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Alessandro Ferretti: quando il cantautore si veste di pop rock inglese

Ecco l’esordio dal titolo “Basta Walter!”, ispirato a Paul McCartney e Brian Wilson

Eh si lo scenario è presto detto: pop rock inglese che in qualche misura (anzi direi quasi completamente ascoltando i suoni) prende diretta ispirazione dalle produzioni inglesi. E quindi tutte le derive (che partono e poi tornano agli eterni Beatles) sono ammesse… tutti i modi surf e quel certo gusto per il futuro con soluzioni anche digitali. Alessandro Ferretti fa il suo esordio con un disco interessante dal titolo “Basta Walter!” (le iniziali a richiamare il grande Brian Wilson) pubblicato per Elefante Rec.

L’importate è divertirsi… anche se siamo topi. Citando la tua
presskit: pensi sia un’urgenza del tempo moderno?
No, la prima vera urgenza è quella di svegliare la sensibilità emotiva e critica di buona parte delle persone, ma è pura utopia. Quello che intendevo io era più limitato al piccolo orticello delle proprie passioni e arti.

Che rapporto hai con il suono e la forma italiana della canzone
d’autore? Te lo chiedo perché ci sento molta scena inglese ovviamente…
Non ascolto tanta musica italiana, anzi ne ascolto proprio pochissima perché ammetto di avere molti pregiudizi anche sbagliati. Ho come l’impressione che in Italia ci sia l’usanza di prendere un mostro sacro della musica popolare del Paese e glorificarlo fino allo sfinimento senza mai metterlo in discussione. Credo che ogni tanto bisogna anche saper dissacrare, con rispetto si intende. Detto questo: De Gregori e De Andrè non mi piacciono per niente. Battisti e Morgan invece sì.

Però all’Italia chiedi di custodire le tue parole… come mai questo
”contrasto” di forma? Perché l’italiano e non l’inglese come sarebbe
stato ovvio attendersi?
Amo tanto un certo tipo di sonorità ma non voglio far finta di venire dalla periferia di Sheffield. Già mi è difficile trovare le giuste parole in italiano, se dovessi fare i testi in inglese suonerebbero tipo “the cat is on the table”.

E comunque è un disco che sembra venir fuori dai tempi lontani…
moltissime le soluzioni anni ’70. Come mai torni da quelle parti (se è
corretta la mia sensazione)?
Mi considero più vicino ai ‘60 che i ‘70 a livello di sonorità, però la sensazione è corretta. Scoccia anche a me dire frasi tipo “eh la musica una volta era meglio bla bla bla” però alle mie orecchie c’è qualcosa di veramente magico in quegli anni. Quella generazione di artisti è nata sul finire della seconda guerra mondiale in un mondo in bianco e nero e l’hanno colorato loro per primi. Se nell’anno 3000 si dovesse mai trattare l’argomento seconda metà del 20esimo secolo sui libri di scuola io sono abbastanza sicuro che verrà quantomeno menzionato l’impatto della “nuova” musica nata tra gli anni 50 e 60. Sicuramente non si parlerà del Roland Juno (provocazione a parte: gran macchina).

E quindi ci saremmo attesi anche un video, manco a dirlo, retrò…
arriverà?
Abbiamo fatto due video per due canzoni. Ma ti svelo un segreto dato che siamo in confidenza e sembra che mi possa fidare di te: a me piace fare musica principalmente in studio, quindi registrare. Suonare dal vivo mi provoca qualche stress di troppo ma una volta sul palco mi diverto anche. I videoclip odio farli , i contenutini video per i social odio farli e ancor di più non riesco a riguardarli una volta finiti. Mi dissocio da ogni videoclip con la mia faccia e la mia musica. Vuoi proprio sapere quando sarà il prossimo???? stay tuunned the summer is magic lalalala

Written by Redazione Bravo!

Bravonline nasce tra il 2003 e il 2004 frutto della collaborazione tra vari appassionati ed esperti di musica che hanno investito la loro conoscenza e il loro prezioso tempo al fine di far crescere questo magazine dedicato in particolar modo alla Canzone d’Autore italiana e alla buona musica in generale.

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