Il titolo non lascia scampo e lo uso a bandiera delle tante derive di stile che ormai si affidano alle macchine per la medriocrità di cui sono capaci. In questo disco, ogni suono è suonato e non ci sono vie di fuga e sconti di alcun tipo. Sono i Melty Groove, al secolo Edoardo Luparello (batterista), Alice Costa (bassista e cantante) e Carlo Peluso (tastierista). Facciamo girare “Free Hands” (mai titolo fu più didascalico), lavoro che gioca con i ritmi losangelini, si fa apolide e figlio di un mondo dove il suono e il ritmo sono il centro di tutto. Dalle tinte gospel alla fusion, dal pop alle viscosità underground. E poi Fabrizio De André: una rilettura in stile dell’intramontabile “Amore che vieni, amore che vai”.
Inevitabile per noi non soffermarci sull’omaggio e la rilettura di Fabrizio De André. Perché proprio lui, perché quel brano poi…?
“Rilettura” è un termine che ci piace molto, perché proprio come succede per i grandi classici della letteratura, anche l’opera di De Andrè porta in sé quel mondo che si presta a varie interpretazioni, in ottica postmoderna. Il nostro è un omaggio che prova a portare in una nuova dimensione il brano “Amore che vieni, amore che vai”, una dimensione anche un pò provocatoria. Abbiamo voluto unire concettualmente l’ultima parte della carriera di Faber (pregna di progressive rock e world music grazie alla collaborazione con la PFM) con uno dei suoi primissimi brani del 1966, come a chiudere un cerchio della sua carriera. Il risultato è stato molto apprezzato dal pubblico!
Parlando di improvvisazioni penso molto che sia frutto di una scelta nata per caso… o sbaglio? Quanto c’è qui di improvvisato?
Tutti i nostri live contengono una buona dose di improvvisazione! l’improvvisazione è il cuore della nostra musica e la parte che più ci diverte. Abbiamo un background molto “analogico” e questo ci porta a suonare in maniera libera in molti momenti della scaletta. Spesso succedono cose veramente imprevedibili.
E poi ancora: avete anche voi l’impressione che certe canzoni siano potenti qualunque faccia abbiano? Che funziona qualunque sia l’arrangiamento che si usa?
Si certo, la potenza della musica è che funziona “a strati”. Ci sono brani che spogliati di ogni arrangiamento funzionano benissimo e comunicano l’idea primordiale del compositore, altri invece vivono nel loro contesto di arrangiamento (penso ai brani più moderni di musica elettronica). Noi siamo nel mezzo perché abbiamo brani che suoniamo anche piano e voce, in modalità “unplugged”, ed altri invece che funzionano con un arrangiamento completo.
E questo non vi ha spinto a scrivere in italiano? Ci penserete in futuro?
Spoiler: stiamo scrivendo in italiano! Ormai chi ci segue dal vivo sa benissimo che in scaletta ci sono dei brani in italiano. Devo dire che ci diverte molto l’idea di giocare con le parole ma sappiamo quanto sia difficile.
Un disco di origine da cui prende ispirazione il suono e la visione dei Melty Groove?
Di dischi che ci ispirano ce ne sono veramente tanti, non basterebbe una lista lunga quanto tutta la storia della musica! Siamo ispirati dalle sonorità anni ‘70 e ‘80, abbiamo nel cuore Stevie Wonder, il blues, il progressive rock ma anche il pop, la world music e l’RnB. In questo disco c’è piu o meno tutto quello di cui siamo fatti, i nostri ascolti sin da quando eravamo bambini. Stiamo ricevendo molti feedback positivi proprio sul fatto che questo disco suona caleidoscopico e poco etichettabile.



