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Mancino: ascoltando “L’allergia delle cose che ho amato”

Disordine Dischi firma il nuovo disco del cantautore partenopeo

Napoli nel nostro immaginario è anche teatro di un romanticismo dal fortissimo peso poetico. Di quella dannazione quasi blues che poi alla fine significa anche tantissima tenerezza e morbidissima quiete, in contrasto con i contorni rudi e – sempre nell’immaginario – violenti. E Mancino sa bene come farci innamorare dentro canzoni pulite, dal pop trasparente e sereno di una pace raggiunta probabilmente con l’accettazione. Un titolo forte come “L’allergia delle cose che ho amato” porta con se anche il dono del saper “lasciare andare” tanto da poter riguardare il passato come fosse un film che ormai non ci appartiene. Un disco sincero…

La parola. Partiamo da qui con un cantautore di questo nuovo tempo digitale. Per te la parola che peso ha?
Le parole sono importanti diceva Nanni Moretti e sono pienamente d’accordo. Le parole sono importanti dato che veicolano le nostre idee,le nostre emozioni. La canzone è la massima espressione della potenza della parola stessa, attraverso la poetica e alla tecnica le parole riescono a dare forma alle emozioni che giacciono nel profondo.
Hanno una potenza impattante e nel momento storico in cui viviamo sembra aver perso la sua importanza. Le parole ci definiscono e definiscono ciò che siamo ed è importante non dimenticare che è la capacità che ci distingue dagli animali, anche se spesso e volentieri dimostrano tratti di umanità che noi abbiamo perso.

Le cose si amano anche nel tempo che cancella memorie ed emozioni. Oppure secondo te si amano solo quando ne hai contezza e “possesso”?
Partirei col dire che il binomio amore e possesso non possono coesistere nella stessa frase, per me. Si ama ciò che ci fa stare bene, o meglio l’idea e le sensazioni che questo cocktail di ormoni ci regala. Il compito della memoria è quello di custodire queste sensazioni. È anche vero che molto spesso come metodo di autodifesa la memoria cancella, trasforma, modifica. L’amore nel tempo si evolve, matura, si cristallizza diviene una certezza, un fondamento.

Dentro “Una verità”. indaghi il concetto di libertà che secondo me somiglia molto a quanto detto poco fa. Essere libero anche senza convenzioni e convinzioni… per te cos’è la libertà?
La libertà è essere autentici e essere fedeli a se stessi. Viviamo in un mondo in cui l’apparire vale molti di più dell’autenticità. Abbiamo una scaletta da seguire, obblighi da rispettare, viviamo con lo sguardo proiettato verso l’altro come se fosse un giudice pronto a giudicare la nostra vita. Sarebbe necessario ogni tanto fermarsi e chiedersi se tutto quello che stiamo facendo, che stiamo sopportando, che stiamo vivendo è in funzione alle nostre volontà o a quelle degli altri.
Bisognerebbe chiedersi “IO cosa voglio? Lo sto facendo per me? “, questo è quel sano egoismo che molto spesso non ci insegnano e per questo si rischia di sfociare nell’eccesso.

In tutto questo “Colpa del mondo” sembra partire come “Blackbirds” e i Beatles, e Battisti e anche Baccini se vuoi non sono ombre tanto lontane per questo disco… sbaglio?
Negli anni ho ascoltato tutti e tre. Ma sono anche altre le reference,in “Colpa del mondo” c’è da Pino Daniele a Daniele Silvestri ad Alicia Keys ai King of Convenience. Però forse i Beatles sono stati un po’ più importanti per il resto del disco,come in “Menomale”o “L’allergia”. Poi io ho adorato tutto il cantautorato Genovese,Baccini è grande esponente,che in parte mi ricollega a Battisti.I miei primi ascolti sono stati di questo genere. E mi sono formato ascoltando quella musica lì.

Il cantautore oggi che ruolo e che senso ha ancora?
Questa domanda per me si ricollega al discorso dell’importanza della parola. Chi fa musica ha un ruolo sociale molto importante dal momento che la descrive ma soprattutto la modifica. La musica nello specifico, ma l’arte in generale, nei secoli ha avuto il gravoso compito di descrivere il presente, smuovere le coscienze e proiettare il futuro.
Ad oggi soprattutto per quanto riguarda lo smuovere le coscienze sembra veramente che siano in pochi a riuscirci. Quello che tutti definiamo il cantautorato e la canzone “impegnata” negli anni passati occupava un ruolo socialmente importante e rilevante. Apriva menti, dava spunti di riflessione, diffondeva idee; era infatti portavoce di battaglie sociali.
Ad oggi sembra tutto essersi annichilito, si è ridotto tutto a personaggi dalle belle facce che promuovono il loro stile di vita. Sarebbe necessario un ritorno a quella autenticità umana e letteraria.

Abbiamo tutti paura di restare soli?
L’essere umano è sociale, non è fatto per la vita solitaria. Ci sono dei momenti dove necessariamente dobbiamo ritiraci, per stare in ascolto di noi stessi per investigare quelli che sono veramente i nostri bisogni Il restare soli ci porta a scoprirci deboli, bisognosi di aiuto e di compagnia. Questo essere cosi vulnerabili aumenta in noi la paura.

Biografia di Redazione Bravo!

Bravonline nasce tra il 2003 e il 2004 frutto della collaborazione tra vari appassionati ed esperti di musica che hanno investito la loro conoscenza e il loro prezioso tempo al fine di far crescere questo magazine dedicato in particolar modo alla Canzone d’Autore italiana e alla buona musica in generale.

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