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Dario Cuomo: in lotta che la sera vince sempre

Si intitola “Vence sempe ‘a sera” il nuovo EP del cantautore campano

Il dialetto napoletano ha sempre quel fascino romantico, la sua teatralità, la canzone che si veste di tessuti e organze pregiate. Poi però se il suono si macchia di pop e di un drumming appena più digitale, il teatro diviene metropolitano, una scena neomelodica che, se interpretata con quella sofferenza “blues” della vita, il tutto emigra nei quartieri di periferia dentro il disagio e forme di degrado sociale. Sono etichette, sono maschere, sono cliché. È la strada automatica per fare un grosso buco nell’acqua. Dario Cuomo rimescola tutto questo e alla fine di “Vence sempe ‘a sera”, dopo 4 brani che rapiscono dall’inizio alla fine, è come se mi fossi ritrovato vestito a corte ma sul cemento di un centro commerciale di periferia, un cilindro in testa e poesia dentro le tasche. Confuso ma felice.

“Vence sempe ‘a sera” è il nuovo lavoro del cantautore di Avellino uscito per la Scrz Label di Saverio Tufano e distribuito da Altafonte Italia. La vita mette a dura prova, ci si ferma a medicare le ferite, a far di conto, ci si crogiola nel raccogliere i cocci ed è salvifica la prima istintiva soluzione di rinascita che vuol vedere una risorsa tutto quel che di brutto è capitato. Ma poi qualcosa cambia sempre… forse perché siamo noi ad aver bisogno di altre cose.
Cuomo dimostra due piccole ma preziosissime cose: una produzione di sintesi, acustica, di pochissime cose ma messe bene, puntuali, pulite e senza presunzione. “Vence sempe ‘a sera” è un ascolto pop d’autore trasparente, d’amore, di vita… non chiede altro e non cerca chissà quale futuristica innovazione. Eppure, Dario Cuomo in questa sintesi, dimostra una personalità fortissima.

E la seconda preziosa chicca è la voce: non saremo certo i primi a dirvi che la sua timbrica richiama tanto quel Damiano rock famosissimo al mondo ormai, lo ricorda per la viscosità che graffia ai bordi, nel colore e nella dannazione “blues” che poi, il nostro, va a cercare volutamente. Dalla title track che rapisce di bellezza nonostante si porti dietro l’ombra di un brano dei Måneskin – canzone che funziona tantissimo e che personalmente riascolto di continuo – alla successiva “Comm’ a nu lupo”: quando la voce cerca dinamiche spinte e tonalità alte, basta chiudere un poco gli occhi per immaginarsi la faccia del leader dei romani rock.
E poi la chiusa con i due brani “Napucalisse” e “Intimo” che a differenza della personalità dei primi due brani, questi virano dentro soluzioni decisamente più pop e trap (il primo) e neomelodiche (il secondo).

Dario Cuomo ha saputo starci dentro in questo piccolo disco che non stanca, non si svende, non fa il verso e se la gioca con umiltà anche dentro le ombre di etichette troppo ingombranti. Dario Cuomo ha sfornato un antipasto niente male. Ora aspettiamo la portata principale… e il nostro augurio (anzi la speranza) è che non svenda ai computer e alle mode questo certo modo cantautorale di restare semplice e (fino ad ora) riconoscibile.

Biografia di Redazione Bravo!

Bravonline nasce tra il 2003 e il 2004 frutto della collaborazione tra vari appassionati ed esperti di musica che hanno investito la loro conoscenza e il loro prezioso tempo al fine di far crescere questo magazine dedicato in particolar modo alla Canzone d’Autore italiana e alla buona musica in generale.

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