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“Something (you don’t need)”, un duetto con Nobody

“Something (you don’t need)” è l’ultimo singolo dei SOLO, il progetto solista del musicista italiano Giuseppe Galato, cantante e chitarrista della band psichedelica GianO e della band punk ‘n’ roll The Bordello Rock ‘n’ Roll Band.

La canzone malinconica e introspettiva, un duetto, è una fusione di indie pop, dream-pop, synth-pop e dance, che alla fine trascende i generi da cui attinge.

Dopo la elektronische musik di “Stati emozionali” e la psichedelia di “Don’t shoot the piano player (it’s all in your head)”, “Something (you don’t need)” mette in mostra un’ulteriore gamma dinamica nel songwriting di SOLO.

Chitarre acustiche e chitarre elettriche, sintetizzatori, due bassi, un e-bow, arpeggiatori programmati digitalmente e un tamburo continuo, formano la struttura intorno alla consegna vocale di SOLO che si intreccia con la voce di Nobody. Il risultato è un dialogo intimo, a volte eseguito in risposta, a volte lavorando insieme in armonia

“La canzone, fin dall’inizio, è stata concepita per essere cantata con due voci, una maschile e una femminile. Quello che cercavo era una voce sottile, a volte infantile, ma allo stesso tempo adulta, sensuale: nessuno interpretava perfettamente il pezzo, come l’avevo già immaginato dal momento in cui l’ho eseguito da solo”

“Qualcosa (non serve)” si pone come una dura critica all’aspetto sociale del “mantenere le apparenze”, che ci spinge a dover essere sempre esteticamente “perfetti”, secondo canoni prestabiliti, che comporta una graduale perdita di individualità, della propria personalità e unicità, a favore di un “conformismo estetico” che fa di un individuo una copia dell’altro. Questo concetto è illustrato anche sulla copertina del singolo.

“Nella copertina, la testa del manichino simboleggia la perdita di personalità derivata da un atto conformista, mentre le parti del viso, dei capelli, degli occhi, della bocca, incollate sul volto impersonale e vuoto, rappresentano il tentativo fallito di trovare la propria personalità usando parti del corpo degli altri, per influenza esterna e non per propria scelta, nel tentativo di emulare personaggi eretti a modello dalla società, una società che ci fa percepire come irraggiungibili, proprio per ricordarci dov’è il nostro posto; sullo sfondo, o sul fondo”.

Il video che accompagna il brano, diretto da Alberto Cammarano ed eseguito da Giulia Sarubbi, riprende e sottolinea il concetto.

“Una ragazza, che non riusciamo mai a vedere del tutto in faccia, si trucca prima di uscire in una Milano alienante. Alienanti come le grandi città, dove l’individuo si perde nella folla e tra i grattacieli, diventando uno in mezzo a tanti, un prodotto della società in cui vive, un ingranaggio in una macchina che vuole che tutti noi siamo insicuri, per poi poterci “rassicurare”. Alla fine, cerchiamo di essere esteticamente “perfetti” per non sentirci inadeguati a un mondo che vuole farci sentire inadeguati; un mondo che ci rende insicuri per poterci manipolare più facilmente e, allo stesso tempo, spingerci a riempire quel senso di inadeguatezza attraverso ciò che gli altri hanno deciso può in qualche modo renderci soddisfatti”.

Registrato interamente da SOLO al Bordello Rock ‘n’ Roll Studio e mixato e masterizzato da Edoardo Di Vietri all’Hexagonlab Recording Studio, “Something (you don’t need)” è il secondo singolo, dopo “Don’t shoot the piano player (it’s all in your head)”, dal prossimo album “L’importanza delle parole (canzoni d’amore, anticapitalismo e malattia mentale)”

Biografia di Gloria Berloso

Gloria Berloso nasce a Gorizia il 17 dicembre 1955. Dal padre viene indotta fin da piccolissima all'amore per la musica e la danza, che rimangono le sue grandi passioni. Tra il 1965 e il 1975, la musica Rock ha un ruolo importante per la sua formazione ed uno stimolo per conoscere e ascoltare i dischi più rari. Agli inizi degli anni '90 per pura passione scopre la predisposizione di stare in mezzo ai musicisti, organizza concerti e approfondisce la conoscenza della musica Folk, soprattutto americana. In uno di questi eventi nel 1998 incontra il musicista di fama mondiale Ricky Mantoan con il quale si consolida un rapporto artistico successivamente. Vissuta nell'ambiente artistico torinese per 10 anni impara a suonare vari strumenti, in particolare l'Autoharp e studia canto. Promuove la musica con concerti, dischi, articoli, saggi, recensioni, libri e collaborazioni artistiche internazionali. Collabora con Bravo dal 2009.

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