in ,

REMO REMOTTI – Canottiere

Ognuno ha il suo filosofo preferito.
Socrate, Engels, Marx, Platone, Machiavelli, Kant, Shopenhauer. Ad ognuno il suo.
Il mio è Remo Remotti.
Perché è spiccio, schietto, anche brutale. E parla di cose talmente vere che ti pare di vedertici dentro, come uno specchio dei nostri tic, delle nostre manie, delle nostre ossessioni, delle nostre paure.
Il sesso, il tempo, la guerra, la mamma, le donne, la proprietà privata, la televisione, le perette (“era così che mia mamma me lo metteva nel culo. Anzi…nel culetto.”), i Tampax, le seghe.
Remo nasce borgataro ma diventa subito artista a tutto tondo. Pittore, scultore, attore, poeta, e…canottiere. A farlo diventare “cantante” ci pensano due “non musicisti” come Emilio Loizzo e H501, in arte Recycle. E’ il 1997 e lui ha incontrato un po’ di gente, nella sua vita sregolata che ha già visto più di settanta capodanni: Nanni Moretti, i fratelli Taviani, Nanni Loy (del quale sposò la moglie Maria Luisa nel 1960, NdLYS), Carlo Verdone, Marco Bellocchio.
Recycle è dunque il barcone dentro cui Remo si nasconde per sbarcare sulle spiagge delle nuove generazioni. Lo fa da clandestino, senza averne consapevolezza eppure (Mamma) Roma Addio, uno dei suoi monologhi più celebri, sbarca nei club facendo diventare Remotti un personaggio di culto anche per il popolo alternativo che in quegli anni sta riempiendo le sale attirata dalle nuove musiche digitali, il trip-hop, il big beat, la jungle. Il tappeto elettronico steso sotto le imprecazioni di Remo sono perfette per fare breccia. Il Remotti cantante nasce lì.
Il suo primo disco esce tuttavia molto dopo, a ottanta anni suonati, raccogliendo 21 frammenti dei taccuini zeppi delle sue osservazioni sul mondo, su se stesso e sugli altri. Il pezzo con i Recycle è, ovviamente, il “singolo”, l’apripista. Ma quello che segue non è da meno, anche se ad accompagnarlo sono altri, ovvero la fida chitarra di Paolo Zanardi dei Borgo Pirano e il sampling di Giorgio Spada.
Ci sono momenti esilaranti. E, ovviamente geniali. Come Sesso e matematica dove, con due calcoli facili facili, si rivaluta il valore specifico delle seghe. Non quelle dei falegnami, quelle di tutti gli altri. Oppure Professionismo e non, dove si ridistribuiscono gli spazi tra lavoro ed hobby. Tra chi puttaneggia per l’uno e chi lo fa per l’altro. Tutto giocato con un’ abilità linguistica e arricchito da un uso del paradosso creativo, acuto, ingegnoso.
Anche quando si lambisce il territorio della parolaccia, non si tocca mai il triviale di bestie come gli Squallor. Perché è l’onestà politicamente scorretta di Remo a galleggiare su tutto, il suo sapore autentico da barbone un po’ coatto.
Come quelli che per un dollaro ti raccontano una barzelletta per le strade di New York. Solo che Remo te la racconta con tutta la forza espressiva tipica del romanaccio un po’ boccaccesco e, come quando ti alzi da Cencio dopo esserti sorbito per trentavolte che sei un procione e la dama che ti siede accanto una bocchinara, alla fine sei pure contento di pagare.
Poi ci sono le amare ma sempre aguzze e riflessive dissertazioni di Vita e Morte e Tempo (“voi correte…ma dove correte? Non sapete dove andare, e ci volete arrivare di corsa?”) e un mare di brani ispirati o dedicati alle sue donne, reali e presunte: Silvana, Mia, Rosa, Rossella, Antonella, Barbara o la Marcella di Tampax d’artista e qualche variazione sul “tema principale” come Me ne vado dalle cattive notizie, La Mamma o Me ne andavo da Roma. Oppure la bella visione artistica di Noi non riusciamo più a vedere.
Se state preparando il vostro consueto pacchetto di dischi da viaggio, lasciate a casa le pernacchie digitali dei Radiohead e le chitarre tritaballe dei Naam che tanto dopo venti minuti vi viene il voltastomaco, e mettete un disco che può farvi veramente compagnia. Dentro l’ abitacolo e dentro la vostra pancia.

Franco “Lys” Dimauro

Condividi

Biografia di Franco Lys Dimauro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Vota l'articolo!

Donna di Porto Pim. Una storia

“NO USA! NO UK! NOBRAINO!”