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Francesco D’Agnolo: mescolando l’uomo a quello che c’è

Eccolo il disco d’esordio in solo piano di Francesco D’Agnolo: esce “Chronicles of Ephemeral”

Cosa sono le cose effimere di questo tempo? Sono domande che durano fatica a svolgersi nel breve tratto di una frase o di un pensiero. Eppure siamo tutti convinti che si vive un tempo futile di cose futili rese importanti, inevitabili, indispensabili per quasi la totalità dello spazio e del tempo concesso. Francesco D’Agnolo torna qualche passo indietro e ripensa alla collocazione del futile, dell’ordinario e dell’effimero. Che sia l’umana condizione, il sentire, il perdersi nelle emozioni il verso quid pluris dell’esistenza nostra? Ecco la chiave di lettura dentro cui perdersi all’ascolto di “Chronicles of Ephemeral”, un esordio ormai maturo di musica suonata, letta, inseguita e “rubata” agli ascolti.

Non sono un pianista ne ho cultura forgiata ad arte in merito eppure sono chiari i riferimenti miei: da Einaudi alle lezioni di piano in riva all’acqua dolce di Michael Nyman. Chi è questo correre e cosa ci porta questo ricamo ostinato di note di “Before the Journey”? O queste sospensioni – ostinate anch’esse – di “Cruel Comet”? Che la progressioni qui lascia il buio di riflessioni per farsi appena scherzose di un gioco comunque adulto. La fragilità della bellezza è il centro di tutto. La bellezza è fragile, l’esistenza lo è… lo saranno sempre le cose effimere, come dice la società senza accorgersi che sono esse le ricchezze da custodire con gelosia.

“Bellezza fragile” è il momento sospeso del disco, quasi una carola natalizia… e così scivola il percorso di questo disco sempre costellato di ostinati di ricami concitati, di ricorsività, di percorsi concentrici che tornano… la rinascita di “Birth” non si sottrae da questo dialogo, quasi una matrice di tutto l’ascolto. Non si sottrae a questo neanche “No Heroes” anche se l’evoluzione cerca una melodia quasi cantabile, quasi pop. Volevo raggiungere “Chaos” prima che finisse l’ispirazione di questa scrittura di getto. Tetra e casuale, unica improvvisazione, unica sperimentazione di sovraincisione. Chiude il disco perché il caos è esso stesso parte integrante e approdo finale dell’effimera umanità preziosa. “Chaos” eppure siede, riflette, in fondo non è pazzia o folle corsa verso un niente. “Chaos” è ciò che saremmo se solo misurassimo la vita di noi e non di cose che abbiamo. Siamo quello che abbiamo? Abbiamo coniugato l’esistenza in avere e non in essere? Il buon Fromm la direbbe lunga su questo…
Francesco D’Agnolo lascia decantare il pianoforte. Lo frulla, lo mescola, non lo rende innovativo… lo rende visivo. Non sono un pianista ma ho chiare in me la forma che ha il mio viaggio durante l’ascolto. Se sia un gran disco o meno non sono capace di dirlo. Avrei preferito registri altri per mescolare la narrazione. Di sicuro tutto somiglia alla copertina che c’è… mescolando l’uomo con quel poco che ancora riesco a capire di lui e del suo mondo.

Biografia di Redazione Bravo!

Bravonline nasce tra il 2003 e il 2004 frutto della collaborazione tra vari appassionati ed esperti di musica che hanno investito la loro conoscenza e il loro prezioso tempo al fine di far crescere questo magazine dedicato in particolar modo alla Canzone d’Autore italiana e alla buona musica in generale.

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