo che mi piace lasciare in sospeso e sottoporre volentieri agli ascoltatori.

Con “Ballon d’essai” metti piede in una denuncia sociale poco accomodante. E qui il suono diviene quasi rock, quasi medievale nei riff. Si sta tornando a quel (para)fascismo?
Nel linguaggio giornalistico, i ballon d’essai sono lanciati dai politici per sondare l’umore dell’opinione pubblica (o del proprio elettorato). Tale brano nasce da un’invettiva di circa quattro anni fa, la nota richiesta di pieni poteri da parte dell’allora Ministro dell’Interno. Oggi possiamo constatare un moderno precipitato, adeguato ai tempi dell’età neoliberale, di ciò che questo paese ha tristemente già vissuto. Nella mia introduzione del libretto interno al CD, cito “Bifo” Berardi: probabilmente ha ragione nel ritenere che occorrerà vivere come alieni in un pianeta che non è più riconoscibile. Riguardo al suono della canzone di cui mi chiedi, quando l’ho scritta ho composto assieme anche la melodia del riff, che inizialmente avevo previsto in una forma più struggente, che immaginavo quasi fané, di profonda decadenza. Poi ha prevalso l’impronta rabbiosa, con la decisione condivisa dei suoni elettrici e distorti, che con i musicisti abbiamo ritenuto più adeguati al brano e all’intero disco.

Parliamo di produzione: torni a lavorare con vecchi amici, nuovi contributi… ma sempre una presa diretta alla base di tutto. Cos’è cambiato questa volta?
Non molto, in realtà. L’approccio all’album è stato lo stesso adottato per “La febbre incendiaria”: abbiamo definito gli arrangiamenti dei brani in una sola giornata di sala prove, dopodiché in tre giorni di studio è stata registrata ogni canzone in presa diretta, cantando e suonando tutti assieme come si faceva un tempo (“alla vecchia maniera”, come usiamo spesso dire). Tutto questo è stato possibile grazie ad eccellenti musicisti, ormai per me totalmente irrinunciabili: Riccardo Galardini, Lorenzo Forti, Fabrizio Morganti, Lele Fontana, Gianfilippo Boni e Francesco “Fry” Moneti. Un ringraziamento particolare va a Fabrizio Simoncioni del DPoT Recording Arts di Prato, sound engineer oltre che ottimo musicista che ci ha assistito perfettamente.

Parlaci della copertina che avrà questo disco: un panno a coprire, un taglio, forse uno squarcio, una ferita, una macchina del passato che molto sembra richiamare gli anni di lotta… e poi il rosso, il sangue, di questo “tutto”… ce la racconti?
La copertina è un’opera realizzata appositamente da Gianni Dorigo, un grande artista dal potente linguaggio espressivo, che ho ritenuto ideale per rappresentare con una sola immagine tutta l’opera. Si tratta chiaramente di una composizione con bandiere e manifestanti del passato: assieme al titolo, l’opera di Dorigo apre certamente ad una chiave di lettura che ci riporta all’attualità (quasi a chiederci amaramente: “oggi cosa è rimasto di tutto questo?”), che però – ci tengo a sottolinearlo – non strizza assolutamente l’occhio alla presunta caduta delle ideologie (che ritengo una grande sciocchezza, intollerabile anche per un cantautore).

A chiudere: cause ed effetti. Questo nuovo disco di Marco Cantini sembra ricordare le cause e decantarne gli effetti. Il titolo ha la forma di un cerchio chiuso. E sembra non esistere soluzione per uscirne. “Fiori” penso sia un altro manifesto di questo disco e di questo pensiero…
Citi un brano in cui ho riversato molto dolore personale. Ma la soluzione per uscirne non è in realtà un mio obbiettivo. Scrivere, per me, è una scelta che si colloca prima di tutto a livello esistenziale. In sostanza, anche attraverso la scrittura provo a dare un significato alla mia esistenza: tutto ciò è alla base della mia unica e possibile concezione di Musica.

Biografia di Redazione Bravo!

Bravonline nasce tra il 2003 e il 2004 frutto della collaborazione tra vari appassionati ed esperti di musica che hanno investito la loro conoscenza e il loro prezioso tempo al fine di far crescere questo magazine dedicato in particolar modo alla Canzone d’Autore italiana e alla buona musica in generale.

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