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Mateto Bonechi: l’eleganza di un’estate Jazz

Si intitola “L’estate spietata” il nuovo disco di Matteo Bonechi

Nel titolo ho usato un’etichetta Jazz e forse è una sintesi decisamente fuorviante. Ma forse è anche quella che più si accostava al suo porto sicuro. Matteo Bonechi racconta l’estate italiana tra maschere, allegorie e costumi sociali, un disco denso di ironie e spunti narrativi davvero potenti, quasi pasoliniani a tratti. Si intitola “L’estate spietata”: ed è un disco Jazz? Direi di no ma gli fa il verso e non poco… e non male direi. Fuma dal bassifondo alcolico e si riempie di aria fresca che in alcuni tratti sembra davvero di sentirla l’afa estiva che preme. Un bel viaggio, analogico, in presa diretta. Mettiamoci in ascolto…

È bastata un’estate per scrivere di questa estate spietata? O c’erano idee e scritture in cassetti antichi?
È bastato un brano da cui partire per scrivere gli altri, successivamente la scrittura si è sviluppata in pochi mesi seguendo il fil rouge del titolo, che altro non è se non un estratto di “satelliti rari”.

E che tipo di osservazione hai messo in campo per arrivare ad una tale sintesi?
Portare il termine “estate” oltre il concetto meteorologico significa attribuire allo stesso anche un significato interiore, legato all’esistenza, quindi pieno di sfumature.

Parlando del suono? La sintesi arriva anche li… anzi soprattutto li…
Abbiamo cercato di asciugare il più possibile sia l’arrangiamento che i suoni di questo disco, in contrapposizione a quanto fatto nei due lavori precedenti, Non che non apprezzi le preproduzioni, anzi, ma forse era il momento di slegarsi da quello che è diventato un modus operandi standardizzato.

Il cantautore che oggi torna ad una simile origine sembra quasi un manifesto di conservazione e di verità. Come a dire che l’elettronica del futuro va combattuta?
In realtà credo sia solo una questione di scelte e di gusti. Potrebbe essere una sfida arrangiare i soliti pezzi in veste elettronica, non vedo limitazioni a riguardo. Spesso si dà troppa importanza al “vestito” di un brano, quando “spogliandolo” e lasciandolo solo con la sua struttura armonico-melodica sentiamo che magari rimane una canzonetta molto più semplice di quello che mostravano i suoni e gli arrangiamenti.

E tu con il futuro che rapporto hai?
Personalmente ho un’idea circolare del tempo. Non c’è niente di perfettamente nuovo o inventato, il passato ritorna attraverso nuove interpretazioni, collage nascosti, ripescaggi. Per dirne una legata alle arti visive, c’è stato un periodo negli anni 2000 in cui lo “stop motion” sembrava la nuova avanguardia nonostante fosse nato prima del secolo scorso.

La parola di Matteo Bonechi nel futuro? Pensi che la lascerai libera di prendere nuove forme?
Ho un disco di elettronica che bolle in pentola…

Written by Redazione Bravo!

Bravonline nasce tra il 2003 e il 2004 frutto della collaborazione tra vari appassionati ed esperti di musica che hanno investito la loro conoscenza e il loro prezioso tempo al fine di far crescere questo magazine dedicato in particolar modo alla Canzone d’Autore italiana e alla buona musica in generale.

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