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“Gurfa”: il pregiato ricamo di Marilena Anzini

La canzone d’autore diviene apolide e ricca di preziosi dettagli nel nuovo disco di Marilena Anzini

Indagheremo meglio sul vero significato letterale di questa parola: gurfa. Ma in realtà quel che viene chiaro è che di questa parola occorre pescarne il suono, il senso spirituale, il prezioso dettaglio che ci regala quando si poggia all’interno di un contesto come quello che fa da corona al nuovo disco di Marilena Anzini. “Gurfa” si intitola, pillole (anzi manciate) di canzoni delicatissime, dove la voce è protagonista assoluta anche in queste volute firmate dalle coriste dell’ensemble vocale Ciwicè. Sembra quasi chiamare il calore di una pietra di antiche chiese irlandesi dentro cui un canto gregoriano diffonde una magia privata. E questo disco ha la forza di trascinarci ovunque che non sia costruito e pre-fabbricato dal cemento. Acqua, vita, dettagli piccoli, piccolissima quiete.

Un disco che par giungere da una fiaba. La vita per te è una fiaba? E che tipo di fiaba?
Direi che questo album, più che da una fiaba vera e propria, arriva da uno sguardo diverso sulla realtà, che ho purtroppo ben presente. Non scrivo canzoni per cercare rifugio o vie di fuga dalle ombre che incombono sulle nostre vite (guerre, crisi climatica, incertezza sociale, individualismo ed aggressività dilagante…), piuttosto, quando scrivo, socchiudo gli occhi e cerco di vedere oltre quello che ci circonda: aspetto di scorgere un bagliore, anche se piccolo, da cui poter partire per non farmi sopraffare dall’impotenza e dallo sconforto. Spesso lo trovo nella contemplazione della natura, o in una riflessione spirituale…cerco oro anche dove sembra non esserci nulla di luminoso. Il processo di scrittura diventa così per me un vero e proprio nutrimento per l’anima, un momento di riflessione e di raccoglimento che mi permette poi di affrontare la realtà con più lucidità, con più fiducia e speranza. Se quindi dovessi proprio scegliere una fiaba da associare alla mia musica, sceglierei Alice nel paese delle meraviglie: scrivendo mi tuffo completamente in una realtà ‘altra’, ma con lo scopo di ritornare, cambiata e rigenerata, nella vita reale.

“Gurfa” sembra anche un prezioso ritrovato dentro un’antica cassapanca della soffitta. C’è molta antichità dentro… che tempo ha questo disco?
Credo che le tante voci presenti in questo album evochino molte sensazioni diciamo così ancestrali. La voce è il primo suono con cui si è fatta musica, ma non ha a che fare solo con la musica: la voce cantata la ritroviamo anche nelle antiche pratiche terapeutiche -pensiamo agli sciamani – e nelle preghiere di molte religioni – canto gregoriano, mantra…- per contattare il divino. Credo che cantare sia molto più che un’attività espressiva o artistica: quando cantiamo tutto il nostro essere -a partire dal corpo – entra in vibrazione per simpatia e si genera un’energia sottile che attraversa tutto il nostro essere, sciogliendo tensioni e rigenerandoci. Inoltre il canto è sempre stato un mezzo di socializzazione e ha accompagnato la vita dell’umanità in ogni momento, tanto che nel vastissimo repertorio del canto popolare di tutto il mondo troviamo canti di lavoro, di matrimonio, lamenti funebri, canti d’amore e altri di protesta…ce n’è per tutte le occasioni! Cantando insieme ci si consolava, ci si faceva forza, si festeggiava: tutto ciò contribuiva a consolidare i legami sociali, a creare relazioni e comunità. Ultimamente invece, almeno nel mondo occidentale, tutte queste dimensioni (terapeutica, sacra e sociale) del canto si sono un po’ perse ed è un vero peccato. Forse ne sentiamo nostalgia…e forse in “Gurfa”, con tutte le voci e gli arrangiamenti corali eseguiti dalle Ciwicè, c’è qualcosa che le richiama. Forse è questa la ‘preziosa antichità’ di cui parli…chissà? Uno dei complimenti più belli che ho ricevuto alla fine di un concerto: ‘Sai che la tua musica mi ha fatto venir voglia di cantare?’ Ricordo di aver pensato con un sorrisone: ‘Missione compiuta!’.

L’aspetto vocale giunge a corona e a completamento di queste come di altre sensazioni. La ricchezza della loro potenza ci fa andare oltre i soliti stilemi di canzone d’autore. Da dove prende origine questo tuo modo di pensare alla voce?
Da molti anni mi dedico alla ricerca e all’approfondimento di tutto ciò che riguarda il canto: come ho già detto è l’elemento musicale che più di ogni altro ha attirato la mia attenzione. In particolare ho approfondito la relazione che c’è tra il suono della voce e il corpo con una disciplina dolce che si chiama Funzionalità vocale, un lavoro che sviluppa la percezione sensoriale, migliorando la relazione con la propria voce e con sé stessi e favorendo una maggior conoscenza di ciò che accade nel corpo durante l’emissione vocale, sviluppando così una voce più libera e ricca di armonici. L’altro ambito che ho esplorato e che continuo a praticare è l’Improvvisazione vocale, cioè la creazione di musica estemporanea con il solo uso della voce. Non si usano nemmeno le parole ma solo suoni, sillabe, vocali e linguaggi inventati: è una pratica molto liberatoria e gioiosa e trova la sua massima espressione quando la si pratica in gruppo come nelle famose Circle songs del grandissimo Bobby McFerrin e dalla sua Voicestra. E poi nel mio lavoro d’insegnante mi occupo anche di canto corale e sono sempre in ricerca e in ascolto di canti di tutto il mondo: è un’altra mia grande passione. Ecco, tutto questo background è confluito nella mia scrittura e ha incontrato le mie canzoni rendendolo un po’ diverse dal solito: mio marito (Giorgio Andreoli, che è anche il produttore di “Gurfa”) mi prende in giro dicendo che ‘sento le voci’, ma è proprio così! Quando finisco una canzone e la riascolto, è come se mi si accendesse una radio dentro e sento le voci da aggiungere…

Marilena Anzini, il suo secondo disco… che donna e che artista stai diventando?
Sicuramente sempre più curiosa e collaborativa: credo anche di essere diventata sempre più fiduciosa, meno preoccupata del risultato e più immersa nel processo creativo. Mi piace tantissimo collaborare con altri artisti e infatti in “Gurfa”, oltre alle Ciwicè, ci sono numerosi ospiti che hanno contribuito con il loro ‘tocco’ personale alla produzione dei brani (Michele Tacchi, Fiamma Cardani, Oskar Boldre, Giovanni ‘Giuvazza’ Maggiore, Giulia Monti, Michele Fiarè). È un lavoro corale nel senso più ampio del termine, ma più che fare la direttrice e dare delle indicazioni precise, amo offrire uno spunto e poi lasciare libertà di espressione: adoro farmi sorprendere. Ed è una cosa che succede anche nel momento della scrittura del brano…cerco di farmi sorprendere da me stessa, e se c’è qualcosa che al primo ascolto mi sembra ‘strano’, gli vado dietro perché quasi certamente mi porta a trovare qualcosa di interessante. C’è poco da programmare, è molto più questione di ‘accogliere e farsi portare’: in questo l’Improvvisazione è davvero una grande maestra.

Pescando dal video di lancio… esiste una connessione tra i numeri e la vita? In fondo il caso esiste?
Io credo proprio che i numeri e la vita abbiano una relazione e credo che Luisa Raimondi, nel video di Belli numeri, l’abbia raccontato molto bene, con grande sensibilità e maestria. In fondo tutte le leggi fisiche che governano la vita del nostro pianeta sono riconducibili a formule e a numeri: pensiamo alla semplice legge di gravità per esempio, o alle molecole di cui siamo fatti che hanno delle formule chimiche contenenti numeri e proporzioni. Di solito, pensando ai numeri, viene in mente il loro aspetto un po’ freddo del calcolo razionale, ma in realtà i numeri hanno delle aperture molto più affascinanti, addirittura poetiche! Non ricordo purtroppo in quale libro, ma ricordo di aver letto che in un’antica popolazione asiatica, la parola ‘saggezza’ veniva definita così: ‘Prova mentale che due per due fa sette e mezzo, meno tre e qualcosa’. Bisogna accettare insomma che non possiamo calcolare proprio tutto, ma anche in questo i numeri ci aiutano: c’è il numero ‘infinito’, l’otto rovesciato, che può aiutarci quando di notte vogliamo contare le stelle sopra di noi; o il numero d’oro (1,618…più un’infinita serie di decimali) che è una proporzione presente nelle conchiglie, nei fiori, negli alberi e anche nell’essere umano…praticamente ovunque in natura. È chiamata proporzione aurea e viene usata anche nell’arte (architettura, pittura, fotografia…) perché è legata a tutto ciò che a noi risulta bello. Anche la bellezza ha quindi un numero, e che cosa sarebbe la vita senza bellezza? I numeri insomma sanno oscillare tra intelletto e poesia, tra finito e infinito, tra musica e fisica, tra calcolo e incanto…non so se esista il caso, ma di sicuro c’è una grande intelligenza che innerva la vita di tutti noi e tutto ciò che ci circonda, e i numeri ce la fanno intuire: sono proprio bellissimi!!

Biografia di Redazione Bravo!

Bravonline nasce tra il 2003 e il 2004 frutto della collaborazione tra vari appassionati ed esperti di musica che hanno investito la loro conoscenza e il loro prezioso tempo al fine di far crescere questo magazine dedicato in particolar modo alla Canzone d’Autore italiana e alla buona musica in generale.

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