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Enrico Lombardi: il fuoco e la paura di essere se stessi

Eccolo il nuovo disco di Enrico Lombradi: esce per la KutMusic e si intitola “Niente paura, il fuoco”

È un disco potente quello di Enrico Lombardi, il nuovo lavoro di inediti ma anche il primo lavoro di una nuova rinascita. Si sfoga e si ferma a contemplare, si lascia andare dentro il gioco del rock e si ritrovare dentro tessiture folk moderne. “Niente paura, il fuoco” è anche un manifesto al sentirsi vivi per davvero, tematiche che spesso ormai ritroviamo nelle nuove scritture di questa musica italiana. Alla produzione artistica c’è Stefano Campetta che realizza un ricamo per niente scontato e confeziona un suono rigido, severo, austero per alcuni aspetti… la parola del cantautore abruzzese ha la forma del pop, non cerca chissà quale vezzo, piuttosto si lascia afferrare dalle abitudini quotidiane. È un disco vivo, vero, credibile… e il singolo “Tutto un casino” corre veloce per diventare, a gran voce, un punto fermo del disco e della percezione che abbiamo tutti di questa vita quotidiana.

La canzone d’autore che si veste di rock. L’Abruzzo in qualche modo rivive proprio in questo tempo i fasti di nuovi inediti di Ivan Graziani. Partiamo da qui: dal modo di cantare la tua voce, dal modo di fare rock… possiamo cercarlo e trovarlo un filo conduttore, una qualche prosecuzione?
Ivan Graziani è un cantautore che ho sempre amato, che rappresenta in maniera illuminante la possibilità di raccontare storie con il linguaggio elettrico del rock. Mi affascina l’idea che la mia musica derivi direttamente dai suoi insegnamenti, come credo valga per chiunque in Italia porti avanti il linguaggio rock nella canzone d’autore. Un filo conduttore credo possa essere la vita di provincia: la noia che ti porta a urlare di esistere con le proprie emozioni, a cercare l’arte e la creatività quando intorno hai il deserto. Pescara è una città immobile con sporadici sprazzi di luce, forse troppo brevi per innescare una reazione culturale a catena. Non come il fervore culturale delle grandi città: qui tocca direttamente a te inventare una scena, in uno scenario spoglio. Chissà che questo sentimento di rivincita culturale non l’abbia sentito anche Ivan nella sua Teramo.

E visto che giochiamo in Abruzzo, prima di addentrarci nel vero motivo di questo brano – sto parlando di “Tutto il Santo Niente” – esiste anche qui una timida citazione a Umberto Palazzo e al suo Santo Niente? O sono solo visioni mie…?
Il titolo della canzone cita un modo dialettale abruzzese di imprecare senza bestemmiare, ovvero “mannàggie lu Sànde nìnd”, sostituendo il “niente” al nome del santo per evitare di bestemmiare. Umberto Palazzo ha avuto la visione poetica di sceglierlo come nome del suo gruppo. Io mi sono limitato a sceglierlo come titolo della canzone, dopo averlo sostituito nel ritornello dove originariamente cantavo “…da tutta questa noia che mi dai”, per veicolare il mio disprezzo per i leoni da tastiera, per il nulla di chi giudica facilmente l’altro per affermare sé stessi, dimostrando zero empatia per la complessità umana. C’è anche dell’autocritica nell’ultima parte della canzone: io per primo sono consapevole di essere caduto in questo modo, povero e vuoto, di ragionare e comportarmi.

Poi il titolo: esortazione a tornare veri nelle passioni? Come a dire: non spaventatevi se avete passione, è normali, siamo umani… vero?
Pienamente d’accordo… Che bello leggere una sintesi così illuminante del titolo dell’album, grazie! Io per l’ufficio stampa c’ho messo diverse ore per scrivere una sinossi accettabile del titolo del mio album, “Niente paura, il fuoco”. Ecco, questo è proprio il senso, il filo conduttore delle canzoni dell’album: non spaventarti del tuo fuoco interiore, anche se ti porta a sbagliare… lo fai perché altrimenti significherebbe vivere senza respirare.

E da qui ci leghiamo a molte parti del disco come anche alla chiusa “ABC di un sorriso” come anche nella già citata “Tutto il Santo niente”: Enrico Lombardi con questo disco vuole combattere le automazioni umane che ci sta dando il futuro?
Uhm, non so se ho capito bene la tua considerazione alla base della domanda. Posso dire che “Abc di un sorriso” sicuramente parla della necessità di non abbandonarsi passivamente a stati emotivi chiusi, inquadrati, ma di aprirsi ad ogni esperienza che ci serba la vita ogni giorno, per non incorrere in quella che sento come depressione, intesa come incapacità di essere artefici della propria vita, con il grande sforzo emotivo che ne deriva. Ha a che fare anche con la “paura di svegliarsi immobile” che cito in una strofa di “Domus”, o con la confusione derivante dalla difficoltà di vivere il mio tempo in “tutto un casino”.

Un disco di istinto in tutto e per tutto. Ha senso se ti chiedessi quanta e che tipo di urgenza hai vissuto dentro?
Ha assolutamente senso. Il bisogno urgente di manifestare le mie paure e le mie emozioni, allo scopo di condividerle con l’ascoltatore, che credo poi sia il fine di ogni arte: condividere creando forti connessioni con la poesia, la musica, l’arte visiva. Un bisogno che, durante la scrittura delle canzoni, è cresciuto in me, accumulando lava al mio interno come un vulcano. “Scintilla n.1”, il brano che apre l’album, manifesta l’energia eruttiva di questo bisogno, in una lode alla musica come attore salvifico che mi difende e dà senso ai casini di questa vita.

Ha i colori accesi questo disco. È acceso anche nelle tonalità di scuro. Come nella copertina: sia che sulle prime, al primissimo impatto, sembra un cuore tutto l’insieme dell’immagine. Niente di più lontano forse… o forse, è un effetto che arriva puntuale dopo l’ascolto del disco e della sua energia… che ne pensi?
Splendida visione quella che hai avuto, del cuore percepibile da lontano… Ancora grazie! Hai reso esplicito un mio sentimento, soprattutto un sentimento poetico di Gianna Palucci aka @collagedistopici, l’artista che si è occupata di disegnare la copertina. Ringrazio tantissimo Gianna per essersi dedicata a questo lavoro: sono orgoglioso della sintesi visiva che ha saputo creare della mia musica, che si esprime magnificamente nel suo disegno della copertina.

Chiudiamo: hai curato moltissimo i video che troviamo in rete. E poi questo disco lo troveremo presto anche in vinile. Dunque il futuro ha ancora bisogno di oggetti ormai passati? Da cantautore, che responsabilità dai alla tua musica? Che cosa chiedi e cosa ti aspetti?
Le sensazioni di un disco materico, tangibile, credo siano qualcosa di difficile da descrivere alle nuove generazioni. Ha a che fare con i sensi della percezione: quando prendi un cd ma soprattutto un vinile, imprimi nella tua testa molteplici sensazioni che si uniscono in maniera indelebile all’ascolto di quella particolare musica, e nel tempo ne evocano il ricordo vivido: pensa all’odore della carta, alla sua sua ruvidezza al tatto, alla visione creativa di foto e testi a corollario della musica, al gesto di appoggiare la testina sul vinile, sul crepitio prima dell’inizio della canzone.. se poi bevi un buon bicchiere di vino, ecco anche il gusto che si mescola alla musica. Con l’avvento digitale tutto è diventato volatile ancor più che “liquido”: una quantità abnorme di musica, il più delle volte gratis, senza un’esperienza artistica intorno, pronta a cadere nell’oblio dopo cinque minuti. E’ cambiata proprio la percezione dell’ascoltatore, la fruizione dell’arte uditiva… Questa è la mia più grande paura, dal quale come artista che pubblica nei digital store non sono certo immune. Con la cover artwork, con i video e con le fotografie chiedo a me stesso di provare a creare una esperienza complessa intorno alla mia musica e al suo significato artistico, affinché altri possano vivere quello che io ho vissuto con gli album e le canzoni che ho amato e amo tuttora.

Biografia di Redazione Bravo!

Bravonline nasce tra il 2003 e il 2004 frutto della collaborazione tra vari appassionati ed esperti di musica che hanno investito la loro conoscenza e il loro prezioso tempo al fine di far crescere questo magazine dedicato in particolar modo alla Canzone d’Autore italiana e alla buona musica in generale.

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